Vita Chiesa
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Card. Betori: Non si uccide in nome di Dio. Le fedi aiutino a recuperare il valore della dignità umana

«La morte non può trovare in alcuna fede il proprio fondamento». Lo ha detto oggi il cardinale Giuseppe Betori nell’omelia della Messa celebrata in cattedrale e durante la quale ha conferito i ministeri del lettorato e dell’accolitato, ad alcuni giovani seminaristi (Elia, Àlvaro Yobaly, Jithin Baby, Jomesh, Luca, Antony Joseph Vishal e Francesco). 

Per questi nuovi accoliti e lettori ha auspicato che nell’«itinerario verso il presbiterato comincino a fare esperienza di servizio nell’annuncio della parola di Dio e nella celebrazione del culto divino». E ha chiesto loro «che nel cammino della formazione siano altrettanto attenti ad aprirsi all’esperienza dell’assoluto di Dio, della sua trascendenza, della sua santità e a chinarsi con attenzione sul dramma dell’uomo del nostro tempo, non per farsene catturare, diventandone a loro volta vittime, ma per diventare capaci di esprimere vicinanza, condivisione, amore».

Da qui, ha detto l’Arcivescovo, nasce la necessità di far «discernimento dei segni di Dio attorno a noi e delle vicende dell’umanità di cui siamo partecipi». Ma «il discernimento – ha proseguito - è un impegno particolarmente oneroso nel nostro tempo, come ci accade di fronte agli eventi luttuosi di questi giorni, i tragici fatti che hanno insanguinato Parigi e la Francia, come pure quelli che hanno causato centinaia, migliaia di morti in Nigeria, perfino utilizzando come arma una fanciulla di appena dieci anni. Sarebbe grave voler vedere nella fede religiosa la radice di queste stragi: la morte non può trovare in alcuna fede il proprio fondamento; questo però può accadere nella sua contraffazione e nella sua corruzione, quelle sfociano nel fondamentalismo e si alimentano della negazione del valore della vita e della persona».

Occorre recuperare, ha proseguito il Cardinale, il riferimento alla «dignità della persona e la sua intangibilità, ineludibile sia per la sana ragione sia per ogni fede che riconosca in ciascuna creatura umana un dono di Dio. In questo le religioni hanno una speciale responsabilità. Lo è stato in alcune epoche del passato per il cristianesimo, lo è oggi in particolare per l’islam. Spetta alle religioni educare le coscienze, reagire al vuoto di una cultura nichilista che nega ogni vero umanesimo, dare prova di dialogo, come felicemente avviene nella nostra città. Nessun religioso – ha detto ancora - può sfuggire a tale impegno, come pure è compito di ogni uomo favorire insieme la libertà e la concordia, rifiutando ogni forma di intolleranza e di disprezzo. Preghiamo per le vittime di questi giorni, chiediamo a chi ha responsabilità nelle religioni, nelle istituzioni pubbliche e nelle culture di vigilare perché cresca in tutti la coscienza del rispetto dell’uomo, della sua vita, della libertà di espressione e del rispetto delle convinzioni dell’altro, così che crescano tra noi il dialogo e la comprensione reciproca».

Card. Betori: Non si uccide in nome di Dio. Le fedi aiutino a recuperare il valore della dignità umana
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