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Filippo Neri, «santo del sorriso»: una lapide sulla casa natale

Firenze ricorda oggi San Filippo Neri, nel cinquecentesimo della nascita. Una lapide è stata posta stamani in via dei Serragli, a Firenze, nella casa dove il santo nacque il 21 luglio del 1515.

La benedizione della lapide da parte del vescovo di Ivrea

«San Filippo Neri, grande educatore e santo del sorriso. Nel quinto centenario della sua nascita questa lapide in ricordo grati per la sua presenza paterna gioiosa e familiare». Recita così la lapide inaugurata stamani in via dei Serragli, nella casa dove il santo nacque il 21 luglio del 1515. Lapide che è stata benedetta dal vescovo di Ivrea, l'oratoriano mons. Edoardo Aldo Cerrato. Le celebrazioni proseguiranno con la Messa presieduta alle 18 dal cardinale Betori nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, e poi con il musical «Vanità di Vanità».

«Filippo Neri ha cinquecento anni ma non li dimostra», ha detto monsignor Cerrato: «È un santo sempre giovane perché è un cristiano convinto, pieno di fede e di carità: 36 anni da laico, 44 anni da prete, tutti vissuti con lo stesso entusiasmo». Il vescovo di Ivrea ha sottolineato anche il collegamento con il Convegno ecclesiale nazionale che si svolgerà a Firenze nel prossimo novembre, quando la Chiesa italiana si riunirà per riflettere sul tema «In  Gesù  Cristo  il nuovo umanesimo», guidata da Papa Francesco. E proprio a Firenze, sottolinea, nasceva il  santo «che ha profondamente vissuto l’umanesimo cristiano in  tutta  la  sua  dimensione,  e  la  cui "fiorentinità" (come lui stesso non mancava di ricordare) non  è elemento marginale».

In questa zona dell’Oltrarno la famiglia dei Neri aveva la sua casa e il suo orto. Qui crebbe il piccolo Filippo, bambino allegro e attento agli altri: qui gli fu dato il soprannome di «Pippo buono» che lo accompagnerà per tutta la vita.

E se è vero che gran parte del suo apostolato si è svolto a Roma, le origine fiorentine di Filippo Neri restano evidenti. «Sì come egli era fiorentino, così haveva caro che gli altri sapessero ch’ei fusse» afferma un testimone dell’epoca. E Giovanni Papini scrive: «Filippo deve la sua originalità, e quasi unicità, la sua fisionomia riconoscibile fra tutte quelle di tutti i Santi del mondo, all’impronta incancellabile della sua nascita fiorentina. San Filippo è un ragazzo fiorentino che, per l’intervento soprannaturale d’un amore immoderato per Cristo, s’è innalzato fino ai vertici della santità, rimanendo in parte quel che era, cioè fanciullo, faceto e oltrarnino».

La casa e l’orto dei Neri sarebbero poi stati inglobati nel vicino convento di Santa Elisabetta delle Convertite, dopo l’Unità d’Italia espropriato dallo Stato e convertito in deposito di omnibus. Finalmente riacquistato da un privato, l’edificio sarà infine destinato alla formazione degli orfani e dei giovani: gli «Artigianelli», come ancora si chiama l’istituto. La storia insomma ha voluto che il luogo che ha visto nascere l’«inventore» dell’oratorio, sia diventato un luogo di educazione. A ricostruire questi passaggi storici è stato don Gianfranco Rolfi, parroco della vicina chiesa di San Felice in Piazza ma anche attuale presidente degli Artigianelli. Fu nel 1899 che un fiorentino, Cesare Parissi, decise di fondare qui un asilo per bambini bisognosi. L’asilo fu posto sotto l’alto patronato dell’Arcivescovo di Firenze e la gestione fu affidata ai padri Scolopi. Nel 1932 fu istituita la scuola di avviamento professionale, che ben si adattava alla «vocazione artigiana» di questa zona della città. La scuola ebbe tra i suoi benefattori papa Pio X ed è per questo che l’istituto, un tempo intitolato a Re Umberto, porta invece oggi la donominazione di «Istituto San Pio X - Artigianelli».

La memoria storica fiorentina ricorda in questo luogo anche un pozzo, che veniva chiamato pozzo di San Filippo alle Convertite: si racconta che i malati ne bevessero l’acqua per recuperare la salute.

Una storia che non si è fermata: nel dopoguerra l’istituto degli Artigianelli fu rilanciato dall’opera di monsignor Bruno Panerai. Oggi ospita non solo la scuola ma anche alloggi per donne maltrattate, ospitate insieme ai loro figli; e nel futuro c’è anche la prospettiva di aprire una scuola di ceramica, un centro per attività culturali e anche monolocali per padri separati. «Siamo motivati dall’esempio di San Filippo Neri - sottolinea don Gianfranco Rolfi - che sapeva usare l’ironia, ma era anche uomo di comando. Abbiamo presenti anche l’esempio del cardinale John Henry Newman, grande vescovo oratoriano, e di Tolkien, l’autore del Signore degli anelli, anche lui educato dai padri filippini. Nella storia tutto si collega: dove è nato San Filippo Neri sono nati anche gli Artigianelli, nel segno dell’educazione e della gioia cristiana».

L'occasione dei cinquecento anni dalla nascita di San Filippo Neri ha visto arrivare a Firenze centinaia di pellegrini da tutto il mondo: Messico, Colombia, Stati Uniti, Francia, Germania, Belgio... A Firenze anche padre Mario Alves, Procuratore generale della congregazione di San Filippo Neri. Il fascino che ancora oggi San Filippo Neri esercita in tutto il mondo, spiega, «nasce dalla sua semplicità, dal suo modo di presentare il Vangelo con gioia». Viene in mente l’esortazione apostolica di Papa Francesco: «Evangelii gaudium», la gioia del Vangelo. «Leggendo le parole del Papa - ammette padre Alves - tante volte ho pensato: questo è San Filippo!» Un Santo dei nostri giorni, dice il Procuratore generale degli Oratoriani: la «nuova evangelizzazione» ripropone temi, urgenze e modalità di annuncio del Vangelo per certi versi molto simili a quelli che Filippo Neri ha vissuto nel Cinquecento. Un santo che ha molto da insegnare anche ai preti di oggi: «Intanto - sottolinea padre Alves - ci mostra l’importanza che la vita comunitaria può avere anche per il clero secolare. Poi ci insegna che dentro la comunità ci possono essere tante forme diverse di apostolato: la parrocchia, la scuola, l’oratorio... Ognuno può mettere a disposizione le proprie capacità».

Dopo la giornata fiorentina, le celebrazioni per il quinto centenario proseguono a Roma, dove il 18 settembre sarà ripresa un’antica tradizione ideata proprio da San Filippo: il «giro delle sette chiese», con la visita alle basiliche romane: un percorso di circa 25 km che permette di toccare le radici più profonde del cattolicesimo. Poi ci saranno mostre e concerti, fino ad arrivare al 26 maggio, festa liturgica di San Filippo Neri, con la Messa di chiusura nella «chiesa nuova»; la chiesa di Santa Maria in Vallicella dove riposa il corpo del Santo.

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