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Abu Mazen e Peres in Vaticano: presente anche Renzo Gattegna

La Comunità ebraica di Roma è stata invitata a partecipare all'Invocazione per la pace, l'incontro di preghiera, che si terrà domenica 8 giugno in Vaticano alla presenza del presidente israeliano Shimon Peres e di quello palestinese Abu Mazen. Lo fa sapere questa mattina al Sir il portavoce della comunità di Roma.

Parole chiave: Abu Mazen (13), Shimon Peres (13)

La comunità ebraica della capitale è stata invitata dal Papa a partecipare alla preghiera attraverso i suoi due massimi rappresentanti il rabbino capo Riccardo di Segni e il presidente Riccardo Pacifici. Per impegni precedentemente presi da parte del rabbino Di Segni, potrà partecipare il presidente Pacifici. Il Papa dunque invita all'incontro di preghiera per la pace «la comunità ebraica vicina di casa». Una comunità con la quale Papa Francesco è entrato immediatamente in contatto: subito dopo la sua elezione a «vescovo di Roma», il Pontefice inviò un messaggio al rabbino di Segni il quale partecipò anche alla Messa d'inizio pontificato. Seguirono altri incontri e altri messaggi. L'ultimo risale ad aprile scorso quando il Papa inviò al rabbino un telegramma di augurio in occasione di Pesach, la Pasqua ebraica. «Volgendo il pensiero a Gerusalemme, che avrò la gioia di visitare prossimamente - scriveva Francesco -, chiedo di accompagnarmi con preghiere, mentre assicuro il mio ricordo, invocando dall'altissimo copiose benedizioni».

A fianco del presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, ci sarà anche Renzo Gattegna come presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). A confermarlo al Sir è l'Ucei. In un lungo editoriale che appare sul numero di «Pagine ebraiche» in uscita questo mese, dal titolo «Dialogo, un valore nonostante i problemi», Renzo Gattegna si sofferma ad analizzare il recente viaggio di Papa Bergoglio in Terra Santa. «Il suo gesto - scrive - di pregare ai piedi della barriera di difesa che protegge alcuni tratti di confine con i Territori dell'Autorità palestinese, che si è dimostrata indispensabile per prevenire molte sanguinose incursioni terroristiche, non potrà essere compreso fino a quando la natura dello Stato ebraico non avrà ottenuto un pieno riconoscimento da parte dei popoli vicini e non cesseranno quelle minacce che gravano sulla popolazione civile e che hanno reso tale barriera necessaria». Ma subito dopo Gattegna aggiunge: «Tuttavia sarebbe un grave errore non vedere come negli ultimi 50 anni i progressi nelle relazioni ebraico-cristiane siano stati enormi». Dal Pontificato di Giovanni XXIII al «percorso proseguito da Giovanni Paolo II fino alle visite di Benedetto XVI alla sinagoga di Colonia e a quella di Roma».

«A conclusione della recente missione in Israele di Papa Bergoglio - osserva Gattegna - ritengo che il percorso di avvicinamento, di dialogo costruttivo, di comprensione reciproca tra ebrei e cattolici, possa proseguire nel tempo e penso che sia nostro dovere non minimizzare, ma valorizzare tutto ciò che accade e accadrà, purché sia sempre improntato alla pari dignità e al reciproco rispetto. Non dobbiamo permettere che la svolta epocale ed eccezionale, se paragonata alle problematiche relazioni e ai conflitti dei secoli precedenti, iniziata 50 anni fa, perda il suo carattere e il suo valore. Pur nella consapevolezza che il percorso da compiere è ancora lungo e complesso, vorrei ricordare che Papa Bergoglio ha già pronunciato e scritto parole molto chiare per esprimere le sue intenzioni e i suoi sentimenti verso gli ebrei»

Fonte: Sir
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