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Prato: da pastorale sociale, Caritas e associazione La Pira lettera aperta ai candidati sindaco

«Chiediamo alla futura giunta di mettere la persona al centro». L'Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, Caritas e Associazione La Pira scrivono una lettera ai candidati sindaco di Prato.

La Pastorale sociale e del lavoro, la Caritas e l’associazione La Pira hanno scritto un documento indirizzato ai candidati a sindaco di Prato.Sostegno a giovani e famiglie in questo periodo di crisi, i punti salienti. «Da anni c’è collaborazione profonda con le istituzioni cittadine, ma ci vuole più spazio alla concertazione e alla progettazione condivisa». E un’attenzione: «I candidati non si impegnino solo per il proprio elettorato, ma per tutta la comunità». Ecco il testo della lettera aperta:

La città di Prato si sta avviando ad eleggere una nuova amministrazione e come organizzazioni del volontariato cattolico vogliamo invitare i candidati a sindaco ad affrontare questa campagna elettorale ed il futuro amministrativo della città tenendo conto di alcune riflessioni che pongono il vivere «politico», la realizzazione del bene comune, al centro dell’azione amministrativa.

La nostra città sta vivendo ormai da tempo una situazione di grande difficoltà e stiamo assistendo a continue trasformazioni, anche radicali. All’interno di esse il mondo del volontariato e della solidarietà organizzata ha sempre speso le proprie energie, cercando di rispondere alle sollecitazioni, a volte molto dure, che le situazioni di povertà portano inevitabilmente con sé. In questo servizio, offerto secondo la specificità di ogni organismo, è maturata l’attenzione a portare avanti un’opera condivisa, perché un coro ed un’orchestra che pretendano di presentare al proprio pubblico un insieme di bravissimi solisti non riuscirebbero a produrre una musica d’insieme gradevole ed armonica. In questo continuo impegno sappiamo di avere ancora della strada da fare, ma siamo forti di una esperienza che ci ha regalato occhi e cuore capaci di leggere il disagio della nostra città.

Associazioni ed organismi del privato sociale hanno stretto ormai da molto tempo collaborazioni profonde e proficue anche con l’amministrazione locale, ma non sempre è stato dato ampio spazio alla concertazione, alla progettazione condivisa. A volte c’è stata la sensazione di essere meri esecutori di interventi di emergenza su richiesta degli enti istituzionali, mentre c’è l’esigenza di sentirsi riconosciuti come portatori di idee innovative e di buone prassi, replicabili su più larga scala a beneficio di un più ampio spettro della popolazione affetta da gravi difficoltà. È innegabile quanto il volontariato abbia contribuito alla tenuta sociale del contesto pratese, favorendo l’inclusione di quelle fasce di persone spesso tagliate fuori da qualsiasi forma di sostegno pubblico, evitando così la caduta dalla vulnerabilità sociale alla vera e propria povertà. Si può dire quindi che il mondo della solidarietà soprattutto cattolica porta con sé un bagaglio prezioso, che potrebbe essere più valorizzato, diventando elemento importante nella elaborazione di politiche sociali a misura dell’uomo sofferente di oggi, diventando cioè soggetto politico.

Con queste considerazioni non vogliamo essere presuntuosi nei confronti della politica, ma essere stimolo per organizzare una società più giusta, più partecipata, più democratica, più fraterna, dove i principi della sussidiarietà, dell’autorganizzazione e dell’aiuto istituzionale siano fondamento della convivenza e dello sviluppo comunitario. Siamo sinceramente preoccupati per l’affievolimento delle relazioni solidaristiche nel nostro territorio e chiediamo a chi svolgerà la missione politica di concentrarsi sui bisogni delle persone e della comunità, piuttosto che creare politiche che sfaldano il tessuto sociale facendo rinchiudere ognuno in sé stesso.

Pensiamo che un grande sostegno bisogna darlo ai giovani, soprattutto quelli che vivono, se non direttamente, almeno di riflesso le gravi problematiche di lavoro e di reddito che investono i propri genitori. A differenza di quanto è accaduto nei precedenti periodi di crisi, dove le famiglie avevano comunque delle riserve con cui potevano sostenere ed incoraggiare i propri figli, adesso ci troviamo di fronte a generazioni che il più delle volte non sono abituate a pensare in termini di sacrificio ed impegno la loro vita futura, ma che di fronte agli scenari odierni sono spesso anche prive di fiducia nel domani. Anche per i giovani il volontariato spende le proprie energie per far conoscere loro il mondo del disagio, perché possano aprire gli occhi e sentirsi stimolati alla responsabilità del bene comune, in particolare dei più deboli. Ma la risposta ai loro bisogni non può risiedere nella sola promozione del volontariato. Nella particolare situazione della nostra città, ricca di culture e provenienze diverse, potrebbe essere molto utile organizzare un laboratorio dei giovani che sia fucina di idee e progetti nel campo della propria realizzazione personale, incidendo sulla ricostruzione della città anche grazie alla loro visione del mondo, in particolare per quel che concerne l’ambito del lavoro e della casa. In particolare il disagio abitativo ed il «problema casa» vissuti da sempre più famiglie hanno ormai raggiunto in Italia un livello critico. Anche gli organismi del volontariato sono testimoni quotidianamente che il difficile accesso alla casa e l’impossibilità di condurre la propria esistenza in condizioni abitative dignitose, rappresenta uno tra i problemi più gravi, causa di sempre maggiore esclusione sociale, per molte persone e famiglie, italiane e di altra nazionalità.

La credibilità di una amministrazione passa anche e soprattutto attraverso la capacità di stare insieme ad i cittadini proprio nel momento del bisogno, nell’esserci. Auspichiamo quindi che la futura giunta comunale tenga conto della necessità di investire soprattutto sulla centralità della persona, garantendo una continuità nella cura di coloro che si rivolgono al servizio sociale, evitando una frequente alternanza delle assistenti che non favorisce una proficua relazione di sostegno.

Pensiamo anche che in una situazione di mancanza di risorse, sollecitare a livello di governo centrale l’introduzione di un reddito minimo sociale o reddito di garanzia, con tutte le precauzioni perché non diventi un puro intervento assistenziale da erogare vita natural durante, sia un metodo valido per ridurre le aree di disagio sociale, evitando gli sprechi.

Di fronte ai tantissimi problemi noi, come volontariato, vogliamo valorizzare la dinamica del dono e della gratuità. Vogliamo mettere al centro il rafforzamento delle relazioni comunitarie, i rapporti di vicinanza e non solo il rispetto dei diritti.

Chiediamo infine a tutti i candidati di impegnarsi non solo per il proprio elettorato, ma per l’intera comunità. Impegnarsi è «darsi in pegno» perché la propria azione permetta la felicità collettiva. Darsi in pegno o impegnarsi è realizzare il sogno del Buon Samaritano che svolge il suo compito di soccorritore e, non soddisfatto, mobilita le risorse a lui vicine (potremmo dire la società civile, il volontariato) e chiede loro di impegnarsi altrettanto, garantendo che «quello che spenderai in più te lo darò al mio ritorno».

Michele Del Campo, direttore dell’Ufficio della Pastorale sociale e del lavoro

Idalia Venco, direttore Caritas diocesana,

Elena Pieralli, presidente Associazione Giorgio La Pira

Fonte: Comunicato stampa
Prato: da pastorale sociale, Caritas e associazione La Pira lettera aperta ai candidati sindaco
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