Vita Chiesa
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Francesco, Angelus: «L'amore di Dio viene prima del nostro»

La solennità dell'Epifania «è legata al racconto biblico della venuta dei magi dall'Oriente a Betlemme per rendere omaggio al Re dei Giudei: un episodio che il Papa Benedetto ha commentato magnificamente nel suo libro sull'infanzia di Gesù». Lo ha ricordato oggi Papa Francesco all'Angelus.

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Quella fu la prima «manifestazione» di Cristo alle genti. Perciò «l'Epifania mette in risalto l'apertura universale della salvezza portata da Gesù». «Perché Gesù è venuto per tutti noi, per tutti i popoli», ha aggiunto a braccio. In effetti, «questa festa ci fa vedere un duplice movimento: da una parte il movimento di Dio verso il mondo, verso l'umanità - tutta la storia della salvezza, che culmina in Gesù -; e dall'altra parte il movimento degli uomini verso Dio - pensiamo alle religioni, alla ricerca della verità, al cammino dei popoli verso la pace, la pace interiore, la giustizia, la libertà -. E questo duplice movimento è mosso da una reciproca attrazione». Da parte di Dio, «è l'amore per noi: siamo suoi figli, ci ama, e vuole liberarci dal male, dalle malattie, dalla morte, e portarci nella sua casa, nel suo Regno». E anche da parte nostra «c'è un amore, un desiderio: il bene sempre ci attrae, la verità ci attrae, la vita, la felicità, la bellezza…».

Gesù è «il punto d'incontro di questa attrazione reciproca e di questo duplice movimento. È Dio e uomo». Ma è «sempre Dio che prende l'iniziativa. L'amore di Dio viene prima del nostro!». Ma chi prende l'iniziativa, si è chiesto il Papa. È Dio che, ha affermato a braccio, «sempre prende l'iniziativa: Lui ci aspetta, Lui ci invita, l'iniziativa è sempre di Lui». Gesù, dunque, «è Dio che si è fatto uomo, si è incarnato, è nato per noi». «La nuova stella che apparve ai magi - ha spiegato il Pontefice - era il segno della nascita di Cristo. Se non avessero visto la stella, quegli uomini non sarebbero partiti. La luce ci precede, la verità ci precede, la bellezza ci precede». Dio ci precede, ha sottolineato a braccio Francesco, tanto che «il profeta Isaia diceva che Dio è come il fiore del mandorlo, perché in quella terra il mandorlo è il primo che fiorisce, e Dio sempre precede, sempre primo, ci cerca, Lui dà il primo passo». Dio «ci precede sempre: la grazia di Lui ci precede e questa grazia è apparsa in Gesù. Lui è l'epifania, la manifestazione dell'amore di Dio. È con noi».

Per il Santo Padre, «la Chiesa sta tutta dentro questo movimento di Dio verso il mondo: la sua gioia è il Vangelo, è riflettere la luce di Cristo. La Chiesa è il popolo di coloro che hanno sperimentato questa attrazione e la portano dentro, nel cuore e nella vita». «Mi piacerebbe sinceramente dire a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa, a quelli che sono timorosi e indifferenti: il Signore chiama anche te ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore!», ha aggiunto riprendendo le parole dell'«Evangelii gaudium». «Il Signore - ha proseguito a braccio il Papa - ti chiama, il Signore ti cerca, il Signore ti aspetta, il Signore non fa proselitismo, dà amore. E questo amore ti cerca, ti aspetta, a te che in questo momento non credi o sei lontano. E questo è l'amore di Dio». Di qui l'esortazione: «Chiediamo a Dio, per tutta la Chiesa, la gioia di evangelizzare, perché ‘da Cristo è stata inviata a rivelare e a comunicare la carità di Dio a tutti i popoli'». «La Vergine Maria - ha concluso - ci aiuti ad essere tutti discepoli-missionari, piccole stelle che riflettono la sua luce. E preghiamo perché i cuori si aprano ad accogliere l'annuncio, e tutti gli uomini giungano ‘ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo'».

«La pace che Dio ha donato all'umanità con la nascita di Gesù, Verbo incarnato, rafforzi in tutti la fede, la speranza e la carità, e dia conforto alle comunità cristiane, alle Chiese che sono nella prova», ha detto Papa Francesco, dopo la recita dell'Angelus, rivolgendo i suoi «cordiali auguri ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che domani celebreranno il Santo Natale». L'Epifania, ha poi ricordato il Pontefice, «è la Giornata missionaria dei bambini, proposta dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia. Tanti ragazzi, nelle parrocchie, sono protagonisti di gesti di solidarietà verso i loro coetanei, e così allargano gli orizzonti della loro fraternità». «Cari bambini e ragazzi - ha affermato il Santo Padre -, con la vostra preghiera e il vostro impegno voi collaborate alla missione della Chiesa. Vi ringrazio per questo e vi benedico!». Nei saluti, il Papa ha ricordato, tra gli altri, giovani del Movimento Tra Noi e quelli dell'Oratorio San Vittore di Verbania; gli scout di Minori e di Castelforte; il coro Sant'Antonio di Lamezia Terme e il coro di Gozo «Laudate Pueri» che ha animato assieme alla Cappella Sistina i canti della liturgia di oggi; la scuola cattolica «Giacomo Sichirollo» di Rovigo; e i partecipanti al corteo storico-folcloristico, animato dalle famiglie di Leonessa e di altre località in provincia di Rieti.

Fonte: Sir
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