Vita Chiesa
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Firenze 2015, mons. Galantino: «Saremo in cammino con tutti», la fede «non è un castello di idee»

«In cammino con tutti», superando «ogni atteggiamento giudicante e gratuitamente presuntuoso», perché la fede cristiana non è «un castello di idee». È questa, in sintesi, la «pretesa» del quinto Convegno ecclesiale nazionale, in programma a Firenze dal 9 al 13 novembre sul tema: «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo».

A delinearne i tratti è stato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che ieri sera, a Napoli, presso la sede della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, ha tenuto una conferenza su «Il convegno ecclesiale di Firenze: il senso e il percorso». Non si tratta di «cristallizzare una verità costruita a tavolino», né di «assumerla come se fosse un recinto che esclude o che si distanzia da quella portata avanti da altri», ha spiegato il vescovo dopo aver fatto un «excursus» sugli altri quattro Convegni ecclesiali nazionali (Roma, Loreto, Palermo, Verona). «Se l'incontro con l'Uomo delle Beatitudini ci realizza in pienezza in tutti gli aspetti dell'umano - ha affermato il segretario generale della Cei - non potrà che porci anche in cammino con tutti, disponibili a confrontarci con gli umanesimi secolari, con visioni del mondo e dell'essere uomini diverse da quelle ispirate dal Vangelo e incarnate nella tradizione ecclesiale, per un dialogo che si rifiuta di considerare i diversi percorsi semplicemente incomunicabili tra loro».

«In Lui, in Gesù Cristo - ha proseguito mons. Galantino - riconosciamo i criteri veritativi, che non rimandano a un castello di idee e nemmeno a un modello storico da riproporre, bensì alla fedeltà di Dio a una storia che è storia di salvezza». Una «consapevolezza», questa, che per il presule «ci porta a superare ogni atteggiamento giudicante e gratuitamente presuntuoso». «La fede interpella continuamente la vita personale e comunitaria per una verifica della bontà della strada che stiamo percorrendo», ha ricordato il segretario generale della Cei: «Perché sappiamo la possibilità di allontanarci, di percorrere altre strade, anche quando si ammantano di una veste sacrale».

«Uscire» non è «vagare un po' alla cieca, sempre insoddisfatti e insieme persino incapaci di saperne giustificare le cause». Non è neanche «tanto attivismo che connota la vita di molti adulti». L'«uscire» che sogna Papa Francesco «chiede una Chiesa dal bagaglio leggero», ha detto monsignor Nunzio Galantino, che  ha esclamato: «Quanta zavorra contribuisce a frenarne il passo e a chiudere la porta alla condivisione e alla reciprocità!». «Uscire», sempre secondo il vocabolario di Bergoglio, «è voce pro-attiva», che chiede di «superare la tentazione di prestare attenzione alla complessità di questo tempo in maniera semplicemente reattiva, per assumere la responsabilità di riconsiderare le attività pastorali e il funzionamento delle strutture ecclesiali alla luce del bene dei fedeli e dell'intera società».

L'appello di Papa Francesco per «una Chiesa povera per i poveri» esprime «una scelta di campo dal valore ad un tempo teologico, antropologico ed ecclesiologico», ha detto ancora il Segretario della Cei, che ha ricordato come «la forza che caratterizza il cattolicesimo italiano e lo distingue rispetto a qualunque altro Paese europeo passa dalla presenza capillare della Chiesa sul territorio». È nelle parrocchie, innanzitutto, che «si manifesta una prossimità fattiva e salutare alla città e nella città degli uomini». In un contesto «pluralista», «sfilacciato e composito», in cui «per un verso l'immigrazione, per l'altro il diffondersi di una diversità di modelli e stili di vita, hanno dato un apporto sostanziale», secondo Galantino «costituirebbe un oggettivo impoverimento se tali trasformazioni - unite alla carenza di vocazioni e alla difficoltà a misurarci con i nuovi scenari - vedessero venir meno il nostro contributo d'ispirazione, di testimonianza e di azione: ne patirebbero il vivere civile e la sua laicità, il bene comune, la pace sociale e la qualità della convivenza democratica. A farne le spese sarebbero, innanzitutto, i poveri».

Per monsignor Galantino, l'educazione è un tema «trasversale rispetto a tutti gli altri», perché «la tendenza ad affrancarsi da qualsiasi tradizione e dei valori che veicola» è oggi «la questione antropologica per eccellenza, che coinvolge la stessa nozione di vita umana, l'apprezzamento e la valorizzazione della differenza sessuale, la configurazione della famiglia e il senso del generare, il rapporto tra le generazioni, la risorsa costituita dalla scuola, la sfida costituita dall'ambiente della comunicazione digitale, la costruzione della comunità all'insegna del diritto e della legalità». Il vescovo ha citato la Traccia preparatoria al Convegno di Firenze per spiegare come «il primato della relazione, il recupero del ruolo fondamentale della coscienza e dell'interiorità nella costruzione dell'identità della persona, la necessità di ripensare i percorsi pedagogici e la stessa formazione degli adulti sono priorità ineludibili». «Su questi fronti - ha assicurato Galantino - come comunità ecclesiale non partiamo da zero, anche se occorrerà senz'altro ricostruire grammatiche educative più rispondenti e spenderci per immaginare nuove alleanze educative, che consentano di unire le forze», vista «la diffusa crisi morale nella quale il Paese si travaglia». 

Fonte: Sir
Firenze 2015, mons. Galantino: «Saremo in cammino con tutti», la fede «non è un castello di idee»
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