Toscana

Più insicuri anche in casa senza una cultura della legalità

di Giuseppe Anzani

Mi scopro a pensare per la prima volta, con stupito malincuore, se mi convenga mettere all’uscio di casa una porta blindata. Con quel che si legge nelle cronache, la pubblicità sulle lamiere d’acciaio, sbarre e chiavistelli sembra una promessa di sicurezza che seduce. Ma ne ho malincuore e inquietudine, e quasi segreto rossore se ripenso alla casa dove ho trascorso l’infanzia, in un borgo contadino, dove a nessuno sarebbe mai passato per la testa che ci si potesse introdurre da ladri nelle abitazioni altrui.

L’uscio di casa si serrava di notte. Di giorno, anche quando ci si allontanava, la porta restava accostata, e sul tavolo la bottiglia vuota del latte, con gli spiccioli accanto, attendeva che il lattaio passasse a prenderla insieme al denaro, lasciando la nuova bottiglia. Sull’aia, e in certi angoli assolati delle stesse strade, ricordo i teli sui quali veniva disteso il grano ad asciugare; nessuno mai ne avrebbe spostato un chicco, che non gli appartenesse. Una cultura povera, umile e sapiente; la certezza di un affidamento reciproco, più che di un reciproco controllo sociale. Un clima «timorato» nel senso di un rispetto quieto e persuaso, di una onestà che era il succo della vita condivisa.

Leggo ora che la società è divenuta non più timorata, ma «timorosa», che la fiducia è scomparsa, che la paura ci è compagna quotidiana, che il sospetto ci fa trepidare, che le difese moltiplicate sono il dazio amarissimo di una insicurezza che ci si è piantata un po’ per volta nel cuore. Nel Rapporto sulla criminalità in Italia, recentemente diffuso dal Ministero dell’Interno, è questo che mette la più acuta inquietudine, più delle cifre dei reati, delle rapine, dei furti, della criminalità diffusa e crescente che ci assedia, e che a torto qualcuno si ostina a chiamare «minore» (anche se ovviamente diversa dalle violenze e dal sangue) perché contiene essa stessa una subdola endemica violenza che si assomma in cumulo, che ferisce nell’intimità, che genera il «malsangue» di una vita impaurita. Più di un italiano su quattro, dice il Rapporto, ha la sensazione di essere in pericolo. E non è questione di Nord o di Sud; la media nazionale è superata in Sicilia, nel Lazio, in Lombardia. In Campania c’è il picco.

Se ci confrontiamo con un altro rapporto, quello su «Crimine e sicurezza nell’Unione Europea», la percezione di insicurezza «in casa» ci vede insieme con la Grecia ai primi posti; l’insicurezza «per la strada» (e dico strada cittadina, non viottolo di bosco) ci colloca al terzo posto, persino nel nostro conosciuto quartiere.

Che cosa sta accadendo? Qualcuno mette in relazione per le spicce, emotivamente, criminalità economica e immigrazione. Ma i dati concreti dicono che per gli stranieri legalmente presenti nel territorio, la percentuale di devianza è uguale a quella dei cittadini (5% dei reati, omogeneo al 5% dei soggetti). Immigrati vi sono anche negli altri Paesi di Europa, e in maggior numero. È piaga diversa, dice il ministro Amato, quella dei flussi migratori clandestini, in cui si concentrano irregolarità e devianza in quell’ambito. No, ci dev’essere dell’altro. C’è dell’altro nell’insicurezza che turba i rapporti di vicinato, persino le relazioni familiari, visto il crescere dei «delitti di prossimità». Fa impressione il numero delle violenze, non solo di tipo sessuale, ma di varia oppressione, di cui sono vittime le donne.

Sì, c’è dell’altro, contro cui non saranno rimedio i serramenti blindati, i doppi vetri e le inferriate, le tapparelle di sicurezza. È lo smarrimento della cultura della legalità, e ancora più in fondo un indebolimento del senso etico, sostituito dal relativismo caotico degli egoismi, dove ognuno tiene per giusto il suo tornaconto.

Non c’è legalità senza «pietas» e «timor», cioè senza queste due virtù morali che fondano il rispetto del prossimo sull’onestà della vita, cioè sull’assoluto. La prima apre gli occhi sulla capacità di amare, di dare e ricevere fiducia; la seconda rifiuta di dare offesa e dolore. La sapienza romana scolpì l’intero diritto in tre parole: «vivere onestamente, non far male agli altri, dare a ciascuno il suo». La fede cristiana compendia il tutto nel «comandamento nuovo». La soluzione radicale è qui. Non per paura, ma per coscienza.

