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Moby Prince. Commissione: non fu nebbia a provocare tragedia. Si potevano evitare morti

Per la Commissione parlamentare d’inchiesta la tragedia del traghetto Moby Prince, che la sera del 10 aprile 1991 costò la vita a 140 persone, non fu a causa della nebbia. Duro il giudizio anche sull’efficienza dei soccorsi.

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Il relitto del Moby Prince

«La Commissione non concorda con le risultanze cui è pervenuta all'autorità giudiziaria in esito ai vari procedimenti che hanno riguardato la tragedia, in particolare dissente sulla riconducibilità della tragedia alla presenza della nebbia e alla condotta colposa, in termini di imprudenza e negligenza, avuta dal comando del traghetto Moby Prince». È quanto si legge nella relazione finale della Commissione d'inchiesta sulle cause del disastro della Moby Prince. «La presenza di nebbia, nelle fasi antecedenti e immediatamente successive alla collisione- si sottolinea- non è stata infatti confermata né dai numerosi testimoni oculari dello scenario, né dai documenti acquisiti sulle condizioni meteo, né dalla documentazione video riguardante i momenti immediatamente successivi all'impatto. La nebbia non ha avuto, come già più volte annunciato nel corpo di questa relazione, alcuna incidenza sul verificarsi della collisione. La nebbia, di contro, ha immotivatamente costituito una, se non la principale, causa di giustificazione del conclamato caos organizzativo che ha contraddistinto la fase dei soccorsi coordinati dalla Capitaneria di Porto».

«La commissione ritiene che non siano stati prestati i soccorsi dovuti al traghetto Moby Prince. L'analisi della loro organizzazione ha portato la commissione a confermare un giudizio di mancato coordinamento e di sostanziale assenza di intervento nei confronti del traghetto Moby Prince», si legge ancora nella relazione.

«La normativa - è scritto - attribuiva alla capitaneria di porto precise e ineludibili responsabilità nelle scelte e nella gestione dei soccorsi. Sin dai primi minuti la Capitaneria avrebbe dovuto valutare la gravità della situazione e decidere se le forze disponibili sono sufficienti e attivarsi nella ricerca della seconda nave. Le informazioni disponibili anche solo dall'Avvisatore marittimo e tra i piloti del porto potevano consentire alla Capitaneria di individuare nell'immediato il traghetto con l'ultima nave uscita e che non rispondeva agli appelli. Inoltre la capitaneria, in termini di mezzi e cultura della sicurezza, non era in condizioni di affrontare in maniera consona un tale evento, era priva di strumenti adeguati, come un radar, che invece sembra essere stato disponibile tra i piloti ed era impreparata in conclusione ad un tale livello di complessità di soccorso. Durante le ore cruciali la Capitaneria apparve del tutto incapace di coordinare un'azione di soccorso e non venne dato un ordine nè una priorità di azione attraverso i canali radio riservati all'emergenza. Alla luce dei dati acquisiti, i tragici effetti sulla vita di almeno una parte delle persone a bordo sono stati determinati dalla sostanziale abdicazione delle autorità responsabili rispetto ad un'efficace funzione di soccorso pubblico in mare. Questi elementi in parte già noti nel percorso di indagine e in quello giudiziario, non hanno costituito elemento di reato perché è stata assunta come valida la valutazione sui tempi brevi di incapacitazione o morte, vista l'impossibilità di trovare un nesso di causalità tra condotta ed eventi».

Fonte: Agenzia Dire
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