Vita Chiesa
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Arezzo, lettera pastorale di mons. Fontana: chiamati a portare l'annuncio

Il ruolo specifico del sacerdote «è di essere esperto di Dio e della preghiera, uomo dell’ascolto del prossimo e della carità verso chi soffre» e da cui la gente si aspetta che sia «un Maestro della fede e "illuminatore" delle coscienze». Questo uno dei passaggi della nuova Lettera pastorale dell’arcivescovo Riccardo Fontana, la nuova alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il testo è stato presentato, in questi giorni, in occasione del Convegno pastorale della Chiesa aretina, a La Verna.

«Mandati a portare il lieto annunzio» è l’invito forte che il Presule lancia ad una Chiesa chiamata ad una «missione» tra i contemporanei della Terra d’Arezzo. «Occorre metterci nelle mani di Dio, quali "istrumenti della sua pace", piuttosto che puntare su presunti "nemici"», evidenzia Fontana. «Di fronte alla secolarizzazione e al paganesimo che si insinua nel modo di ragionare del nostro tempo, pare poco utile lamentarci; occorrerà riavviare percorsi virtuosi di formazione e di cultura», prosegue l’Arcivescovo. Dall’altra parte occorre tornare anche a «valorizzare il sacerdozio, liberandolo per quanto possibile, da una sorta di onnipresenza nella vita della parrocchia». In questo senso, la Lettera pastorale chiede di dare spazio anche ai ministeri dei laici.

Il cambiamento della mentalità comune che, almeno apparentemente, sembra sempre più «lontana da Dio» non può essere «nascosto». Nella diocesi e nelle parrocchie non mancano «difficoltà e diffidenze», ingenerate da questa condizione. «Quasi tutto quello che gli anziani avevano conosciuto come appartenente al mondo della Chiesa ha cambiato aspetto», evidenzia Fontana. Difficoltà che, «con la grazia di Dio, possono essere sublimate», diventando una vera e propria occasione per un «rinnovamento della nostra pastorale». A questo punto l’Arcivescovo si rivolge direttamente ai sacerdoti: «Cosa si chiede ai presbiteri? Di collaborare nel tempo e di guidare il processo di trasformazione». Fontana evidenzia come sia necessario avviare «appena possibile, tra le Parrocchie che iniziano a lavorare insieme, forti collegamenti unitari per la catechesi; almeno vi sia in ogni Area un gruppo liturgico, con frequenza settimanale; la caritas parrocchiale sia presente in tutte le Parrocchie, o aggregazioni, almeno quelle che hanno dai 4/5 mila abitanti in su. La questione degli Oratori non è più rimandabile, come pure un progetto di pastorale familiare condiviso».

In questo senso, per il Presule «con il tempo necessario» e «nel rispetto di tutti», «sarà opportuno avviare quelle forme di collaborazione che assicurino il miglior servizio possibile»; «le parrocchie che da sole assommano una grande quantità di fedeli, per esempio attorno a cinquemila e oltre, dovranno poter godere del ministero di più di un sacerdote e comunque sono chiamate a condividere, con i vicini della stessa Area Pastorale, progetti tra loro compatibili»; «le parrocchie che aggregano minore popolazione potranno contare su collaborazioni vicendevoli, per cui tutti i servizi saranno assicurati nell’Unità Pastorale, quasi che quest’ultima sia per loro una sorta di parrocchia più grande, con varie comunità, tutte da rispettare, ben collegate e unite tra loro».

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