Vita Chiesa
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Francesco, Angelus: «Non ridurre il Regno di Dio a chiesetta». Preghiera per gli alluvionati di Genova

«Dio è buono verso di noi, ci offre gratuitamente la sua amicizia, ci offre gratuitamente la sua gioia, la salvezza, ma tante volte non accogliamo i suoi doni, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi e anche quando il Signore ci chiama, al cuore, tante volte sembra che ci dia fastidio». Lo ha evidenziato, ieri mattina, Papa Francesco, prima della recita dell'Angelus da piazza San Pietro, commentando il Vangelo nel quale «Gesù ci parla della risposta che viene data all'invito di Dio - rappresentato da un re - a partecipare a un banchetto di nozze».

Parole chiave: Genova (9)

L'invito ha «tre caratteristiche: la gratuità, la larghezza, l'universalità. Gli invitati sono tanti, ma avviene qualcosa di sorprendente: nessuno dei prescelti accetta di prendere parte alla festa, dicono che hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano indifferenza, estraneità, perfino fastidio». Ma, «nonostante le mancate adesioni dei chiamati, il progetto di Dio non si interrompe. Di fronte al rifiuto dei primi invitati Egli non si scoraggia, non sospende la festa, ma ripropone l'invito allargandolo; allargandolo oltre ogni ragionevole limite e manda i suoi servi nelle piazze e ai crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che trovano. Si tratta di gente qualunque, poveri, abbandonati e diseredati, addirittura buoni e cattivi - anche i cattivi sono invitati - senza distinzione».

Così «la sala si riempie di ‘esclusi'. Il Vangelo, respinto da qualcuno, trova un'accoglienza inaspettata in tanti altri cuori». In realtà, «la bontà di Dio non ha confini e non discrimina nessuno: per questo il banchetto dei doni del Signore è universale, per tutti. A tutti è data la possibilità di rispondere al suo invito, alla sua chiamata; nessuno ha il diritto di sentirsi privilegiato o di rivendicare un'esclusiva». Tutto questo ci induce «a vincere l'abitudine di collocarci comodamente al centro, come facevano i capi dei sacerdoti e i farisei. Questo non si deve fare; noi dobbiamo aprirci alle periferie, riconoscendo che anche chi sta ai margini, addirittura colui che è rigettato e disprezzato dalla società è oggetto della generosità di Dio. Tutti siamo chiamati a non ridurre il Regno di Dio nei confini della ‘chiesetta' - la nostra ‘chiesetta piccoletta' - ma a dilatare la Chiesa alle dimensioni del Regno di Dio. Soltanto c'è una condizione: indossare l'abito nuziale cioè testimoniare la carità verso Dio e verso il prossimo». Di qui l'affidamento all'intercessione di Maria Santissima dei «drammi e le speranze di tanti nostri fratelli e sorelle, esclusi, deboli, rigettati, disprezzati, anche quelli che sono perseguitati a motivo della fede» e l'invocazione della «sua protezione anche sui lavori del Sinodo dei vescovi», in corso in Vaticano.

«Rendiamo grazie a Dio per questo sacerdote e martire, eroico testimone del Vangelo. La sua coraggiosa fedeltà a Cristo è un atto di grande eloquenza, specialmente nell'attuale contesto di spietate persecuzioni contro i cristiani». Queste le parole di Papa Francesco ieri mattina, dopo la recita dell'Angelus, nel ricordare che a Sassari è stato proclamato beato padre Francesco Zirano, dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, il quale «preferì essere ucciso piuttosto che rinnegare la fede». Nei saluti ai fedeli presenti, il Pontefice ha ricordato i pellegrini canadesi arrivati a Roma per la Santa Messa di ringraziamento della canonizzazione di François de Laval e Marie de l'Incarnation: «Che i due Santi suscitino nel cuore dei giovani canadesi fervore apostolico». Saluti anche al gruppo dell'«Office Chrétien des personnes handicapées» venuto dalla Francia, alle famiglie del Collegio Reinado Corazón de Jesus, di Madrid, ai fedeli di Segovia, ai polacchi presenti in piazza e a quelli che hanno promosso speciali opere di carità in occasione della «Giornata del Papa». Infine, saluti al «gruppo dell'Associazione Amici di San Colombano per l'Europa, venuti in occasione dell'apertura del XIV centenario della morte di San Colombano, grande evangelizzatore del Continente europeo» e alle «Figlie di Maria Ausiliatrice partecipanti al capitolo generale».

«In questo momento, il nostro pensiero va alla città di Genova un'altra volta duramente colpita dall'alluvione», ha detto Papa Francesco, dopo la recita dell'Angelus, con i pellegrini giunti in piazza San Pietro. «Assicuro la mia preghiera per la vittima e per quanti hanno subito gravi danni - ha proseguito il Pontefice -. La Madonna della Guardia sostenga la cara popolazione genovese nell'impegno solidale per superare la dura prova». Il Santo Padre ha, quindi, invitato a recitare un'Ave Maria: «Preghiamo tutti insieme la Madonna della Guardia». Dopo l'Ave Maria, ha concluso: «La Madonna della Guardia protegga Genova!».

Francesco, Angelus: «Non ridurre il Regno di Dio a chiesetta». Preghiera per gli alluvionati di Genova
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