Vita Chiesa
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Firenze, card. Betori: «Avremo nostalgia di monsignor Livi»

«La testimonianza offertaci da monsignor Livi è stata volta a mostrare come la fede debba diventare vita operosa, inserendo la luce del Vangelo nel concreto delle vicende umane, anche dal punto di vista sociale, come egli ha fatto per questo quartiere e per la città di Firenze tutta». Lo ha detto stamattina il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell'omelia per le esequie di monsignor Angiolo Livi, il più anziano sacerdote del presbiterio, morto centenario lo scorso 28 dicembre.

Le esequie di mons. Angiolo Livi in San Lorenzo

Mons. Livi era ancora priore dell'Insigne Basilica Laurenziana. Già parroco di Palazzuolo, era stato anche rettore del Seminario maggiore arcivescovile e vicario episcopale per il clero. Il porporato ha ricordato l'aspirazione di monsignor Livi «a che san Lorenzo possa trovare nella rinascita di sant'Orsola il segno e il centro propulsore di una rinascita dell'intero quartiere. Se vogliamo tenere viva la memoria del priore di questa basilica, egli stesso ce ne ha indicato il modo: impegnativo, senz'altro, ma degno di lui e di Firenze». Della Chiesa come «mistero di comunione e di amore, posto come segno e sacramento di Dio nel mondo» era «profondamente convinto Livi, che lo viveva in particolare nel legame del presbiterio attorno al suo vescovo». Era «un atteggiamento che mi commuoveva e, non lo nascondo, mi metteva soggezione, dovendomi misurare con la sua veneranda età. Da ultimo, mi è accaduto, un paio di settimane fa, alla vigilia della visita pastorale a questa parrocchia, da lui attesa e preparata con tanta dedizione, nonostante le precarie condizioni di salute».

«Ho un ricordo indimenticabile di quell'ultimo mio colloquio con lui, in cui mi rinnovò piena adesione alle indicazioni del vescovo, con una venerazione commovente verso il mio ministero e la mia persona», ha confidato il cardinale Betori, per il quale «doversi sentire padre di un uomo che ha attraversato un intero secolo - e lo ha fatto con grande consapevolezza dei tempi e con grande coraggio nelle responsabilità - non è stato facile, ma l'abbraccio che ogni volta mi riservava mi diceva che la sua devozione al vescovo, nella Chiesa e alla luce di Cristo, era un dono di coraggio da poter spendere nelle situazioni meno facili del mio ministero». «Caro don Angiolo, avrò, avremo nostalgia della tua presenza autorevole e affettuosa - ha detto il porporato, rivolgendosi direttamente al sacerdote defunto -. Non sei mai stato un anziano prete ripiegato sul passato: con giovanile audacia, ci hai sempre spinti a guardare con fiducia e con risolutezza al futuro. Vogliamo impegnarci a non tradirti in questa proiezione verso il futuro, mentre tu ne raggiungi la pienezza, quella in cui Dio si manifesterà a te, perché, giunti al termine di questa vita, ‘noi saremo simili a lui perché lo vedremo così come egli è'. All'abbraccio d'amore della visione di Dio ti consegniamo con le nostre preghiere. A Dio don Angiolo».

Fonte: Sir
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