Vita Chiesa

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«La via della Chiesa cattolica in India non può essere quella dell’isolamento e della separazione, ma piuttosto del rispetto e della collaborazione». Con queste parole il Papa, in una lettera inviata ai vescovi dell’India, spiega di aver autorizzato la Congregazione per le Chiese Orientali «a provvedere alla cura pastorale dei fedeli siro-malabaresi in tutta l’India, attraverso l’erezione di due Eparchie e l’estensione dei confini di due già esistenti».

 «Ovunque voi siate non dimenticate la vostra identità caldea, abbracciate la lingua e l’eredità dei vostri padri nelle nuove società che offrono apertura, rinnovamento, vita e nuove opportunità di sostegno e cooperazione». È l’appello che i membri del Sinodo caldeo lanciano ai fedeli caldei sparsi nel mondo al termine della loro annuale convocazione che si è chiusa ieri a Roma.

«Sono felice di essere con voi, padri e capi delle Chiese orientali cattoliche, per condividere gioie e dolori dei fedeli affidati alle vostre cure pastorali». Queste le parole di saluto rivolte dal Papa ai patriarchi e agli arcivescovi maggiori, ricevuti oggi in udienza nell’ambito dell’assemblea plenaria della Congregazione per le Chiese orientali in corso dal 9 al 12 ottobre, nella ricorrenza del centenario dell’istituzione del dicastero.

Prendersi cura delle persone ferite come ha fatto il Buon Samaritano, che a differenza del sacerdote e del levita, si ferma e soccorre l’uomo ferito a morte dai briganti. È l’invito del Papa, che nell’omelia della Messa a Santa Marta si è soffermato sulla parabola evangelica, in cui ci sono sei «attori»: i briganti, l’uomo ferito a morte, il sacerdote, il levita, il locandiere e il samaritano, un pagano che non era del popolo ebraico.