Vita Chiesa
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Francesco, Messa: A Maria affidiamo i bisogni del mondo intero

«Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace»: Papa Francesco, stamattina, celebrando la Messa nella basilica vaticana, nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e nella ricorrenza della 47ª Giornata mondiale della pace, ha ricordato «l’antica preghiera di benedizione che Dio aveva suggerito a Mosè perché la insegnasse ad Aronne e ai suoi figli», riproposta nella prima Lettura.

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“È quanto mai significativo riascoltare queste parole di benedizione all’inizio di un nuovo anno - ha sottolineato il Pontefice -: accompagneranno il nostro cammino per il tempo che si apre davanti a noi. Sono parole di forza, di coraggio, di speranza”. Ma non si tratta di “una speranza illusoria, basata su fragili promesse umane” e neppure di “una speranza ingenua che immagina migliore il futuro semplicemente perché è futuro”. Questa speranza ha “la sua ragione proprio nella benedizione di Dio, una benedizione che contiene l’augurio più grande, l’augurio della Chiesa ad ognuno di noi, pieno di tutta la protezione amorevole del Signore, del suo provvidente aiuto”.

Il Santo Padre ha fatto notare come “l’augurio contenuto in questa benedizione” si sia realizzato “pienamente in una donna, Maria, in quanto destinata a diventare la Madre di Dio, e si è realizzato in lei prima che in ogni altra creatura”. Madre di Dio: “Questo è il titolo principale ed essenziale della Madonna. Si tratta di una qualità, di un ruolo che la fede del popolo cristiano, nella sua tenera e genuina devozione per la mamma celeste, ha percepito da sempre”. Francesco ha ricordato “quel grande momento della storia della Chiesa antica che è stato il Concilio di Efeso, nel quale fu autorevolmente definita la divina maternità della Vergine”. Poi “la verità sulla divina maternità di Maria trovò eco a Roma dove, poco dopo, fu costruita la basilica di Santa Maria Maggiore, primo santuario mariano di Roma e dell’intero Occidente, nel quale si venera l’immagine della Madre di Dio - la Theotokos - con il titolo di Salus populi romani”. Il Papa ha, quindi, rammentato che “si racconta che gli abitanti di Efeso, durante il Concilio, si radunassero ai lati della porta della basilica dove si riunivano i vescovi e gridassero: ‘Madre di Dio!’. I fedeli, chiedendo di definire ufficialmente questo titolo della Madonna, dimostravano di riconoscerne la divina maternità. È l’atteggiamento spontaneo e sincero dei figli, che conoscono bene la loro Madre, perché la amano con immensa tenerezza”.

“Ma è di più - ha aggiunto a braccio il Pontefice -: è il sensus fidei del santo popolo fedele di Dio, che mai, nella sua unità, mai sbaglia”. Maria è “da sempre presente nel cuore, nella devozione e soprattutto nel cammino di fede del popolo cristiano”. Non solo: “Il nostro itinerario di fede è uguale a quello di Maria, per questo la sentiamo particolarmente vicina a noi! Per quanto riguarda la fede, che è il cardine della vita cristiana, la Madre di Dio ha condiviso la nostra condizione, ha dovuto camminare sulle stesse strade frequentate da noi, a volte difficili e oscure, ha dovuto avanzare nel ‘pellegrinaggio della fede’”. In realtà, “il nostro cammino di fede è legato in modo indissolubile a Maria da quando Gesù, morente sulla croce, ce l’ha donata come Madre dicendo: ‘Ecco tua madre’. Queste parole hanno il valore di un testamento e danno al mondo una Madre”. Da quel momento “la Madre di Dio è diventata anche Madre nostra! Nell’ora in cui la fede dei discepoli veniva incrinata da tante difficoltà e incertezze, Gesù li affidava a Colei che era stata la prima a credere, e la cui fede non sarebbe mai venuta meno”. E la “donna” diventa “Madre nostra nel momento in cui perde il Figlio divino. Il suo cuore ferito si dilata per fare posto a tutti gli uomini, buoni e cattivi, tutti, e li ama come li amava Gesù”.

“La donna che alle nozze di Cana di Galilea aveva dato la sua cooperazione di fede per la manifestazione delle meraviglie di Dio nel mondo, al calvario - ha osservato il Santo Padre - tiene accesa la fiamma della fede nella risurrezione del Figlio, e la comunica con affetto materno agli altri. Maria diventa così sorgente di speranza e di gioia vera!”. La Madre del Redentore “ci precede e continuamente ci conferma nella fede, nella vocazione e nella missione. Con il suo esempio di umiltà e di disponibilità alla volontà di Dio ci aiuta a tradurre la nostra fede in un annuncio del Vangelo gioioso e senza frontiere. Così la nostra missione sarà feconda, perché è modellata sulla maternità di Maria”. A Lei affidiamo “il nostro itinerario di fede, i desideri del nostro cuore, le nostre necessità, i bisogni del mondo intero, specialmente la fame e la sete di giustizia, di pace e di Dio; e la invochiamo tutti insieme”. Francesco ha invitato “a invocarla per tre volte, imitando i fratelli di Efeso, dicendole: Madre di Dio, Madre di Dio, Madre di Dio”.

Hanno concelebrato la Messa con il Papa cardinali, vescovi e sacerdoti. Primi concelebranti all’altare il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, monsignor Pietro Parolin, monsignor Giovanni Angelo Becciu, monsignor Dominique Mamberti, monsignor Mario Toso.

Fonte: Sir
Francesco, Messa: A Maria affidiamo i bisogni del mondo intero
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