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Aggregazioni laicali, un «lavoro degno e solidale» è possibile

La Consulta toscana delle Aggregazioni laicali si è ritrovata sabato 18 novembre alla Villa di San Leonardo al Palco, sulle colline pratesi, per riflettere sul tema dell’ultima Settimana sociale dei cattolici italiani.

L'Assemblea della Consulta regionale aggregazioni laicali

«O decidiamo di rendere solidale un sistema lavorativo che, attualmente, esclude i soggetti proprio quando dovrebbero essere maggiormente inclusi, o rischiamo di distruggere un’intera società»: a dirlo è Marco Bartoletti, imprenditore della BB SpA di Calenzano, un’azienda che ha tra i suoi obiettivi quello di restituire la dignità attraverso il lavoro. Proprio Bartoletti è stato l’ospite centrale di «Lavoro degno e solidale», il Convegno annuale della Consulta toscana delle Aggregazioni laicali, che si è ritrovata lo scorso sabato alla Villa di San Leonardo al Palco, sulle colline pratesi, per riflettere sul tema dell’ultima Settimana sociale dei cattolici italiani. «Vorrei raccontarvi – ha continuato Marco Bartoletti – la storia di Giovanni (nome di fantasia per tutelare l’interessato, ndr), affetto da una brutta malattia. Dopo un colloquio in cui ho toccato con mano tutta la sua frustrazione e il suo senso di impotenza, abbiamo deciso di inserirlo a lavorare nella nostra azienda. Con il tempo qualcosa è cambiato: Giovanni ha ricominciato a lottare e il male che gli era stato diagnosticato è scomparso».

La BB SpA di Bartoletti presenta nel suo organico dipendenti con Sla, autismo, neoplasie e malattie debilitanti. Persone licenziate da un precedente luogo di lavoro o auto-isolatesi, per paura di essere inutili. «Spesso la dignità che si perde con la fine di una esperienza lavorativa è peggiore della malattia stessa – chiarisce Marco – e per questo cerchiamo proprio di restituire speranza attraverso una nuova possibilità professionale». «Sono state proprio le giornate di Cagliari a donarci un ritrovato sapore di concretezza – sono le parole di Edoardo Baroncelli, condirettore dell’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della Cet, invitato a far sintesi della Settimana sociale – sta a noi declinare tutto questo nella nostra realtà. Stiamo vivendo questo paradosso: il lavoro, al tempo stesso, è precario e sottopagato, ma spesso ti richiede sacrifici che ti impongono di dimenticare anche la famiglia. Una follia che ti scarnifica dal di dentro».

I giovani erano presenti all’incontro regionale della Consulta con il progetto Policoro. «Quando incontriamo i ragazzi – evidenzia Elia Frosini, responsabile del progetto per la diocesi di Prato – sentiamo che sono disorientati, che vivono in pieno il paradosso dell’attuale sistema. Cerchiamo di prenderli per mano, di accompagnarli», «orientandoli – gli fa eco Simone Neri, che del Policoro è il segretario regionale – sia nel mondo dell’Università che nel mondo professionale». L’obiettivo è quello di aiutarli a crearsi un futuro consapevole, anche attraverso l’autoimprenditoria: a Prato, ad esempio, questo avviene anche grazie a strumenti come il Fondo Santo Stefano: «dalla nascita del fondo – dice il responsabile Maurizio Nardi – abbiamo fatto nascere 104 microimprese e 6 sono attualmente in incubazione».

Proprio le nuove generazioni sono tra i testimoni di questi successi: ne è un esempio Alessandro Corina – presente all’incontro – grossetano e cresciuto con il progetto Policoro, che adesso è designer di interni e lavora con impegno in un settore non facile, ma in cui riesce a imporsi sposando una logica solidale e rispettosa della libertà di ognuno. «Non è un caso – evidenzia mons. Fausto Tardelli, vescovo delegato della Cet per le Aggregazioni laicali – se questo incontro si svolge alla vigilia della Giornata mondiale dei poveri indetta dal Papa. Dobbiamo riconoscerci nella povertà degli altri, nei loro bisogni, e quello del lavoro è cruciale. Vivere un lavoro dignitoso, giusto, sano, che partecipa al bene comune deve restare un obiettivo per il presente e per il futuro».

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