Vita Chiesa
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Card. Betori, Messa patrono di Firenze: «Segnali preoccupanti in questa città»

Firenze ha «estremo bisogno» di una «cura amorosa dell'unità tra il bene, il giusto e il bello». Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, durante l'omelia per la Messa nella festa di San Giovanni Battista, patrono della città, in una Cattedrale gremita in cui sono risuonate anche le note di Schubert eseguite dall'orchestra e dal coro del Maggio Musicale Fiorentino.

«Non mancano segnali preoccupanti - ha aggiunto il Cardinale - che ci dicono quale scivolamento del vivere civile e del comportamento personale può generarsi tra noi quando istinti e desideri prendono il sopravvento sull'oggettività del bene e del bello. Si aprono spazi di trasgressione, in tutte le forme possibili, che incidono sull'identità stessa della città, la quale non può non salvaguardare i beni di cui è custode per il mondo, ma deve anche continuare a generare bellezza e cultura per tutti».

A proposito del «concorrere insieme alla cura del bene, del giusto e del bello» Betori ha ricordato anche la «delicatissima situazione del Maggio Musicale Fiorentino, che non ha voluto però mancare con la propria arte alla festa del patrono della città in questa Cattedrale. Mentre ringrazio quanti lo hanno reso possibile, chiamo tutti a un'azione responsabile e concorde nel ricercare le vie migliori per dare futuro a questa espressione di cultura e di bellezza che tutti ci onora. Anch'io sono il Maggio» ha concluso, mentre un applauso sottolineava le sue parole.

Firenze, ha affermato Betori, «deve ripensarsi su orizzonti universali: si tratta di non limitarsi alla ricerca di questo o di quel bene, ma operare per aprire i cuori all'irrompere di un significato pieno di vita, di una salvezza di tutta la persona e di tutti gli uomini e le donne del mondo. L'alternativa è restare preda di ben noti vezzi provinciali e di altrettanto ben noti astiosi antagonismi».

Betori ha anche voluto unire lo sguardo sulla cultura a quello sulla solidarietà, «secondo le migliori tradizioni fiorentine»: ha ricordato quindi la presenza dei senza dimora, «quasi duemila persone, centinaia e centinaia di famiglie cui è negata la possibilità di un tetto che le accolga», e poi l'allarmante crescita del bisogno alimentare: «aumenta la gente che letteralmente ha fame, mentre non si riescono a debellare le gravi forme di spreco che definiscono il nostro stile di vita». Spreco che può diventare anche «un pernicioso vizio», ha aggiunto, facendo riferimento alle notizie circa il primato di Firenze nel consumo di cocaina e la diffusione della piaga del gioco d'azzardo». Di fronte a questi problemi, ha affermato, «la Chiesa fa e farà sempre la sua parte». Betori ha rivolto un pensiero (come aveva già fatto a Natale) anche alle carceri, dove uomini e donne vivono «in condizioni a dir poco disumane».

Durante la Messa sono stati ricordati anche i dieci anni di episcopato del Vescovo ausiliare Claudio Maniago, che ricevette l’ordinazione l’8 settembre del 2003. Il Cardinale, come ogni anno, ha poi salutato i sacerdoti diocesani e i religiosi che celebrano quest’anno il proprio «giubileo» sacerdotale. Festeggiano 25 anni di sacerdozio don Leonardo Altobelli, don Emanuele Dondoli, don Alfredo Jacopozzi, can. Giancarlo Lanforti, don Carlo Maurizi, don Paolo Milloschi, don Alejandro Gallardo Vila e, tra i religiosi, padre Valerio Mauro, Cappuccino.

Sono cinquant’anni di sacerdozio invece per don Mario Landi e per i religiosi padre Oneglio Bacci (Cappuccino), don Angelo Costa (Dehoniano), padre Alfonso Fressola (Domenicano), padre Carmine Pace (Missionari del Sacro Cuore).

Hanno raggiunto il traguardo ragguardevole dei sessanta anni di sacerdozio cinque preti diocesani: don Remo Collini, don Vittorio Di Cesare, don Umberto Di Tante, don Brunero Pretelli, mons. Paolo Ristori. Altri quattro invece festeggiano ben 65 anni di sacerdozio: can. Averardo Dini, mons. Elio Pierattoni, don Silvano Puccini, mons. Mino Tagliaferri.

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