Vita Chiesa
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Chiese aperte: i parroci toscani rispondono «sì»

Papa Francesco ha chiesto che le parrocchie non abbiano orario, siano sempre pronte a ricevere chi bussa.  In Toscana questo appello trova terreno fertile: molti parroci fanno già tutto il possibile per essere disponibili alle richieste dei fedeli. Con risultati sorprendenti: «Non è raro vedere i giovani che si fermano anche a notte fonda per un momento di raccoglimento»

Percorsi: Papa Francesco
Un esempio.. di chiesa chiusa (Foto Sir)

«A me fa male al cuore quando vedo un orario, nelle parrocchie: “Dalla tal ora alla tal ora”. E poi? Non c’è porta aperta, non c’è prete, non c’è diacono, non c’è laico che riceva la gente… Questo fa male». Durante la celebrazione del Giubileo dei diaconi, un paio di settimane fa, Papa Francesco ha lanciato con il suo stile - sorridente, ma anche molto chiaro - un richiamo alle parrocchie: essere pronti ad aprire le porte «anche a chi bussa fuori orario», a costo di interrompere altre attività o il meritato riposo. «Chi serve - ha detto il Papa - non è schiavo dell’agenda che stabilisce, ma, docile di cuore, è disponibile al non programmato: pronto per il fratello e aperto all'imprevisto, che non manca mai e spesso è la sorpresa quotidiana di Dio».

Un appello che ha trovato pronte le parrocchie toscane, dove esistono addirittura esperienze di chiese aperte ventiquattr’ore su ventiquattro, come a Terontola, e dove comunque molti parroci si impegnano per essere sempre a disposizione. Ecco alcune testimonianze.

Don Nelli (Terontola): «Da sei anni la chiesa è aperta anche di notte»

Don Alessandro Nelli, vicario foraneo dell’area Cortonese-Castiglionese 3 della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, 25 anni di ordinazione sacerdotale appena celebrati, ben prima dell’invito di papa Francesco decise - sei anni fa - di tenere aperta la chiesa parrocchiale di san Giovanni Evangelista, a Terontola, ventiquattro ore su ventiquattro.

Una scelta talmente naturale, la sua, da essere immediatamente condivisa dall’intera comunità parrocchiale. «Decidemmo di tenere sempre aperta la chiesa per permettere a tutti di pregare, a qualsiasi ora del giorno e della notte», racconta don Alessandro. «Abbiamo tolto dalla chiesa le “cose artistiche”, blindato il Santissimo Sacramento e, da sei anni, non abbiamo mai più chiuso la porta della chiesa».

La sera, di frequente, verso le 22, le 23 qualcuno si ferma a pregare… e, continua don Alessandro «non è raro vedere i giovani che si fermano anche a notte fonda per un momento di raccoglimento».

Due volte al mese, le suore del luogo animano l’adorazione eucaristica di ventiquattro ore e questo contribuisce a far sì che San Giovanni Evangelista venga percepito come un luogo sempre aperto al culto e pronto all’ascolto, anche grazie alla presenza di altri tre sacerdoti, oltre don Alessandro.

«Tenere una chiesa sempre aperta in città è cosa diversa che farlo in campagna - commenta ancora don Alessandro - perché in luoghi come questi la comunità spesso può avere un senso più spiccato della propria identità ed appartenenza alla parrocchia, ma non è impossibile farlo da ovunque si voglia, se si vuole farlo».

Domanda retorica: paura dei ladri o dei malintenzionati? Risposta affatto scontata: «La Chiesa è la casa del Signore e Lui la protegge da solo». 

Elisabetta Giudrinetti

Don Marchetti (Firenze): «Quando la gente ci cerca non disturba mai»

«Quando la gente ci cerca non disturba mai: rispondiamo al Signore che bussa alla porta». Così don Luciano Marchetti, da pochi mesi parroco a San Piero in Palco, nella zona Sud di Firenze, interpreta quell’accoglienza a cui papa Francesco ha invitato domenica scorsa, chiedendo di aprire le porte «anche a chi bussa fuori orario». «Il nostro è un ministero ‘casa e bottega’ – spiega il sacerdote – e, al di là degli orari di apertura della chiesa, la disponibilità di noi sacerdoti è 24 ore al giorno». Peraltro, la chiesa resta aperta ininterrottamente tutti i giorni dalle 7.30 di mattina fino alle 19.30, ed «è bello vederla aperta e potervi entrare durante la giornata». In canonica, invece, si trova sempre il parroco o il vicario, che non hanno timore di venire disturbati perché «la gente ha buon senso, e poi ogni povertà va accolta con pazienza». Così si realizza la Chiesa accogliente come la vuole papa Francesco, che in fondo è la Chiesa del Vangelo. «Oltre che Chiesa in uscita – conclude don Luciano – dobbiamo essere Chiesa accogliente».