I dati toscani

Aumenta la preoccupazione per la microcriminalità, definita «criminalità predatoria», che  sembra di scarso rilievo penale ma aumenta il senso di insicurezza delle persone. Fanno paura i furti in casa, scippi e borseggi, rapine, aggressioni, minacce e percosse. Reati che per la gente comune sono molto più vissuti, molto più reali dei delitti politici, delle stragi di mafia o dei grandi traffici internazionali che occupano le prime pagine dei giornali.

In Toscana ventitre persone su cento si sentono poco o per niente sicure a camminare sole la sera. La paura cresce fortemente nelle donne colpite più frequentemente degli uomini, come succede per scippi e borseggi. Altri reati, in particolare le violenze sessuali, colpiscono quasi esclusivamente le donne.

Le rapine in Toscana tendono a crescere rapidamente, secondo il «Rapporto sulla criminalità in Italia», presentato recentemente dal ministro dell’Interno Giuliano Amato: nel 2006 sono state 42,4 ogni 100 mila abitanti. Quelle messe a segno nella «pubblica via» sono state 17, nelle abitazioni 2,9 e 6,4 negli esercizi commerciali, tutte ogni 100 mila abitanti. Hanno subito una rapina il 2,9 per cento degli uffici postali e il 5,8 degli istituti bancari.

In calo i furti in appartamenti (da 479 nel 1996 a 282 nel 2006, ogni centomila abitanti). Leggermente diminuiti i borseggi denunciati: sono stati 317 per ogni 100 mila abitanti. Tendenza analoga anche per gli scippi (28 ogni 100 mila abitanti nel 2006). Da considerare che secondo un’indagine Istat del 2002 solo circa la metà dei borseggi consumati e di quelli tentati viene denunciata. Di conseguenza il numero dei borseggi potrebbe raddoppiare. Situazione quasi analoga anche per gli scippi.

Nel 2006 in Italia sono state rubate 165 mila 366 autovetture, il 4,4% del circolante. Tasso che in Toscana si riduce a 1,4%, irrisorio il dato dei camion (0,3%, il più basso in Italia). In crescita i furti di motoveicoli, da associare alla crescente diffusione degli scooter da città: in Toscana sono state rubate 4,4 moto ogni mille circolanti.

Gli uomini hanno da sempre commesso più reati delle donne, i giovani sono i più inclini a commettere furti; infatti, l’età dei condannati diminuisce dopo il culmine dei 20 anni. Furti con destrezza e in appartamenti sono i reati più comuni per le donne, che iniziano anche prima dei 14 anni.

Negli ultimi anni il numero degli omicidi commessi in Italia è notevolmente diminuito. In Toscana gli omicidi volontari sono stati lo 0,8% ogni 100 mila abitanti, dato che sale a 1,1 a Firenze. In aumento le vittime donne, specie per gli omicidi nella sfera famigliare e amicale, dovuto a una maggiore presenza femminile in tutti i settori lavorativi e di relazione. Quasi la metà delle vittime di omicidio ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni.

Cresce la violenza in famiglia, soprattutto sulle donne. Sono 6 milioni 743 mila (pari al 31,9 per cento) le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica nel corso della vita. Negli ultimi 12 mesi 1 milione 150 mila donne hanno subito violenza.

Il rapporto del Viminale parla anche di presenze malavitose in Toscana, collegate alla ‘ndrangheta calabrese, «affidabile punto di riferimento per le organizzazioni di origine campana e siciliana (camorra e cosa nostra)».

Per quanto riguarda il terrorismo interno è proseguita l’attività investigativa sulla principale formazione terroristica di matrice marxista-leninista operante in Italia, le Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente, corroborata da importanti conferme sul piano processuale. Da registrare nella nostra regione il crescente dinamismo di componenti anarchiche. Sono stati arrestati 10 noti militanti anarco-insurrezionalisti toscani.

Nel 1969 erano 164 mila i permessi di soggiorno rilasciati in Italia a cittadini stranieri, quasi tutti di Paesi sviluppati, alla fine del 2006 sono 2 milioni 300 mila, quasi tutti extracomunitari. Albanesi, rumeni, marocchini, insieme, costituiscono il 36% dei denunciati per omicidio volontario, il 46% per scippo e il 46% per rapina. La tratta degli esseri umani si innesta sui flussi di immigrazione clandestina.Nel 2006 sono state 1357 le operazioni antidroga in Toscana con il sequestro di kg. 962,62 di sostanze stupefacenti e la denuncia di 2129 persone.

Ennio Cicali