Vita Chiesa

BENEDETTO XVI AI VESCOVI ITALIANI: UNA ALLEANZA EDUCATIVA PER TESTIMONIARE LA FIDUCIA NELLA VITA

“In un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche della vita, e la legittimità stessa dell’educazione è posta in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare”. Lo ha detto il Papa (testo integrale), che incontrando oggi i vescovi italiani, riniti in Vaticano per la loro 59ma Assemblea generale, si è soffermato sul “compito fondamentale dell’educazione” – tema dell’assise episcopale – come “esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa, che oggi tende ad assumere i tratti dell’urgenza, e perfino dell’emergenza”. Di qui la necessità di “porre mano ad una sorta di progetto educativo che nasca da una coerente e completa visione dell’uomo quale può scaturire unicamente dalla perfetta immagine e realizzazione che ne abbiamo in Cristo Gesù. È Lui il Maestro alla cui scuola riscoprire il compito educativo come un’altissima vocazione alla quale ogni fedele, con diverse modalità, è chiamato”. La proposta della Chiesa in questo ambito, ha precisato Benedetto XVI, “non è frutto di un ingenuo ottimismo”, ma dalla “speranza” che partire da “questo fondato atto d’amore per l’uomo può sorgere una alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale”.“La difficoltà di formare autentici cristiani – è l’analisi del Papa – si intreccia fino a confondersi con la difficoltà di far crescere uomini e donne responsabili e maturi, in cui coscienza della verità e del bene e libera adesione ad essi siano al centro del progetto educativo”. Per questo, “insieme ad un adeguato progetto che indichi il fine dell’educazione, c’è bisogno di educatori autorevoli a cui le nuove generazioni possano guardare con fiducia”. “Un vero educatore – ha ammonito Benedetto XVI tracciandone l’identikit – mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità ed esemplarità nel compito di educare coloro che gli sono affidati”, raccogliendo l’invito di san Paolo nella prima lettera ai Corinzi, “fatevi miei imitatori”. Tra le iniziative della Cei in campo educativo, il Santo Padre ha citato la conclusione, domenica prossima, del triennio dell’Agorà dei giovani italiani, che “costituisce un invito – ha detto – a verificare il cammino educativo in atto e a intraprendere nuovi progetti per una fascia di destinatari, quella delle nuove generazioni, estremamente ampia e significativa per le responsabilità educative delle nostre comunità ecclesiali e della società tutta. L’opera formativa, infine, “si allarga anche all’età adulta, che non è esclusa da una vera e propria responsabilità di educazione permanente”.“Un servizio alla Chiesa e al popolo cristiano che esige una profonda spiritualità”. Così il Papa, nel discorso rivolto oggi ai vescovi italiani, ha definito l’Anno sacerdotale, che inizierà il 19 giugno prossimo e farà seguito all’Anno Paolino. “Siamo chiamati, insieme ai nostri sacerdoti – le parole di Benedetto XVI – a riscoprire la grazia e il compito del ministero presbiterale. Esso è un servizio alla Chiesa e al popolo cristiano che esige una profonda spiritualità”. “In risposta alla vocazione divina – l’esortazione del Papa ai presuli – tale spiritualità deve si nutrirsi della preghiera e di una intensa unione personale con il Signore per poterlo servire nei fratelli attraverso la predicazione, i sacramenti, una ordinata vita di comunità e l’aiuto ai poveri”. “In tutto il ministero sacerdotale risalta – ha concluso il Pontefice – l’importanza dell’impegno educativo, perché crescano persone libere e responsabili, cristiani maturi e consapevoli”.“Costante preghiera e perdurante affettuosa vicinanza”. A rinnovarla alle popolazioni compite dal terremoto in Abruzzo è stato oggi il Papa, nel discorso rivolto ai vescovi italiani. “Non c’è dubbio – le parole di Benedetto XVI – che dallo spirito cristiano attinga vitalità sempre rinnovata quel senso di solidarietà che è profondamente radicato nel cuore degli italiani e trova modo di esprimersi con particolare intensità in alcune circostanze drammatiche della vita del Paese ultima delle quali è stato il devastante terremoto che ha colpito talune aree dell’Abruzzo”. “Ho avuto modo, nella mia visita a quella terra tragicamente ferita – ha proseguito il Pontefice – di rendermi conto di persona dei lutti, del dolore e dei disastri prodotti dal terribile sisma, ma anche della fortezza d’animo di quelle popolazioni insieme al movimento di solidarietà che si è prontamente avviato da tutte le parti d’Italia”. Secondo il Papa, “le nostre comunità hanno risposto con grande generosità alla richiesta di aiuto che saliva da quella regione sostenendo le iniziative promosse dalla Conferenza Episcopale tramite le Caritas”.“Questa rinnovata richiesta di generosità, che si aggiunge alle tante iniziative indette da numerose diocesi, evocando il gesto della colletta promossa dall’apostolo Paolo a favore della Chiesa di Gerusalemme, è una eloquente testimonianza della condivisione dei pesi gli uni degli altri”. Con queste parole il Papa ha espresso “apprezzamento” e “incoraggiamento” per il “prestito della speranza” lanciato dalla Cei per le famiglie in difficoltà, e per la Colletta del 31 maggio prossimo, destinata alla raccolta che costituirà la base del Fondo nazionale di garanzia istituito dalla Chiesa italiana. “In un momento di difficoltà, che colpisce in modo particolare quanti hanno perduto il lavoro, ciò diventa un vero atto di culto – ha proseguito Benedetto XVI – che nasce dalla carità suscitata dallo Spirito del Risorto nel cuore dei credenti. È un annuncio eloquente della conversione interiore generata dal Vangelo e una manifestazione toccante della comunione ecclesiale”. “Da mesi – è l’analisi del Papa – stiamo constatando gli effetti di una crisi finanziaria ed economica che ha colpito duramente lo scenario globale e raggiunto in varia misura tutti i Paesi. Nonostante le misure intraprese a vari livelli, gli effetti sociali della crisi non mancano di farsi tuttora sentire, e anche duramente, in modo particolare sulle fasce più deboli della società e sulle famiglie”.Sir