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«Nuova Cesat», storia di una cooperativa tradita dalla banca «amica»

In una conferenza stampa, tenutasi oggi all'Hotel Albani di Firenze, i soci della cooperativa «Nuova Cesat» hanno spiegato come si è arrivati al fallimento dell'azienda che stampa molte testate in Toscana, tra cui il nostro settimanale.

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La rotativa della Nuova Cesat dove è stampato Toscana Oggi

Il 29 ottobre 2014 il Tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento della cooperativa Nuova Cesat, l'azienda dove viene stampato anche il settimanale «Toscana Oggi».

Quando nacque, l'11 dicembre 1986, nella sede di via Faenza, a Firenze, in Toscana era l'unica rotativa che non fosse di proprietà di un grosso gruppo editoriale. Il progetto era di porsi al servizio della piccola editoria e dare voce a chi altrimenti non avrebbe potuto averla. Cominciò a stampare di tutto, dai giornali di quartiere ai settimanali diocesani (sia «Toscana Oggi» che «La Vita» di Pistoia), da quelli dei sindacati a quelli dello sport locale, fino a stampare un foglio anche dei senza fissa dimora.

Nata da 12 soci fondatori, che rilevarono la rotativa della vecchia «Cesat», nel tempo - ­ con lo spostamento nei capannoni di via Bruno Buozzi, all'Osmannoro ­- era arrivata ad oltre trenta e ad un fatturato annuo di 6 milioni di euro, grazie anche alla partnership con aziende come la Coptip di Modena e la Giunti Industrie Grafiche. Ad un certo punto fece anche il «salto» al giornale quotidiano, accettando una sfida impegnativa, che implicava tre turni di lavoro per una produzione a lavoro continuo.

Il «declino – hanno spiegato oggi in una conferenza stampa il presidente Fabrizio Toti e il vicepresidente Renato Pacca – è arrivato con la seconda metà degli anni 2000», quando «il target è letteralmente impazzito». Era il momento «del grande scontro tra i colossi dell'editoria Corriere e Repubblica che uscivano in edicola con i giornali a colori (il cosiddetto full color). La pubblicità tendeva a imporre solo immagini a colori, costringendo tutto il settore a fare enormi investimenti, senza una reale contropartita; anzi, questo fatto si è poi rivelato un boomerang facendo aumentare solo i costi» e costringendo i colossi nazionali della stampa «che avevano investito milioni di euro in nuovi macchinari, a rastrellare tutto, piccole testate, riviste anche di tremila copie, volantini della grande distribuzione, abbassando le quotazioni pur di alimentare macchinari da ammortizzare».

Per la cooperativa Nuova Cesat il mercato si ridusse. Poi ci fu la batosta della chiusura di due testate - «Il Giornale della Toscana» e «Metropoli», finite sotto inchiesta per aver percepito illegalmente i finanziamenti del fondo per l'editoria (e l'inchiesta per un po' bloccò anche i conti correnti della Nuova Cesat, che pure aveva solo il suo lavoro di stampatore). Una vicenda che si portò dietro, oltre alla perdita di un'importante commessa di lavoro, anche un buco di circa un milione di euro per fatture mai saldate. «Abbiamo fatto quadrato – spiega Fabrizio Toti, che pur raggiunta la pensione aveva accettato di guidare ancora la cooperativa – abbiamo utilizzato ogni forma di ammortizzatore sociale per ridurre il personale senza dover ricorrere a licenziamenti». I contratti di solidarietà, già al 30%, stavano per arrivare al 50%, pur di tenere tutti occupati. Ma i sacrifici dei soci lavoratori sono stati vani. Una banca che pure era stata scelta perché da sempre vicina al mondo della cooperazione, la Unipol, ha preferito far chiudere l'azienda, che nonostante le difficoltà aveva ancora lavoro e dava da vivere a 20 famiglie, per rientrare di un mutuo da 400 milioni, di cui 270 erano garantiti da FidiToscana. Paradossalmente proprio quella cifra garantita, che poteva incassare subito, ha convinto la banca a togliere l'ossigeno e chiedere il fallimento.

Quello della Nuova Cesat è un caso emblematico di come in Italia sia sempre più difficile fare impresa. Quando è stata dichiarata fallita aveva ancora commesse per due milioni di fatturato annuo e più di 300 mila euro in cassa. Il settore editoriale è in crisi e tutta la filiera ne risente.

Basta guardarsi in giro per vedere edicole che chiudono. Ma chiudono anche le cartiere e tante attività dell'indotto. Il governo sta riducendo a briciole i contributi per l'editoria (quest'anno saranno un quarto del 2013, quando già erano il 60% dell'anno prima) con la conseguenza di far chiudere tante piccole testate, che garantivano il pluralismo dell'informazione. Nonostante questo, la Nuova Cesat di lavoro ne aveva ancora e se ne è accorto il liquidatore nominato dal Tribunale, che infatti ha concesso l'esercizio provvisorio. In pratica le rotative girano ancora, seppure con una forza lavoro ridotta. Poi, in tempi brevi, si dovrebbe arrivare ad un'asta pubblica per collocare tutta l'azienda. La riunione dei creditori è già stata fissata per il 10 febbraio. I vecchi vertici della cooperativa sono ottimisti. Sembra che alcuni imprenditori locali siano intenzionati a rilevare l'azienda, riassumendo anche buona parte dei lavoratori, almeno quelli più giovani. Ma per ora sono solo ipotesi, anche se definite «concrete».

Nel frattempo il settimanale «Toscana Oggi» continua ad essere stampato nelle rotative della ex-cooperativa. Soluzioni alternative sono già state studiate per garantire in qualsiasi momento l'uscita del settimanale. Ma la speranza è che la situazione si risolva e che Toscana Oggi continui a uscire ancora da quelle stesse rotative all'Osmannoro. Soprattutto per i lavoratori e le famiglie della ex-cooperativa alle quali siamo legati da un rapporto di stima e di amicizia, maturato negli anni.

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