Vita Chiesa
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È la famiglia la vera «grande bellezza»

Papa Francesco ha scritto alle famiglie in vista del prossimo Sinodo. Parla don Paolo Gentili, sacerdote di Grosseto e direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale familiare: «L’appello del Papa conferma  che tutte le famiglie devono sentirsi coinvolte nell’affrontare proprio quelle che il Papa chiama “le nuove urgenze pastorali”».

È la famiglia la vera «grande bellezza»

Cresce l’attenzione sul tema della famiglia, in vista del Sinodo che in due tappe (ottobre 2014 e ottobre 2015) sarà chiamato a riflettere sull’evangelizzazione alla luce delle sfide che oggi sono poste di fronte alla pastorale familiare.

Papa Francesco ha scritto una lettera alle famiglie, per chiedere di accompagnare con la loro preghiera questo percorso: «Vi chiedo di pregare intensamente lo Spirito Santo, affinché illumini i Padri sinodali e li guidi nel loro impegnativo compito». Secondo don Paolo Gentili, prete della diocesi di Grosseto e direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale della famiglia, l’appello del Papa conferma che tutte le famiglie devono sentirsi coinvolte nell’affrontare proprio quelle che il Papa chiama «le nuove urgenze pastorali che riguardano la famiglia».

Quanto può essere importante il ruolo delle famiglie cristiane nell’evangelizzazione?

«È evidente che il Santo Padre avverte tutta la portata della sfida che come Chiesa ci attende nei prossimi anni di cammino sinodale. La questione in gioco è non solo il futuro della famiglia, ma dell’intera società umana, di cui la famiglia è la cellula vivificante. C’è un invito premuroso contenuto in questa lettera alle famiglie di Papa Francesco: “Preghiamo dunque tutti insieme perché, attraverso questi eventi, la Chiesa compia un vero cammino di discernimento e adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo”».

Ci sono degli strumenti per aiutare le famiglie a rispondere a questo appello del Papa?

«L’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei ha cercato di rispondere a questo appello proponendo uno schema di preghiera mensile da vivere in forma domestica (eventualmente collegandosi on-line e facendo scorrere attraverso i canali del web un fiume di Grazia in forma orante), oppure creando occasioni di incontro nella Famiglia di famiglie che è la comunità. Siamo convinti che Papa Francesco stia mettendo in atto l’orizzonte intuito dal Beato Giovanni Paolo II quando sottolineava che “la futura evangelizzazione dipenderà in gran parte dalla chiesa domestica” (Discorso all’Episcopato Latinoamericano, Puebla 28.01.1979). Quando una coppia accompagna a “rinascere dall’alto” (cfr. Gv 3,7) un gruppo di genitori che chiedono il battesimo per il proprio figlio, o ancor più un gruppo di adolescenti che nelle loro inquietudini chiedono una bussola di valori al mondo degli adulti, o con “sentimenti di tenerezza” (Col 3,12) si apre all’affido temporaneo di un’intera famiglia strangolata dalla crisi economica, il sacramento del matrimonio che hanno celebrato assume un’efficacia sociale e il Vangelo fa cultura».

Aprendo il Concistoro, Papa Francesco ha invitato a tenere sempre presente «la bellezza della famiglia e del matrimonio, la grandezza di questa realtà umana così semplice e insieme così ricca, fatta di gioie e speranze, di fatiche e sofferenze, come tutta la vita». Perché oggi questa bellezza è così poco riconosciuta?

«Probabilmente, negli anni passati, un certo individualismo ha permeato i nostri percorsi pastorali. Così, magari, gli stessi genitori dei ragazzi che celebravano la prima comunione, rischiavano di illudersi di vivere una festa privata, in contraddizione con l’Eucarestia che celebravano. La famiglia allora può e deve diventare il soggetto dell’evangelizzazione e addirittura può essere scoperta come metodo dell’azione pastorale della Chiesa. Si tratta di togliere “via il lievito vecchio, per essere pasta nuova” (1Cor 5,7). In tal modo, lo stesso consiglio pastorale parrocchiale sarà vissuto come una famiglia, piuttosto che come un’organizzazione burocratica. Questo implicherà nel futuro un nuovo investimento formativo per i fidanzati che si accingono al matrimonio (è in atto un rinnovo dei percorsi), un accompagnamento premuroso dei giovani sposi, e soprattutto una maggiore carica di tenerezza e misericordia per le famiglie ferite. La sfida maggiore sarà poi un accompagnamento nuovo per i seminaristi (molti seminari stanno dando ampio spazio alla pastorale familiare) ed una più adeguata formazione permanente per il clero (troppi sacerdoti avvertono l’inadeguatezza della loro formazione per le sfide attuali)».

Sui temi della famiglia sono maturate molte attese. Il Sinodo non cambierà la dottrina cristiana del matrimonio e della famiglia; ma ci sono gli spazi per un nuovo approccio pastorale di fronte a certe realtà?

«Occorrerà da un lato rispettare l’inscindibilità del sacramento del matrimonio che costituisce la forza sorgiva dei legami familiari, e dall’altro aprire nelle parrocchie e in tutte le realtà ecclesiali nuove prospettive pastorali di accompagnamento delle situazioni difficili che la famiglia si trova ad affrontare. L’aumento notevole della presenza dei conviventi (in molti casi hanno superato la metà di coloro che si preparano alle nozze) e il fatto che la data del matrimonio sia dilazionata sempre più nel tempo, la consapevolezza che molte crisi coniugali si trasformano irrimediabilmente in separazione o divorzio, la pressione culturale esercitata dall’ideologia di genere che tenta di insinuare una certa eclissi della differenza, sono questioni che pongono sfide nuove».

In Italia cosa si sta facendo per rispondere a queste sfide?

«In Italia stanno nascendo sempre più percorsi pastorali di accompagnamento (per le famiglie che vivono la separazione sono oltre un centinaio) che coniugando Verità e Misericordia rispondano ai continui appelli del Santo Padre e permettano, a coloro che hanno sperimentato il fallimento del proprio matrimonio, di incontrare una Chiesa viva che “fascia le loro ferite” (Sal 147,3). Il cammino sinodale creerà certamente nuove opportunità e aprirà vie nuove per un’autentica carità pastorale e perché la comunità cristiana, con il suo calore, divenga la famiglia di chi non ha famiglia e soprattutto di chi non crede più alla famiglia. Resta il fatto evidente che, “il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato” (Benedetto XVI, Omelia per l’apertura del Sinodo sulla nuova evangelizzazione, Roma, 7 ottobre 2012). Proprio a partire dalla cura pastorale del matrimonio e della famiglia, come affermava Papa Francesco ai fidanzati per la festa di San Valentino, la società del futuro potrà “crescere in umanità”».

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