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TIBET, PROSEGUONO PROTESTE ANTI GOVERNATIVE; INCERTO NUMERO VITTIME

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Ci sono divergenze tra le fonti tibetane e quelle governative sul numero delle vittime nelle violenze di ieri a Lhasa. L'agenzia "Nuova Cina" riferisce di 10 morti. Per il governo tibetano in esilio in India, che si è espresso sulla base di “notizie non confermate”, sarebbero 100. E' stata anche avanzata una richiesta all'ONU per inviare in Tibet rappresentanti delle Nazioni Unite e aprire un'inchiesta per “violazione dei diritti umani”. Un appello alle autorità cinesi affinché guardino con “compassione e saggezza” alla situazione è stato lanciato, sempre oggi, dal primo ministro del governo tibetano in esilio. Intanto, in una nota dell'Alta Corte del Tibet, si promette clemenza a coloro che si consegneranno, entro la sera di lunedì prossimo, alle autorità cinesi altrimenti, si legge nel testo, è possibile “una severa punizione”. La magistratura cinese ha però assicurato che si occuperà “in modo appropriato” di quanto accaduto a Lhasa e in accordo con la legge vigente. La televisione pubblica cinese, intanto, ha mostrato le immagini dei disordini di ieri e ha puntato il dito contro i sostenitori del Dalai Lama. Il leader spirituale buddista, che ha sempre sostenuto l'indipendenza e non l'autonomia del Tibet, ha però respinto ogni addebito, parlando di “accuse prive di fondamento”. In una dichiarazione, esprimendo la sua preoccupazione per quanto sta accadendo, ha chiesto alla Cina di non ricorrere all'uso della forza. Invito esteso anche ai suoi compagni tibetani. Le manifestazioni si stanno allargando, proteste sono segnalate nella provincia cinese di Gansu; 50 gli arresti in India, a New Delhi dove si è svolta una manifestazione di 200 esuli tibetani; 20 le persone fermate a Kathamandu, in Nepal; arresti anche a Sydney, in Australia, dove una cinquantina di manifestanti hanno assaltato il consolato cinese. Ieri è giunta la condanna delle violenze da parte della comunità internazionale: la Casa Bianca ha invitato Pechino ad aprire un dialogo con il Dalai Lama, mentre l'Unione Europea ha chiesto moderazione. Le proteste sono scoppiate lunedì quando centinaia di persone, guidate dai monaci buddisti, sono scese in strada per ricordare l'anniversario del fallito tentativo di indipendenza dalla Cina nel 1959. Intanto a Pechino, il presidente Hu Jintao è stato rieletto per un secondo mandato di cinque anni dall'Assemblea Nazionale del Popolo. (Fonte: Radio Vaticana)

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