Padre Fantoni (Grosseto): «C’è anche un campanello vicino al confessionale»

L'appello del Papa a tenere le parrocchie aperte senza troppi orari? Non solo è condivisibile, ma cerchiamo di praticarlo da sempre». È convinto della bontà delle parole di Papa Francesco, padre Lamberto Fantoni, parroco cappuccino della parrocchia di Santa Lucia, periferia nord di Grosseto. Padre Lamberto ha il vantaggio di non essere solo, perché la parrocchia vede la presenza di una comunità religiosa composta di tre frati esclusivamente dedicati, a cui si aggiungono altri due religiosi che prestano servizio come cappellani all’ospedale cittadino e che, quando ce n’è bisogno, collaborano anche in parrocchia. Confessioni, ascolto delle persone, a Santa Lucia non c’è un orario e non c’è neppure una segreteria parrocchiale. «Facciamo tutto noi - conferma il parroco - Quando la gente suona al campanello della canonica trova sempre qualcuno pronto ad aprire». Lo stesso vale per la chiesa. «La mattina è aperta già dalle 6 e resta aperta ininterrottamente tutta la giornata solitamente fino alle 20. A volte andiamo anche oltre, soprattutto quando dopocena ci sono iniziative. Tenere aperta la chiesa fin dal sorgere del sole è importante soprattutto per chi va a lavoro molto presto - conferma il parroco - Ci sono fedeli che già alle 6.30 sono in chiesa. Alcuni sono, diciamo così, degli habitué. Ma gente viene un po’ ad ogni ora, anche nel dopopranzo: lo prova la quantità di lumini che vengono accesi. Noi cerchiamo sempre di essere presenti in parrocchia, ma anche quando in chiesa non c’è nessun sacerdote abbiamo installato un campanello vicino al confessionale collegato con la canonica: quando suona sappiamo che c’è qualche fedele che desidera confessarsi o avere un colloquio con un sacerdote e raggiungiamo la chiesa», conclude padre Lamberto.

Giacomo D’Onofrio

Mons. Castelli (Piombino): «Potremmo fare di più con l’aiuto dei laici»

Il Papa ci esorta come sempre ad un esame di coscienza e ci svela un cammino che resta sempre in qualche modo incompiuto e da sviluppare, ci espone ad una conversione». Così monsignor Pierluigi Castelli, parroco della Concattedrale di S. Antimo a Piombino e della parrocchia della Santa Croce a Populonia (diocesi di Massa Marittima e Piombino) commenta l’esortazione del Papa a tenere sempre aperte le porte delle chiese e ad andare oltre gli schemi e gli orari prefissati.

«Per quanto ci riguarda la nostra chiesa - afferma - è aperta dalla mattina alle 8 circa fino alla sera alle 20 senza pausa pomeridiana, dunque per dodici ore consecutive. Teniamo comunque sempre esposti dei numeri telefonici di riferimento per qualunque esigenza. Un’ulteriore disponibilità e maggiori iniziative sarebbero possibili mettendosi in gioco ed aprendo a figure di ministerialità dell’accoglienza con il contributo anche del laicato: sarebbe un modo di dare una testimonianza della parrocchia, che non è costituita solo dal sacerdote, ma da una comunità di persone che si rendono disponibili, eventualmente indirizzando chi ha bisogno al parroco per le necessità del caso. Ritengo dunque che l’affermazione del Papa sia molto coinvolgente sia da un punto di vista sacerdotale che laicale».

«Come chiesa giubilare - aggiunge monsignor Castelli -  abbiamo stampato un piccolo sussidio [un pieghevole n.d.r.] che abbiamo messo a disposizione di tutti perché possa motivare alla preghiera, ad un impegno nella Confessione sacramentale e alle opere di misericordia; durante i mesi invernali abbiamo anche proposto una serie di cinque incontri di riflessione sull'adorazione eucaristica».

Alla domanda poi, se possono insorgere problemi nel tenere le porte delle chiese sempre aperte mons. Castelli ci ha risposto con simpatica ironia: «abbiamo subito nel tempo piccoli furti; una volta abbiamo anche esposto un cartello in chiesa invitando chi fosse intenzionato a rubare a chiedere piuttosto: avrebbe ottenuto di più procurando meno danni».

Emilio Bertelli

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