Vita Chiesa

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«Non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina». A ricordarlo è il Papa, nel messaggio per la 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, in programma il 22 aprile sul tema: «Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore». 

Sono stati più di 700 mila i pazienti psichiatrici assistiti nel 2015 dai servizi specialistici del nostro Paese, oltre la metà donne. Il 66,1% del totale ha più di 45 anni. Sono 160 le Rsa di matrice cattolica che si occupano di persone affette da disturbi mentali. Il punto, la riflessione e l’auspicio di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute.

«La persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri». È l’identikit tracciato dal Papa, durante l’Angelus di ieri, pronunciato davanti a 15mila persone.

«Ricchi in che cosa? Non in potere, soldi, posizione sociale, bensì in umanità, facendo nostri gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, che, come ci disse Papa Francesco nel suo memorabile discorso a Firenze del 10 novembre 2014, sono caratterizzati anzitutto dall’umiltà, dal disinteresse e dalla beatitudine gioiosa del Vangelo». Lo ha detto qieri mattina l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, aprendo il convegno dal titolo «All’origine della gratuità», organizzato al Palazzo Vecchio.

«La Comunità cattolica in Bangladesh è piccola. Ma siete come il granello di senape che Dio porta a maturazione a suo tempo», ha scritto il Papa nel discorso preparato per l'incontro con circa 1.500 sacerdoti, religiosi, religiose, consacrati, seminaristi e novizie alla Holy Rosary Church, chiesa cattedrale dell’arcidiocesi di Chittagong. Consegnato il testo, ha poi parlato a braccio in spagnolo, mettendo in guardia dai chiacchiericci e dalle «facce da aceto». (testi integrali).

«Quanto è bene per noi stare insieme!». Il Papa ha iniziato con questa esclamazione l’incontro con i 10 vescovi del Bangladesh, presso la Casa dei sacerdoti anziani nel complesso dell’arcivescovado di Dacca, dove Francesco è arrivato dopo aver visitato la cattedrale ed essersi raccolto in preghiera silenziosa nella cappella del Santissimo (testi discorsi)

«La vostra tragedia è molto dura e grande, ma vi diamo spazio nel cuore. A nome di tutti quelli che vi hanno perseguitato, che vi hanno fatto del male, chiedo perdono». Con queste parole Papa Francesco si è rivolto, al termine dell’incontro interreligioso sulla pace, ad un gruppo di profughi Rohingya, fuggiti dal Myanmar, come riferito da Radio Vaticana.

Si è concluso con una dimostrazione concreta della «cultura dell’incontro» l’incontro interreligioso ed eumenico nell’arcivescovado di Dacca. Il Papa ha infatti abbracciato 16 Rohingya (12 uomini, 4 donne tra cui 2 bambine), in rappresentanza dei 700mila profughi accolti nel campo di Cox’s Bazar. Nel suo discorso forte appello a non u8sare le religioni per creare odio e violenza.