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Chiesa in Europa: Ccee, calo vocazioni e sfida secolarizzazione

I vescovi europei sono preoccupati per il calo di vocazioni in Europa per il contestuale calo anche di numero dei fedeli cristiani nel continente. Per questo emerge con sempre più lucida consapevolezza la necessità di un nuovo annuncio di Cristo rivolto soprattutto ai giovani.

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«Come si può parlare di vocazione a qualcuno che non conosce Cristo? Solo dopo aver annunciato Cristo, si può proporre di seguire un cammino». Così don Michel Remery, vice-segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), presenta al Sir il tema dell'incontro dei vescovi e responsabili per la pastorale vocazione delle Conferenze episcopali e delle Congregazioni religiose che comincerà domani a Varsavia (fino al 6 luglio). «L'educazione cristocentrica a servizio delle vocazioni oggi» è il titolo della riunione durante la quale si metteranno a confronto diversi cammini di educazione e formazione intrapresi in Paesi europei come la Polonia, la Francia, il Portogallo e l'Inghilterra. Si parlerà anche della «chiamata di Dio nel mondo di oggi» di fronte alle «sfide di una società secolarizzata». «L'essenza della secolarizzazione - spiega don Remery - altro non è che la perdita del senso dell'importanza di Dio per la propria vita e la perdita della vicinanza di Dio». Per questo, il Ccee quest'anno ha scelto di puntare sul tema della «educazione cristocentrica».

 «Ogni educazione in vista vocazionale - prosegue il rappresentante del Ccee - deve essere centrata su Cristo stesso. Non ha senso parlare di vocazione senza fare riferimento a Cristo. Perché non siamo noi a chiamare. È sempre Cristo che chiama. È Gesù che dice: vieni e seguimi». Sta di fatto che le statistiche sulle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa in Europa sono da anni e un po' dappertutto in calo. Sono preoccupati i vescovi europei? «Sì, lo sono - risponde don Remery -. Perché si vede a livello di numeri un calo importante. Ma non c'è solo un calo nelle vocazioni. C'è anche un calo grande in genere anche nel numero dei fedeli. Se vogliamo quindi favorire la vocazione dobbiamo lavorare per promuovere il messaggio della vita cristiana all'Europa». L'effetto-Francesco su questo trend è ancora difficile da quantificare. «Questi calcoli - osserva Remery - hanno bisogno di molto tempo per essere fondati. Quello che sicuramente oggi possiamo vedere è che l'insistenza di Papa Francesco sulla vita di preghiera, sull'amicizia personale con Gesù, sull'attenzione per l'altro, ha sicuramente un influsso sulle persone e sul modo di vedere la vocazione. Ho parlato con giovani recentemente e mi confermavano come le parole del Papa hanno un impatto sulla vita di questi ragazzi, entrano nel loro cuore».

Ma con il Papa, aggiunge Remery, «rimane un contributo molto importante anche l'esempio di persone - preti, vescovi, religiosi, suore e famiglie - che seguono la propria vocazione con autenticità e, facendolo, invitano a seguire l'esempio che danno, se lo fanno con tutto il cuore. Danno una testimonianza se sono quello che dicono di essere. Se vivono quello che Gesù ha chiesto e che loro hanno promesso di fare. Diventano quindi una fonte molto importante per la vocazione, se sono capaci di vivere la vita e la loro vocazione con autenticità e gioia».

Fonte: Sir
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