Vita Chiesa
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Betlemme, patriarca Twal: «Soffriamo assenza misericordia»

«Abbiamo perso la nostra umanità e i nostri valori spirituali, e la religione è diventata un motivo per uccidere in nome di Dio, invece di invitare alla fratellanza. Quello di cui soffriamo dunque oggi è l’assenza di misericordia, come se l’evento di Cristo e il messaggio del suo Natale fossero vani». È stata tutta incentrata sulla misericordia l’omelia della messa di Mezzanotte celebrata dal Patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, nella chiesa di Santa Caterina a Betlemme. 

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Il luogo della Natività a Betlemme (Foto Sir)

Davanti alle massime cariche istituzionali palestinesi, in testa il presidente Abu Mazen, il patriarca latino ha ricordato che «la misericordia deve comprendere tutti, vicini e lontani, coloro che amiamo e coloro che detestiamo». «È facile – ha spiegato – dare prova di misericordia verso coloro che ci sono vicini per parentela religione o etnia. Ma è difficile estenderla ai poveri, agli emarginati, ai rifugiati, ai prigionieri e alle vittime della violenza e del terrorismo». Il ricordo di Twal è andato ai «milioni di rifugiati sparsi nei campi e nelle baracche, a coloro che fuggono dalle zone di conflitto, traversando il mare con mezzi di fortuna, e trasformandolo in un gigantesco cimitero, alle case demolite a Gerusalemme e in Palestina, ai terreni espropriati e a coloro che sono stati colpiti da una punizione collettiva. Il nostro pensiero va alle vittime del terrorismo, dovunque siano e a qualunque popolo appartengano».

Tutti «nostri fratelli in Umanità. Che il loro grido divenga il nostro, abbattiamo insieme il muro dell’indifferenza». Il Patriarca ha voluto ringraziare la Giordania, il Libano, la Turchia e numerosi Paesi europei che hanno aperto le loro porte ai profughi e incoraggiato «i Paesi incerti a superare la paura nei confronti di coloro che chiedono asilo, e ad accoglierli in attesa che la situazione migliori e che possano rientrare nelle loro case».

«In un mondo intriso di brutalità – ha affermato Twal – la vocazione del credente è quella di testimone della misericordia divina, in collaborazione con gli uomini e le donne di buona volontà. Semi di misericordia sono presenti in tutte le religioni, soprattutto nella religione ebraica e nell’Islam. Spetta a noi curare questi semi perché possano crescere nella nostra vita pubblica e privata. In tal modo potremo contribuire a costruire un mondo migliore, dove regneranno l’equità, la pace, la carità e il rispetto reciproco». Per il patriarca l’appello alla misericordia è rivolto «non solo alle persone oneste, ma anche a coloro che compiono il male, perché si ravvedano e cambino strada, a tutti coloro che hanno in mano il destino dei popoli, a coloro che fanno scelte politiche portatrici di morte, perché si pentano e facciano prevalere la dignità dell’uomo sui loro interessi materiali. È un appello ai fabbricanti e ai trafficanti di armi letali, che traggono la loro fortuna dalle sofferenze degli altri: fino a questo punto ci ha portato una politica cieca e ottusa!».

Non di meno l’appello alla misericordia riguarda anche «tutti coloro che sono coinvolti nella corruzione. Nessuno può pensare di essere immune da questa tentazione. E, per poterla estirpare dalla vita personale e sociale, occorre molta vigilanza e vicinanza a Dio. Preghiamo per i corrotti, sperando che la loro coscienza si risvegli, e che odano questo richiamo prima che sia troppo tardi».

Fonte: Sir
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