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Catechesi, convegno regionale: «Splendidi e irrequieti»: gli adolescenti interrogano la Chiesa

Si è svolto nella Casa S. Giuseppe di Quercianella, dal 23 al 24 gennaio, il Convegno degli Uffici Catechistici della Toscana su di un tema di grande attualità e rilevanza: la ricerca di una possibile proposta pastorale per l’adolescenza, una difficile fascia di età che spesso prende le distanze dalla Chiesa e che rappresenta oggi una vera sfida educativa, ha detto mons. Simone Giusti vescovo di Livorno e delegato CET per l’evangelizzazione e la catechesi, che ha introdotto e presieduto il convegno.

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Catechesi, convegno regionale: «Splendidi e irrequieti»: gli adolescenti interrogano la Chiesa

Più che di consigli gli adolescenti hanno bisogno di esperienza e di concretezza, di impegno nel servizio e di discernimento, ha proseguito don Gianfranco Calabrese, direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Genova: per questo la pastorale degli adolescenti deve essere evangelica, fare incontrare Cristo nella gioia, ma deve essere anche una pastorale solidale, integrata e d’ambiente. È importantissimo per questo formare i formatori (qualcuno, nella condivisione finale, ha fatto notare che sarebbe meglio oggi evitare il termine «animatore», che potrebbe portare fuori strada), così come la parrocchia deve vivere la crisi della famiglia e degli adulti tenendo conto che ogni crisi, se bene affrontata, aiuta a crescere.

È necessario riqualificare la cura pastorale nelle diverse fasce di età, ha puntualizzato mons. Paolo Sartor, nuovo direttore dell’Ufficio catechistico nazionale, attraverso itinerari elaborati da tutta la comunità cristiana tenendo conto della cultura odierna caratterizzata massicciamente dall’attività mediatica. Occorre guardare alle nuove realtà, come la mancanza di figure di riferimento maschili: il ministero di catechista è svolto prevalentemente da donne, e un recente sondaggio ha evidenziato che per gli adolescenti la principale figura di riferimento resta la mamma (32,9%), seguita da figure di amici/amiche, mentre il padre è rilevante solo per l’8%... una marginalità impressionante. Così pure, non si può più prescindere da un’alleanza educativa: sacerdoti, genitori, catechisti, insegnanti, operatori di carità - tutti devono concorrere ad un progetto comune.

Mons. Sartor ha per questo rimandato agli Orientamenti Cei, in particolare ai numeri 57 e 72, riguardanti i luoghi di vita dei ragazzi (scuola, associazioni sportive ed artistiche, attività ricreative…) che possono divenire luoghi educativi in cui sperimentare la gioia e la bellezza di una vita buona, e i rapporti con enti, organismi e realtà del territorio, dove spazio comune di dialogo operativo dovrebbe essere l’amore per l’uomo. Le varie pastorali non devono essere in concorrenza fra di loro ma collaborare per l’unico scopo comune, integrando le proposte in un medesimo progetto. Fra le realtà menzionate da mons. Sartor, in consonanza con gli Orientamenti, c’è anche la scuola: in particolare, ha ricordato, talvolta l’insegnamento della religione risulta più dinamico e motivante della catechesi, ed è già avvenuto, in situazioni come quelle che si verificano a Milano, che abbia portato anche al catecumenato.

Il Convegno, vissuto con attenzione dai partecipanti delle diverse diocesi della Toscana, è servito anche a scambiare esperienze e ad allacciare rapporti, ed ha lasciato la voglia di ritrovarsi per proseguire un cammino comune di approfondimento e di collaborazione.

*Ufficio catechistico diocesano di Massa Marittima - Piombino

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