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Ecumenismo: Sae; Ricca (Valdesi), «riscoprirci fratelli»

Sono quattro i punti della «spiritualità ecumenica come stile di vita» secondo il teologo valdese Paolo Ricca: ne ha parlato stamattina, nell’ultima giornata della 52ª sessione di formazione ecumenica del Sae, che si conclude oggi ad Assisi e ha avuto per tema «In cammino verso un nuovo ecumenismo». 

Parole chiave: Sae (14)
La visita di Papa Francesco al tempio valdese a Torino (Foto Sir)

«La spiritualità ecumenica come stile di vita» è una spiritualità planetaria. Ricca si è riferito allo scritto di Ernesto Balducci, «L’uomo planetario», pubblicato nel 1985. «Tale orizzonte però affonda le sue radici molto lontano. Infatti un antico scrittore cristiano, del IV secolo, nelle ‘Costituzioni apostoliche’ afferma che nella formazione di un candidato adulto al battesimo gli si diceva che essere battezzato significa diventare ‘uomo cosmopolita’», ha sottolineato il teologo valdese. Il secondo aspetto è «la spiritualità ecumenica come stile di vita nonviolenta». Il relatore ha accennato a quanta violenza c’è stata nella storia cristiana e ha parlato del movimento ecumenico come della «prima forma nonviolenta di cristianesimo». C’è poi «la spiritualità ecumenica come stile di vita povera», dove però «la povertà non ha un’interpretazione economico-materiale, ma spirituale». «Povero - ha sottolineato Ricca - significa ridotto all’essenziale, dunque l’ecumenismo come trovare tra cristiani l’unum necessarium. Di una cosa sola c’è bisogno».

Citando la parabola del campo e del tesoro, Ricca ha evidenziato: «Il tesoro non è il campo, ma devi comprare il campo per trovare il tesoro. Il campo metaforicamente è la cristianità. La coscienza ecumenica abbraccia tutta la cristianità, è il quid essenziale da trovare». Allora, «cos’è l’essenziale cristiano?». Per il teologo valdese, «non è mettendo insieme le ricchezze che si trova il tesoro…». Come «esperienza alta di essenzialità vissuta» Ricca ha indicato quella dei seguaci del Poverello, che «seguono nudi un Cristo nudo». «Una spiritualità povera nel senso che si concentra sull’essenziale, comune a tutti», ha chiarito. «Cos’era l’essenziale per i primi cristiani? Affermare con le parole e con la vita Kyrios Christòs: Cristo è il Signore!», ha aggiunto. Infine, «la spiritualità ecumenica come stile di vita fraterna. Assisi come patria della fraternità, in quanto Francesco ha sostituito il modello paterno di comunità cristiana - abate padre, monaci figli - con quello fraterno». «La scoperta dell’altro cristiano come fratello e dell’altra chiesa come sorella - ha concluso Ricca - è l’unità cristiana. È il traguardo dell’ecumenismo. È la meta dell’ecumenismo e del cristianesimo».

Fonte: Sir
Ecumenismo: Sae; Ricca (Valdesi), «riscoprirci fratelli»
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