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Prato, il ministro Boschi alla consegna dello «Stefanino d'oro»

Sarà il ministro Maria Elena Boschi l’ospite d’onore della cerimonia di consegna della quinta edizione del Premio Santo Stefano. Sabato 7 febbraio nell’auditorium della Camera di Commercio, il Comitato promotore, formato da Diocesi, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, conferirà gli «Stefanini» alle tre aziende che si sono aggiudicate il riconoscimento che la città riserva a quelle imprese capaci di dare lavoro in modo etico e nel rispetto della legge.

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Prato, il ministro Boschi alla consegna dello «Stefanino d'oro»

Alla premiazione parteciperanno il vescovo di Prato mons. Franco Agostinelli, il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni, il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti e la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato Fabia Romagnoli. Presenta la cerimonia la giornalista e conduttrice di Tv Prato Giulia Ghizzani.

Come ogni anno i nomi dei vincitori sono stati proclamati in duomo dal Vescovo di Prato il 26 dicembre, ricorrenza del patrono, al termine del solenne pontificale della festività. Si tratta di due aziende del comparto tessile e una del settore della cosmesi per capelli: Accoppiatura pratese, Lanificio dell’Olivo e Tricobiotos.

Questa mattina, nella sede della Camera di Commercio, si è tenuta la presentazione della cerimonia di premiazione e degli «Stefanini», realizzati dall’artista Gabriella Furlani.

«Siamo orgogliosi di ospitare ancora il momento della consegna di questo riconoscimento che anno dopo anno sta diventando sempre più importante – ha detto il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti – il suo obiettivo è quello di far conoscere Prato e le sue industrie, che sono tante e lavorano bene. Lo dimostra il fatto che sta diventando sempre più difficile scegliere i vincitori, ci stiamo raffinando nella scelta, siamo diventati molto selettivi e il Premio ne acquista in prestigio».

«Questo è un Premio alle imprese, alle persone che lavorano e che lo fanno bene – ha osservato Daniela Toccafondi assessore comunale allo sviluppo economico – mi piace anche sottolineare che ogni anno tra i premiati abbiamo aziende non tessili di grande livello conosciute nel mondo, è un bel segno di fiducia, ne abbiamo bisogno e lo “Stefanino” serve proprio a rendere visibile il bello che abbiamo»

A ricordare «il valore morale» del Premio ci ha pensato il vicario generale della diocesi di Prato mons. Nedo Mannucci, «un riconoscimento che non a caso viene proclamato in cattedrale nel giorno del patrono Santo Stefano, un momento vero di unità cittadina». Fabia Romagnoli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato ha ringraziato gli imprenditori a capo delle aziende vincitrici: «A loro e a tutti coloro che fanno impresa – ha detto – va il nostro grazie per la tenacia e la voglia di continuare a credere nel lavoro e per aver investito in questa città, il loro impegno ci richiama alla responsabilità che ha ciascuno di noi nei confronti del distretto».

Anche Giovanni Masi, il famoso «cenciaiolo» di Vergaio, ideatore dello «Stefanino», ha voluto esaltare «il coraggio di queste aziende, capaci di assumersi il rischio e allo stesso tempo di avere creatività. Dare lavoro è importante – ha aggiunto – salva la dignità di una famiglia, non dimentichiamolo mai».

In cinque edizioni il riconoscimento pensato dalla città per valorizzare le aziende virtuose del distretto è andato a ventitre imprese, di queste sedici sono del settore tessile. Ricordiamo che tra i criteri di assegnazione, oltre al rispetto rigoroso delle leggi e dell’etica di impresa, la salvaguardia e l’incremento dei posti di lavoro, un occhio attento è dato anche i bilanci, che certificano la salute dell’azienda.

Le aziende premiate. Accoppiatura pratese, nata nel 1973, si trova a Montemurlo e si occupa di lavorazione conto terzi di tessuti accoppiati e spalmati, destinati a vari settori industriali, quali l'abbigliamento, i calzaturifici, la pelletteria, la valigeria e la creazione di tessuti ad uso industriale. Innovazione e tecnologia sono i punti di forza dell’azienda che negli anni ha sempre ampliato il suo organico, che oggi conta 29 dipendenti. Il Lanificio dell’Olivo spa è specializzato in ideazione e produzione di filati con elevato contenuto di ricerca per l’industria della maglia e per aguglieria. Ha un unico polo produttivo a Capalle, nel Comune di Campi Bisenzio. Conta 60 addetti e la sue caratteristiche sono la capacità innovativa, la produzione interna (con un l’intero ciclo produttivo compiuto nei propri stabilimenti), un elevato orientamento marketing e il saper dare risposte veloci al mercato. Tricobiotos è un’azienda di Vaiano specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici per la cura e la bellezza dei capelli. Innovazione, eccellenza e una profonda conoscenza del settore professionale le hanno consentito di crescere costantemente in dimensioni e fatturato e di affermarsi a livello internazionale. Oggi è presente in oltre quaranta Paesi ed è l'unica azienda italiana che distribuisce esclusivamente tramite distributori.

I premi: opere di Gabriella Furlani. La realizzazione dei premi è stata affidata all’artista Gabriella Furlani, già autrice in due edizioni. L’opera ha dei riferimenti formali nella palma e nel sasso, simboli del martirio di Santo Stefano, nella Cintola della Madonna che scende a proteggere la città e nella forma della Provincia raffigurata sulla base.  «Ho voluto che lo “Stefanino” avesse una forma e un aspetto dinamico – ha spiegato la Furlani – l’idea è quella di rappresentare la vitalità di queste aziende».

Anche questa volta si tratta di vere e proprie opere d’arte, pezzi unici in pietra (un sasso del Bisenzio), bronzo e plexiglas, dove campeggia la scritta: «coscienza, conoscenza e innovazione», le tre parole che rappresentano il motto del Premio. «Ho scelto materiali diversi e li ho messi in comunicazione tra loro – ha aggiunto l’artista – anche questo è un simbolo, rappresenta la volontà e l’importanza di essere uniti, anche nelle differenze».

La parte in bronzo è stata realizzata dall'artista con la tecnica della cera persa. Alcune parti dell’opera sono state rivestite da foglia d’oro zecchino a 22 carati. La fusione è stata realizzata nella fonderia Salvadori di Pistoia.

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