Vita Chiesa
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Francesco a Comunità Sant'Egidio: «Preghiera, poveri e pace»

Ieri pomeriggio Papa Francesco si è recato a Santa Maria in Trastevere a Roma per l'incontro con i poveri assistiti dalla Comunità di Sant'Egidio.

Da piazza San Calisto il Papa, dove è stato accolto dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, dal fondatore e dal presidente della Comunità di Sant'Egidio, rispettivamente Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, è andato a piedi in piazza Santa Maria in Trastevere: lungo tutto il percorso ha salutato, stretto mani, sorriso, benedetto la folla che lo attendeva. Anche in piazza Santa Maria in Trastevere immigrati, poveri, senza fissa dimora, rom, anziani, giovani, bambini, disabili, membri della Comunità di Sant'Egidio lo hanno atteso malgrado un tempo poco clemente. Non ha piovuto solo quando il Pontefice ha fatto il suo percorso a piedi. Ha anche bevuto un mate che gli è stato offerto, ma con la mano ha fatto segno che era così così. In basilica, ancora il momento dei saluti, prima dell'inizio dell'incontro vero e proprio. È stata anche l'occasione per la delegazione della Comunità ebraica romana, guidata da Riccardo Pacifici, di consegnare al Papa la lettera di invito a visitare la sinagoga di Roma. Ad attendere il Santo Padre in basilica cardinali, vescovi e giornalisti, tra i quali Eugenio Scalfari, Ferruccio de Bortoli e Marco Tarquinio.

«La preghiera preserva l'uomo anonimo della città da tentazioni che possono essere anche le nostre: il protagonismo per cui tutto gira attorno a sé, l'indifferenza, il vittimismo. La preghiera è la prima opera della vostra Comunità», ha detto Francesco, nel suo intervento. «Chi guarda il Signore, vede gli altri. Anche voi avete imparato a vedere gli altri, in particolare i più poveri; e vi auguro di vivere quello che ha detto il prof. Riccardi, che tra voi si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Un'attenzione che lentamente cessa di essere attenzione per diventare incontro, abbraccio: si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Chi è il protagonista? Tutti e due, o, per meglio dire, l'abbraccio», ha aggiunto il Pontefice, ricordando poi che «nei poveri è presente Gesù». Vedendo, inoltre, molti anziani, il Santo Padre ha sottolineato: «Il trattamento degli anziani, come quello dei bambini, è un indicatore per vedere la qualità di una società. Quando gli anziani sono scartati, quando gli anziani sono isolati e a volte si spengono senza affetto, è brutto segno! Quant'è buona invece quell'alleanza che qui vedo tra giovani e anziani in cui tutti ricevono e donano! Gli anziani e la loro preghiera sono una ricchezza per Sant'Egidio».

«Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perché i giovani - i bambini, i giovani - e gli anziani portano avanti la storia - ha chiarito Francesco -. I bambini, i giovani con la loro forza biologica, è giusto. Gli anziani, dando loro la memoria. Ma quando una società perde la memoria, è finita, è finita». Il Papa ha fatto riferimento alla testimonianza di Irma: «La nonna novantenne che ha parlato - brava! - ci ha detto che c'era questo ricorso allo scarto, questa cultura dello scarto. Per mantenere un equilibrio così, dove al centro dell'economia mondiale non ci sono l'uomo e la donna, ma c'è l'idolo denaro, è necessario scartare cose». Così «si scartano i bambini: niente bambini. Pensiamo soltanto alla quota di crescita dei bambini in Europa: in Italia, Spagna, Francia…». E «si scartano gli anziani, con atteggiamenti dietro ai quali c'è un'eutanasia nascosta, una forma di eutanasia. Non servono, e quello che non serve si scarta. Quello che non produce si scarta. E oggi la crisi è tanto grande che si scartano i giovani: quando pensiamo a questi 75 milioni di giovani dai 25 anni in giù, che sono ‘né-né': né lavoro, né studio. Sono senza». Succede oggi «in questa Europa stanca. In questa Europa che si è stancata; non è invecchiata, no, è stanca. Non sa cosa fare».

«Un mio amico mi faceva una domanda, tempo fa: perché io non parlo dell'Europa - ha confidato Francesco -. Io gli ho fatto una trappola, gli ho detto: ‘Lei ha sentito quando ho parlato dell'Asia?', e si è accorto che era una trappola! Oggi parlo dell'Europa. L'Europa è stanca. Dobbiamo aiutarla a ringiovanire, a trovare le sue radici. È vero: ha rinnegato le sue radici. È vero. Ma dobbiamo aiutarla a ritrovarle». Per il Papa, «dai poveri e dagli anziani si inizia a cambiare la società. Come Gesù «anche i poveri sono in qualche modo «pietra d'angolo» per la costruzione della società. Oggi purtroppo un'economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell'essenziale, come la casa e il lavoro. È inaccettabile! Chi vive la solidarietà non lo accetta e agisce». E «questa parola ‘solidarietà' tanti vogliono toglierla dal dizionario, perché a una certa cultura sembra una parolaccia. No! È una parola cristiana, la solidarietà! E per questo siete famiglia dei senza casa, amici delle persone con disabilità, che esprimono - se amati - tanta umanità». Notando la presenza di molti «nuovi europei», «migranti giunti dopo viaggi dolorosi e rischiosi», ha osservato: «La Comunità li accoglie con premura e mostra che lo straniero è un nostro fratello da conoscere e da aiutare. E questo ci ringiovanisce».

 «In alcuni Paesi che soffrono per la guerra - ha ricordato il Pontefice -, voi cercate di tenere viva la speranza della pace. Lavorare per la pace non dà risultati rapidi, ma è un'opera da artigiani pazienti, che cercano quel che unisce e mettono da parte quel che divide, come diceva san Giovanni XXIII». Per Francesco, «occorre più preghiera e più dialogo: questo è necessario. Il mondo soffoca senza dialogo». Ma «il dialogo è possibile soltanto a partire dalla propria identità. Io non posso fare finta di avere un'altra identità per dialogare. No, non si può dialogare così. Io sono con questa identità, ma dialogo, perché sono persona, perché sono uomo, sono donna e l'uomo e la donna hanno questa possibilità di dialogare senza negoziare la propria identità. Il mondo soffoca senza dialogo: per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l'amicizia tra le religioni». Infine, il Papa ha esortato: «Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace. E camminando così aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società - che è la vera rivoluzione, quella della compassione e della tenerezza -, a far crescere l'amicizia al posto dei fantasmi dell'inimicizia e dell'indifferenza».

Fonte: Sir
Francesco a Comunità Sant'Egidio: «Preghiera, poveri e pace»
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