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Bagnasco: riduzione Diocesi all'esame della Congregazione

Il lavoro della Commissione episcopale sul «riassetto» e l'eventuale riduzione delle diocesi italiane - 226 su un territorio di 300mila chilometri quadrati, caso unico al mondo - «è durato alcuni anni e ora si è concluso da almeno un anno o due, e i risultati sono stati presentati alla Congregazione dei vescovi». A riferirlo al Papa, a proposito della sua proposta fatta ieri, durante la «professio fidei» dei vescovi italiani nella basilica vaticana, è stato il cardinale Angelo Bagnasco, che nella conferenza stampa conclusiva della 65ª assemblea della Cei è stato interrogato in proposito. (testo comunicato)

«I risultati sono nelle mani della Congregazione competente», ha assicurato, precisando che ai vescovi «non sono state richieste valutazioni di merito, ma l'individuazione dei criteri» per una riforma. Tra tali criteri, il cardinale ha citato «il numero delle anime, il numero in rapporto all'estensione del territorio e il radicamento storico, culturale e religioso». «L'opportunità o necessità di riduzione del numero delle diocesi - ha puntualizzato il presidente della Cei - non proviene dai vescovi, ma dall'istanza superiore e competente che è la Congregazione».

«Se il Papa è convinto di questa linea - ha aggiunto - darà disposizioni perché in base a tali criteri si possa poi prendere una decisione conforme». A proposito del numero delle diocesi, il cardinale ha detto che «sono molte, dire che siano troppe è un altro discorso». «Certamente - ha osservato - non c'è altro Paese al mondo come l'Italia, per la storia che conosciamo». Riguardo a un eventuale accorpamento, il presidente della Cei ha ricordato che alcuni «passi» nel passato sono stati fatti, «se ne faranno ancora»: «Le difficoltà - ha commentato - ci sono state e ce ne saranno ancora, ma non sono difficoltà insormontabili».

La meditazione, «ricca e puntuale», di ieri del Papa ai vescovi è stata «un dono», una «riflessione in ordine alla santità di noi pastori», dalla quale traspare «il grande affetto, non solo la cordialità, di Papa Francesco nei confronti dei presuli italiani». Sono le parole con cui il cardinale Bagnasco ha sintetizzato ai giornalisti il primo discorso del Papa ai vescovi italiani, «nato dal suo cuore di pastore, vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale» e che «ha voluto offrire e condividere con noi e per noi insieme a lui». I vescovi italiani, ha assicurato il cardinale, sono «molto grati» al Papa per il suo «grande rigore spirituale e morale» e per il suo invito a «camminare non solo davanti, ma anche nel e dietro al gregge», grazie a un'«immersione totale dei pastori dentro il loro popolo». Il presidente della Cei ha sottolineato anche il «gesto finale», quando Papa Francesco «ci ha voluto salutare uno per uno e ha voluto che l'accompagnassimo, quasi fossimo un corpo solo, verso l'uscita della basilica». Un gesto «emozionante, che ci ha commossi e incoraggiati a essere sempre più dediti, secondo la nostra missione di vescovi, nelle nostre diocesi e in Italia». «I vescovi italiani - ha assicurato - accolgono il magistero, le indicazioni del Papa, con cordialità e con totale docilità».

Benedetto XVI, ha fatto notare il cardinale Bagnasco, insisteva molto «sulla necessità del primato di Dio, sul tema della conversione: il tema della fede non è altro che il tema della conversione a Cristo». Di qui l'importanza di raccogliere l'invito di Papa Francesco «ad essere più liberi da noi stessi, dai nostri egoismi ricorrenti, dalle cose materiali per rimettere al centro non noi ma Dio». «Benedetto XVI lo faceva già e Papa Francesco continua a farlo, nel suo modo vigoroso e quindi anche più diretto», ha ribadito il presidente della Cei a proposito della meditazione di ieri. Quelli del Papa Francesco, ha aggiunto, «sono richiami anzitutto per noi, perché dobbiamo essere davanti al nostro popolo non nell'onore, ma nell'esempio e nella santità di vita». «L'appello alla vigilanza cristiana non è mai inutile», ha detto il cardinale Bagnasco a proposito delle parole del Papa sul carrierismo e la sete di potere: «L'appello alla vigilanza cristiana - ha aggiunto - non è mai inutile: le parole del Santo Padre indirizzate a noi vescovi sano decisive e sempre opportune, perché c'è sempre bisogno di essere richiamati alla santità, che vuol dire anche vigilare su noi stessi, perché il peccato originale è in ciascuno di noi. E' stato lavato dall'acqua del battesimo, ma le conseguenze restano: l'inclinazione, la debolezza verso il male in tutte le sue forme».

Fonte: Sir
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