Vita Chiesa
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Francesco: Dio «non ha paura delle novità», vincere «timore» di fronte a «sorprese»

Dio «non ha paura delle novità», anzi «ama tanto» questa «novità»: per questo «continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate». Lo ha detto il Papa, che ha iniziato la sua omelia della Messa per la beatificazione di Paolo VI commentando «una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo», presa da Matteo: «Rendete, dunque, a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

«Alla provocazione dei farisei che volevano fargli l'esame di religione e condurlo in errore - ha fato notare Francesco - Gesù risponde con questa frase ironica e geniale. È una risposta a effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre». «Dio solo è il Signore dell'uomo, e non c'è alcun altro», ha ricordato il Papa: «Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio».

«Dare a Dio quello che è di Dio», ha spiegato il Papa, «significa aprirsi alla sua volontà e dedicare a lui la nostra vita e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore e di pace. Qui sta la nostra vera forza, il fermento che la fa lievitare e il sale che dà sapore ad ogni sforzo umano contro il pessimismo prevalente che ci propone il mondo». «Qui sta la nostra speranza - ha commentato Francesco - perché la speranza in Dio non è una fuga della realtà, non è un alibi: è restituire operosamente a Dio quello che gli appartiene. È per questo che il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita - con i piedi ben piantati sulla terra - e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide nuove». Il riferimento del Papa è al Sinodo straordinario sulla famiglia, che si è appena concluso.

«Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato». Con queste parole, durante l'omelia della Messa di ieri per la beatificazione di Paolo VI, il Papa ha definito il Sinodo straordinario sulla famiglia che si è concluso proprio con questa celebrazione. «È stata una grande esperienza - ha detto - nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza». «Lo Spirito Santo che in questi giorni operosi ci ha donato di lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività, accompagni ancora il cammino che, nelle Chiese di tutta la terra ci prepara al Sinodo ordinario dei vescovi del prossimo ottobre 2015», l'auspicio del Papa, che ha ringraziato «per il dono di questo Sinodo e per lo spirito costruttivo offerto da tutti». Poi il Papa ha citato le parole con cui Paolo VI istituiva il Sinodo dei vescovi: «Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi ... alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società».

Fonte: Sir
Francesco: Dio «non ha paura delle novità», vincere «timore» di fronte a «sorprese»
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