Vita Chiesa
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Card. Betori: Messa «in coena Domini», «No a scelte che hanno esiti di morte»

“La fede cristiana non ha nulla da spartire con una ideologia del progresso, dell’affermazione dei buoni valori; essa presuppone che anche noi siamo disposti a vivere la perdita di noi stessi per gli altri, come ha fatto Gesù”. Lo ha detto ieri sera il cardinal Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nella Messa in Coena Domini, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

“Non è senza significato, e ha una carica di impegno radicale - ha sottolineato il porporato -, il fatto che questa fede abbia assunto la croce come proprio segno distintivo. Essere segno e alimento di una rigenerazione del mondo implica una chiara assunzione della dimensione sacrificale della nostra esistenza per gli altri”. Ma, nel Vangelo di Giovanni, viene posta l’attenzione anche su “un gesto supremo di servizio, la lavanda dei piedi, in cui Gesù, il Signore, si fa schiavo dei suoi e chiede poi di assumere lo stesso atteggiamento gli uni verso gli altri. “Colui che è il Signore - ha evidenziato il cardinal Betori - consegna la propria identità per farsi schiavo, chiamando chi vuole essere suo discepolo a seguirlo in questa strada di rinuncia di sé. Prospettive difficili in un mondo che esalta l’affermazione di sé, ricerca sicurezze contro tutto ciò che può porre in pericolo la propria condizione, induce a servirsi degli altri piuttosto che a servirli”.

“Senza consapevolezza di come la morte incomba su di noi, non c’è neppure ricerca di salvezza - ha poi sottolineato il porporato -. Anche questo è un dramma della nostra epoca: la superficialità e l’incoscienza con cui ci si avventura su strade che conducono alla morte, persone e società. Sembra che sia diventato troppo difficile oggi per l’umanità prendere consapevolezza che ci sono scelte che riguardano la persona, la famiglia e la vita sociale, che hanno esiti di morte, perché negano i fondamenti dell’umano”. Perciò, “liberare da questa colpevole ignoranza è una missione urgente della Chiesa e dei cristiani nel mondo”. Ovviamente, “la consapevolezza non basta. Occorre avere anche gli strumenti che permettano di contrastare gli istinti di morte della nostra società. Torna così al centro della nostra considerazione il volto di Cristo. È lui, l’immagine compiuta dell’umano, colui che può orientare la nostra ricerca e colui dalla cui esistenza per noi può scaturire la grazia della rigenerazione per tutti”. L’invito di Gesù a celebrare l’eucaristia “in memoria di me” è “l’assicurazione che diventare parte di Cristo, partecipando al memoriale del suo sacrificio, fa di noi una memoria vivente di lui, segni e strumenti di liberazione per tutti. Con una particolare attenzione ai poveri, di tutte le povertà, come continua a esortarci Papa Francesco”.

Fonte: Sir
Card. Betori: Messa «in coena Domini», «No a scelte che hanno esiti di morte»
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