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Card. Betori: «Desideri come diritti, pericolosa involuzione dell’umanità»

È stata dedicata ai temi etici l’omelia della messa di Pasqua del card. Giuseppe Betori, celebrata in cattedrale e terminata con il consueto scoppio del carro. 

Parole chiave: Pasqua (86)
Il Cardinale Betori (Foto Anna Zucconi)

«Siamo affascinati ma anche impauriti di fronte alle possibilità di manipolazione che la tecnica offre all’umanità», ha osservato il Cardinale rilevando la contraddizione tra le «molte diffidenze verso le modificazioni per ciò che attiene ad esempio al cibo, spaventati come siamo da sofisticazioni e contraffazioni» e come invece siamo disposti a superare ogni barriera «quando si tratta di dare soddisfazione a ogni nostro miraggio, pur se si tratta del corpo umano e della sua naturalità, fino a non fermarci di fronte al dare vita a bimbi che dovrebbero riconoscersi figli di tre o quattro genitori o a non inorridire di fronte allo sfruttamento del corpo di donne costrette in situazioni di vera e propria schiavitù».

Altrettanto e ancor più preoccupante – ha proseguito - è poi la facilità con cui si assiste alla manipolazione dei canoni che hanno finora retto la visione morale, personale e sociale, condivisa da secoli sulla base di un’esperienza di popolo», andando a incidere sull’«essenza stessa dell’umano, della persona e della convivenza sociale».

Oggi, ha osservato Betori, sembra che «tutto possa essere considerato relativo e ciascuno possa aspirare al riconoscimento dei propri desideri come diritti, mentre per converso si assottigliano sempre più gli spazi della libertà di coscienza e della libertà religiosa. Siamo di fronte a una pericolosa involuzione dell’umanità, che scambia il progresso con la perdita di ogni ancoraggio a una forma condivisa dell’umano, e pensa che la giusta conquista della coscienza storica debba significare l’abbandono di ogni riferimento naturale, con la conseguente distruzione di quel terreno comune che solo crea le condizioni del dialogo tra gli uomini e quindi la stessa possibilità di una società coesa».

Per contrastare queste tendenze l’Arcivescovo ha individuato «un triplice impegno. Anzitutto la riconquistata idea di una dignità della persona umana, che non può essere lasciata all’arbitrario definirsi delle individuali aspirazioni e voglie, ma va riconfigurata a partire dal rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, a cominciare da quello alla vita, dal suo apparire nel seno materno fino al naturale compimento, per giungere al vertice della libertà di coscienza e religiosa». Compiti – ha osservato - «che trovano impensabili ostacoli nel dibattito culturale e hanno bisogno di avere maggiore considerazione nelle decisioni legislative dell’occidente, troppo spesso tese a rendere possibile tutto, al di là di ogni valutazione etica e antropologica». Da qui la necessità di sostenere «le cellule che costruiscono il corpo della società, a cominciare da quella cellula fondamentale che è la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna». Infine, «l’edificazione dell’umano chiede una svolta per quanto concerne i poveri e la loro inclusione sociale (…) perché nessuna giustizia sarà mai tale se non prenderà come misura dell’equità la situazione dei più deboli ed emarginati». 

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