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Belgio: abusi, presentato codice di condotta «Dal tabù alla prevenzione»

«Non è sufficiente riconoscere gli errori del passato e accompagnare le vittime. È altrettanto importante fare tutto il possibile perché questi fatti non accadano più in futuro». La politica della «tolleranza zero» contro il fenomeno della pedofilia nella Chiesa si affianca in Belgio alla politica della prevenzione. Ieri è stata presentata alla stampa una brochure dal titolo «Dal tabù alla prevenzione» redatta dalla Commissione interdiocesana per la protezione dei bambini e dei giovani: un vero e proprio «codice di condotta» diffuso in 9mila copie e rivolto in modo particolare agli operatori pastorali.

Percorsi: Belgio
Parole chiave: abusi (220)

Il testo contiene due capitoli «inediti»: il primo, che si rivolge ai genitori, indica i tratti psicologici dell'abusatore nonché gli indizi che possono far supporre una violenza subita dal minore. Un capitolo si rivolge invece direttamente ai bambini: scritto da Kolet Janssen, il testo propone un corto recitato dal titolo «Hannah ha detto no». È la storia di una bambina vittima di molestie da parte del suo allenatore di ginnastica che ha però avuto il coraggio e la prontezza di parlare alla sua mamma di quanto succedeva dopo le lezioni.

Dopo lo choc del 2010, quando la Chiesa belga fu travolta dalle rivelazioni dei primi casi di abuso commessi al suo interno, i vescovi e i superiori delle Congregazioni religiose hanno avviato una serie di iniziative per combattere il fenomeno, accompagnare le denunce delle vittime, rompere il silenzio. Nel corso della conferenza stampa di ieri, sono stati presentati i dati relativi alle comunicazioni di abusi fatte negli anni 2012-2013 dalle vittime e depositate presso i 10 punti di contatto presenti in tutte le 8 diocesi del Paese ai quali se ne aggiungono altri due per le Congregazioni religiose francofone e fiamminghe. Nei due anni presi in considerazione sono state 323 le comunicazioni ricevute. Il numero va sommato alle 621 persone che si sono rivolte al Centro di arbitrato, un'altra istituzione creata congiuntamente dalla Chiesa belga e dallo Stato per trattare i casi prescritti dalla legge. L'84% dei casi comunicati hanno avuto luogo più di 30 anni fa e solo il 16% sono avvenuti negli ultimi 30 anni. Sono 125 le vittime che hanno ricevuto una compensazione finanziaria per un totale di un milione di Euro spesi dunque per il risarcimento. Se a questa cifra si aggiunge il totale versato dal centro di arbitrato, i risarcimenti versati ammontano ad oggi a 2,5 milioni di euro.

La battaglia - assicura monsignor Guy Harpigny, vescovo di Tournai e referente della Conferenza episcopale belga per gli scandali degli abusi sessuali - non finisce qui: «Ci sono sicuramente ancora persone che desiderano manifestarsi. Per questo i punti di contatto restano aperti per permettere a chi ancora esita, di parlare». La Chiesa belga punta oggi sulla prevenzione: «Non dobbiamo permettere che questo crimine si riproduca e quindi dobbiamo essere vigilanti». Il Belgio dunque - assicura il vescovo - si schiera con «Papa Francesco e il cardinale di Boston O'Malley che insistono sulla tolleranza zero».

Fonte: Sir
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