Vita Chiesa
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Betori: «La prospettiva del dono deve illuminare la vita personale come pure quella sociale»

«Lorenzo ci sprona a rivedere i parametri a cui fa riferimento la nostra vita personale e sociale». Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, durante la Messa solenne, stamani, nella basilica fiorentina intitolata al santo martire.

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Betori: «La prospettiva del dono deve illuminare la vita personale come pure quella sociale»

San Lorenzo è stata la prima cattedrale della città. Fu dedicata al santo diacono e martire nel corso di una celebrazione presieduta dall'arcivescovo di Milano, Sant’Ambrogio, nel lontano 393. In questo modo i cristiani fiorentini vollero porre la loro identità di fede sotto la tutela e il sostegno di un santo che veniva riconosciuto come colui che nella sua comunità ecclesiale si era fatto carico della cura dei poveri, del loro sostentamento materiale, attraverso una saggia amministrazione delle risorse raccolte nella comunità, ma era stato anche modello di fedeltà a Cristo nel momento della persecuzione, senza lasciarsi intimorire dall’atrocità delle sofferenze a cui era sottoposto, in specie la tortura del fuoco.

«Il libro della Sapienza - ha detto Betori nel corso dell’omelia - ci ha ricordato come la perdita di sé a cui Cristo ci chiama appaia una sconfitta agli occhi degli stolti, eppure in essa si compie un mistero di gloria, di splendore. Proprio coloro che agli uomini appaiono sconfitti, in realtà conseguono il vero governo della storia e il potere del mondo. Sono loro, infatti, a comprendere il senso vero delle cose, diventando in tal modo partecipi della regalità di Dio, che si manifesta nella grazia e nella misericordia, dono e amore. Quanto si manifesta pienamente nel dono che il martire fa della propria vita, comincia però come esperienza quotidiana nel rapporto verso i beni. Sappiamo infatti come la figura di san Lorenzo splenda nella storia della Chiesa come modello non solo del martirio, ma anche della cura e dell’incremento della carità nella comunità ecclesiale».

«La prospettiva del dono deve illuminare la vita personale come pure quella sociale», ha aggiunto Betori citando la Evangelii gaudium di Papa Francesco che focalizza «l’attenzione su due questioni prioritarie: l’inclusione sociale dei poveri e la promozione della pace e del dialogo sociale. Non si tratta ovviamente di un programma sociale in senso proprio, che spetta piuttosto a quanti hanno compiti politici e amministrativi nella comunità, chiamati a questo dalla volontà del popolo per la costruzione del bene comune. Si tratta però - ha precisato l’arcivescovo di Firenze - di principî che possono illuminarne l’azione e che si propongono come un riferimento ideale e al tempo stesso come una riserva di motivazioni e di rispettosa collaborazione da parte della comunità ecclesiale».

Riferimenti ultimi che a giudizio di Betori valgono anche a illuminare e sostenere l’impegno di tutti in un quartiere così rilevante come quello di San Lorenzo per la vita dell’intera città. Un quartiere dove si intrecciano luci e ombre: «Tra le prime - ha spiegato il Cardinale - mi piace registrare i passi significativi che si stanno compiendo per il recupero del complesso di Sant’Orsola, grazie a un impegno significativo, per il quale c’è da ringraziare i protagonisti che l’hanno assunto e l’amministrazione civica che lo ha condiviso, secondo un progetto pregevole e che si auspica possa trovare una coerente e pronta attuazione. Ma tutto verrebbe vanificato dal permanere all’intorno di una situazione d’insicurezza e di degrado che richiede interventi decisi ed efficaci, senza subire l’illegalità una componente inevitabile dell’attuale complessità sociale. C’è un patrimonio di civiltà che abbiamo ereditato che non possiamo tradire o dimenticare. Animato dalle più alte virtù cristiane ci ha insegnato nei secoli accoglienza e rispetto, capacità di farsi carico delle sofferenze dell’altro e cura della dignità della persona, generosa condivisione e responsabilizzazione di ciascuno nel contribuire al bene di tutti, apertura al dono e partecipazione onesta e operosa alla costruzione della giustizia nella legalità». Un’«immagine di positivo futuro» che l’Arcivescovo di Firenze, di fronte alle autorità cittadine (che in precedenza avevano consegnato i tradizionali ceri al termine della sfilata del Corteo della Repubblica fiorentina), ha lasciato come auspicio di speranza per il quartiere di San Lorenzo e per la città.

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