Toscana
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A Pistoia dal 3 al 5 maggio

Un’Agenda di speranza per la Toscana

Il conto alla rovescia per la prima Settimana sociale dei cattolici della Toscana è iniziato un anno e mezzo fa. Ormai prossimi al traguardo, abbiamo incontrato padre Antonio Airò, delegato regionale per la Pastorale sociale e lavoro che come una trottola sta battendo il territorio per aggiustare gli ultimi dettagli dell’evento.

La settimana sociale di Reggio Calabria (Foto Sir)

Un incontro che secondo padre Airò vuole essere diverso «dai soliti convegni che elaborano bei documenti, che però poi vengono usati prevalentemente da esperti o da una ristretta élite culturale e che hanno scarsa ricaduta nella comunità cristiana». Il buon esito della tre giorni pistoiese andrà quindi individuato non tanto nella buona riuscita organizzativa «ma in quanto verrà mobilitato il laicato cattolico, ricreando interesse per l’impegno sociale e politico»

Come mai è stato deciso di intraprendere questo percorso?

«È la prima esperienza che vede tutte le Chiese di una regione mettersi in comunione per contestualizzare l’Agenda di speranza per l’Italia venuta fuori dalla settimana sociale dei cattolici di due anni fa svoltasi a Reggio Calabria. Quell’Agenda ha stimolato il laicato cattolico a intraprendere un’azione nell’ambito prepolitico, a coltivare una ritrovata passione per la politica, per l’impegno sociale e sindacale. A livello regionale abbiamo solo cercato di realizzare quello che si diceva nell’Agenda e cioè di contestualizzarla nei territori».

Quando è nata questa idea?

«Noi delegati della Toscana presenti a Reggio Calabria ci siamo autoconvocati in un momento di pausa dei lavori per parlarne. Non ci conoscevamo nemmeno tutti. Già lì venne fuori l’idea di provare a realizzare nella nostra regione un’iniziativa simile. Soprattutto, ci preoccupava la ricaduta dei temi trattati sia nei confronti del laicato cattolico impegnato in tutte le sue varie aggregazioni, che quello delle nostre parrocchie, affinché vivesse la fede e la propria testimonianza nella vita di tutti i giorni in modo forte».

Quali sono gli obiettivi?

«L’intento è quello di riprendere un discorso che di fatto è rimasto sospeso da 30 anni. La conseguenza è stata una situazione dove anche le persone che frequentano l’eucaristia settimanale, poi nella vita di tutti i giorni si ritrovano sole, spesso smarrite, e dove caratterizzazioni e carismi particolari all’interno della Chiesa – che potrebbero essere un valore aggiunto – diventano ostacolo e fonte di divisione. Arriveremo alla redazione di un’Agenda di speranza per la Toscana raccogliendo le sollecitazioni che vengono dalle diocesi e dalle varie aggregazioni laicali cercando di fare in modo che non si trasformi in un semplice elenco di tante proposte. Per questo è centrale il contributo dei 400 delegati delle diocesi che nell’intera giornata di sabato saranno occupati in lavori di gruppo. Lì verificheremo quanto stiamo raccogliendo nelle varie realtà locali e arricchiremo il documento che viene presentato all’apertura della tre giorni, frutto del percorso intrapreso il 17 marzo del 2012».

In un momento di crisi economica, politica e culturale come quello attuale ritiene che rispetto al passato ci sia maggiore o minore interesse nel mondo cattolico per questi temi?

«Non credo ci sia disinteresse o disaffezione nei confronti della cosa pubblica. Quanto piuttosto un certo smarrimento da parte del laicato impegnato nella società che a volte si sente un po’isolato senza la sicurezza di avere dietro le nostre Chiese. A volte nascono anche divisioni e gli interventi sui temi di attualità vengono letti più con il criterio destra-sinistra che come un intervento che può aiutare a incontrare la mia esperienza quotidiana con il Vangelo di Gesù Cristo. Il rischio è anche quello che perdendo la dimensione di Chiesa si venga percepiti come una semplice lobby o centro di potere, una cosa che avviene troppo spesso».

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Un’Agenda di speranza per la Toscana
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