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Studenti di medicina a lezione di religioni

All’azienda universitaria di Careggi, a Firenze,  un corso per offrire ai futuri medici e infermieri una formazione sulle diverse fedi professate dai pazienti. Non basta curare il corpo: il percorso di guarigione riguarda  la persona in tutte le sue componenti, compresa quella spirituale

Il gruppo di docenti del corso

È iniziato martedì 3 marzo all’azienda universitaria di Careggi un corso che si prefigge di far acquisire ai futuri medici ed infermieri una formazione adeguata sui valori delle diverse fedi religiose che sono professate dai pazienti. Un progetto strutturato in uno specifico modulo didattico nella forma dell’ADE (Attività Didattica Elettiva) che si svilupperà all’interno della Scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università di Firenze. In occasione dell’avvio del corso hanno presentato alla stampa questa iniziativa alcuni dei membri del gruppo di lavoro, coordinato dal prof. Gianfranco Gensini, presidente del Comitato Consultivo della Scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università degli Studi di Firenze, e da Anita Norcini Tosi, dottoranda in Teologia. «L’attenzione ai valori religiosi e culturali - ha affermato Gensini - per molto tempo non è stata  particolarmente approfondita data l’omogeneità di gran parte della popolazione: oggi non è più così. In tal senso questo corso rappresenta un ottimo modo per offrire agli studenti ed ai medici una modalità per essere più vicini ai loro pazienti ed alle loro malattie».

«Il medico - ha osservato Anita Tosi - non deve curare solamente il corpo, ma deve anche comprendere la persona come entità formata da corpo e spirito, aiutarla dunque in un percorso completo di guarigione».

Per don Stefano Tarocchi, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, «in una realtà così complessa come quella in cui viviamo, con questa iniziativa noi proviamo a dare il nostro contributo per una medicina sempre più umana, in accordo con le diverse espressioni religiose». In un mondo che cambia, ha detto Rav Joseph Levi, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Firenze, il medico diventa anche un mediatore sociale e culturale e deve conoscere sempre meglio i suoi pazienti.

Secondo Abdel Qader Moh’d, medico ed imam del Centro islamico di Perugia, il personale sanitario può offrire molto ai pazienti, che insieme ai loro familiari devono sentirsi accolti e rispettati. Mauro Bombieri Parabhakti das del «Movimento Hare Krishna» ha messo in evidenza come sia fondamentale che il dialogo interreligioso passi dalla fase dell’accettazione e del rispetto a quella della collaborazione. E la collaborazione diventa qualcosa d’importante quando, come in tal caso, è utile per la società.

«Questo progetto - ha precisato Alessandro D’Alessandro, membro dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai - è unico in Italia ed ha come centro quello della malattia e della sofferenza, un tema che accomuna persone di ogni etnia e religione. Si trova poi anche al centro di due ambiti che finora hanno viaggiato un po’ distinti: quello scientifico della medicina e quello umanistico - religioso».

È intevenuto infine anche l’imam di Firenze Izzedin Elzir: «Questa iniziativa, all’interno dell’Università di Firenze, cerca di costruire ponti tra le diverse religioni per andare così oltre la paura».

Gli incontri del corso, che si terranno sempre alle ore 15 a Careggi presso l’ex Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia, proseguiranno nei giorni 10, 17 e 24 marzo, l’8 aprile e si concluderanno il 13 aprile.

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