Vita Chiesa
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Il «grazie» del presidente dell'Ucoii

Con la «gentilezza» Papa Francesco lancia ponti all'Islam

Izzedin Elzir, presidente dell'Unione delle Comunità islamiche in Italia (Ucoii) e imam di Firenze, ringrazia il Pontefice per il messaggio scritto quest'anno personalmente per la celebrazione che conclude il mese di Ramadan. In passato, infatti, il messaggio veniva redatto dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Percorsi: Islam - Papa Francesco
Parole chiave: Ramadan (3), Izzedin Elzir (2)
Izzedin saluta Francesco dopo l'elezione a pontefice

Il “ringraziamento” della comunità islamica italiana al messaggio scritto quest’anno personalmente da Papa Francesco ai “cari amici” musulmani per la celebrazione di ‘Id al-Fitr che conclude il mese di Ramadan. A esprimerlo è Izzedin Elzir, presidente dell’Unione delle Comunità islamiche in Italia (Ucoii) nonché imam di Firenze. “È la storia di Papa Francesco da quando era in Argentina e che ora va avanti – dice l’imam -. Credo che lavorando insieme in questa direzione possiamo arrivare a donare un bene non solo per una parte ma per tutta l’umanità. Auguriamo anche a lui e alla sua comunità quanto lui ha augurato a noi e gli assicuriamo le nostre preghiere”.

Il tradizionale messaggio di auguri per la fine del Ramadan, scritto di solito dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, è firmato quest’anno personalmente dal Papa. Che sensazione le fa?

“È un’impressione molto positiva: la sua apertura verso il mondo musulmano l’abbiamo già potuta constatare dal primo giorno del suo insediamento. Io personalmente in questo periodo ho potuto vedere e salutare il Papa tre volte e sempre ho notato come ha in mente la questione del dialogo interreligioso e, in particolare, con l’Islam. Credo che questo messaggio dimostri con i fatti ciò che lui pensa”.

Quanto è importante la scelta del nome di Francesco per il dialogo interreligioso?

“Ricordo che il primo giorno del suo insediamento, salutandolo, ci ha detto che Francesco non è solo simbolo di povertà e di umiltà ma è anche di dialogo con l’Islam. Ha sottolineato questo punto e dal primo giorno del suo pontificato si vede quanto questo indirizzo sia caro a lui”.

Da che cosa si vede?

“Dai suoi gesti, dalle parole che pronuncia, dalla semplicità e dalla sua umiltà. Sempre, ogni volta che ci ha incontrato, alla fine del nostro saluto ci ha chiesto: ‘Pregate per me’. Credo che sia il segno di una fratellanza universale, dimostrata con queste semplici ma fondamentali parole”.

Il Papa nel messaggio dice che il rispetto è “un atteggiamento di gentilezza”. Che cosa le suggerisce questo termine in riferimento al dialogo interreligioso?

“È un termine molto importante perché dimostra che stiamo andando oltre la parola ‘tolleranza’, per dirigerci verso una dimensione più profonda del rapporto fondato sul rispetto reciproco e la gentilezza. Credo sia questo il livello a cui dobbiamo arrivare nel dialogo tra uomini e donne di diverse fedi religiose”.

Ma c’è questo mutuo rispetto in Italia?

“Certamente! In Italia tra cittadini italiani di diverse fedi, in particolare tra cristiani e musulmani, abbiamo consolidato un rapporto di rispetto e avviato un dialogo profondo riconoscendoci fratelli, parte dell’unica famiglia umana. Il dialogo è poi andato oltre i cristiani e i musulmani, coinvolgendo il mondo laico e le altre fedi religiose”.

Il Papa parla, però, anche di “ingiuste critiche e diffamazioni”. Sono state purtroppo espresse anche ultimamente in Italia. Che effetto le fanno?

“Se vogliamo essere sinceri nel dialogo, dobbiamo riconoscere che il dialogo è un cammino e il cammino richiede fatica e prospetta una strada lunga. Perciò il rispetto reciproco non è scontato. Dobbiamo, allora, lavorare insieme per cercare di superare luoghi comuni e pregiudizi, per arrivare al rispetto profondo dell’uno verso l’altro”.

Che ruolo può svolgere l’educazione? E da dove nasce il rispetto per l’altro?

“Bisogna educare i nostri figli al rispetto di se stessi. Se uno rispetta se stesso, ha la capacità di rispettare l’altro. Spesso non conosciamo la nostra fede in modo profondo. Spesso si dice musulmano o cristiano, ma in realtà questi termini sono solo etichette. Occorre, invece, educare alla conoscenza profonda della propria fede e diventare un vero musulmano, un vero cristiano perché solo così possiamo rispettare l’altro come persona e la sua fede religiosa”.

Fonte: Sir
Con la «gentilezza» Papa Francesco lancia ponti all'Islam
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