Vita Chiesa
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Card. Betori, Te Deum: «Questo mondo ha perso le coordinate dell'autentico umanesimo»

«Di speranza abbiamo bisogno più che mai in questi nostri tempi, il cui bilancio, alla fine di un anno torna a farsi inquietante e angoscioso». Lo ha detto ieri sera in Cattedrale a Firenze il card. Giuseppe Betori, in occasione del Te Deum a conclusione dell’anno civile.

Card. Giuseppe Betori in Cattedrale

«Gli scenari mondiali – ha osservato l’Arcivescovo - sono dominati ancora da crudeli episodi di terrorismo e da irrisolti focolai di guerre, dai drammi della fame e della povertà, da migrazioni di popoli in ricerca di condizioni di vita più dignitose e sicure. In questo contesto di violenza si collocano le persecuzioni che affliggono tanti fratelli cristiani. Non possiamo dimenticarli. Non vogliamo dimenticare in particolare Asia Bibi, la donna pakistana imprigionata da più di sei anni e condannata a morte con una falsa accusa di blasfemia. In lei e in tutti i perseguitati continua la Passione di Gesù».

«Le stesse condizioni del pianeta – ha proseguito - sono fonte di costante preoccupazione a causa degli irrisolti problemi legati a un creato poco custodito e spesso abusato. Il mancato rispetto delle regole elementari della convivenza umana sta alla base anche dei fenomeni di disgregazione sociale, da cui nascono ingiustizie e impoverimenti dei ceti più deboli, complice il dilagante individualismo, pronto a ricercare l’affermazione di sé ad ogni costo, anche al prezzo dell’emarginazione e della sofferenza dell’altro».

E per quanto riguarda l’economia,  «se può consolare qualche timido segno di ripresa», ha osservato il Cardibale, «crescono invece le preoccupazioni per la diffusa ricerca dell’affermazione di diritti che infrangono le fondamenta stesse della persona e della convivenza umana».

«Il quadro ora delineato - ha osservato l'Arcivescovo - potrà apparire a tinte troppo fosche. Non si vuole certamente negare l’impegno di singoli e istituzioni per il bene comune e il raggiungimento di traguardi significativi di migliore qualità della nostra vita; ma preoccupa il permanere di un orizzonte culturale che sembra aver perso le sue coordinate umanistiche autentiche, quelle legate al riconoscimento della dignità della persona umana sempre e ovunque, in ogni condizione di vita, del primato delle relazioni per la crescita di una convivenza fraterna, da cui nessuno sia escluso o emarginato, del riconoscimento dell’imprescindibile apertura della mente e del cuore degli uomini alla trascendenza come fattore costitutivo del loro valore».

La strada per un «recupero umanistico della nostra identità culturale» passa attraverso il dono del Figlio che ci ha fatto Dio, dono d’amore che  «opera in noi un riscatto, una liberazione, la rottura dei vincoli che ci impediscono di essere noi stessi, per giungere alla piena rivelazione della nostra identità, quella di figli di Dio».

«Tutto questo – ha detto ancora l’Arcivescovo - trova una sua attualizzazione nell’offerta che la Chiesa ci fa di un anno giubilare, un tempo in cui siamo invitati a un incontro più libero e profondo con la grazia di Dio, con la sua misericordia». Un messaggio «che è risuonato per noi in modo speciale nelle parole pronunciate da Papa Francesco nella nostra cattedrale il 10 novembre scorso», quando ci ha additato «l’immagine del Cristo Giudice effigiata nella nostra cupola»: è «la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza».

«La presenza del Papa tra noi – ha concluso il card. Betori - ha segnato in modo indelebile il nostro 2015. La memoria e la gratitudine si tramutino ora in fedeltà alle indicazioni che ci ha lasciato. In particolare sentiamoci impegnati a ridare slancio alla vocazione al servizio dei poveri, che da sempre caratterizza la nostra città, traducendo la misericordia che Dio ci dona in misericordia donata ai fratelli; sentiamoci impegnati ad accogliere i fratelli meno fortunati che continuano a venire tra noi alla ricerca di una vita più umana, riconoscendo nel loro volto il volto di Gesù; sentiamoci impegnati a coltivare il dialogo che dà fondamento alla fraternità, tra fedi e convinzioni di pensiero diverse, per edificare una società più armoniosa e giusta; sentiamoci impegnati a offrire nel nostro patrimonio culturale una visione del mondo che unisce aspirazione alla trascendenza e slancio di solidarietà».

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