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Francesco a Comunità ebraica di Roma: «Antisemitismo sia bandito dal cuore»

«Un cristiano non può essere antisemita. Un po' le sue radici sono ebree. L'antisemitismo sia bandito dal cuore e dalla vita di ogni uomo e di ogni donna!»: lo ha detto Papa Francesco ricevendo, oggi, in udienza i rappresentanti della comunità ebraica di Roma.

Percorsi: Ebrei - Papa Francesco

Ricordando il 70° anniversario della deportazione degli ebrei di Roma, il Pontefice ha affermato che questa ricorrenza è «anche l'occasione per mantenere sempre vigile la nostra attenzione affinché non riprendano vita, sotto nessun pretesto, forme di intolleranza e di antisemitismo, a Roma e nel resto del mondo». Papa Francesco ha voluto ricordare anche come in quell'occasione «la comunità cristiana di questa città abbia saputo tendere la mano al fratello in difficoltà. Sappiamo come molti istituti religiosi, monasteri e le stesse Basiliche papali, interpretando la volontà del Papa, abbiano aperto le loro porte per una fraterna accoglienza, e come tanti cristiani comuni abbiano offerto l'aiuto che potevano dare, piccolo o grande che fosse… Ebbero il coraggio di fare ciò che in quel momento era la cosa giusta: proteggere il fratello che era in pericolo». Chiudendo l'udienza il Papa ha ribadito la necessità del dialogo, non solo teologico ma anche quello «dell'esperienza quotidiana. Senza una vera e concreta cultura dell'incontro, senza pregiudizi e sospetti, a poco servirebbe l'impegno in campo intellettuale».

In occasione del 70° anniversario della deportazione degli Ebrei di Roma, Papa Francesco ha, inoltre, inviato un messaggio alla comunità ebraica in cui ribadisce che «è nostro dovere tenere presente il destino di quei deportati, percepire la loro paura, il loro dolore, la loro disperazione, per non dimenticarli, per mantenerli vivi, nel nostro ricordo e nella nostra preghiera, assieme alle loro famiglie, ai loro parenti e amici, che ne hanno pianto la perdita e sono rimasti sgomenti di fronte alla barbarie a cui può giungere l'essere umano». «Fare memoria di un evento - precisa il Pontefice - però non significa semplicemente averne un ricordo; significa anche e soprattutto sforzarci di comprendere qual è il messaggio che esso rappresenta per il nostro oggi, così che la memoria del passato possa insegnare al presente e divenire luce che illumina la strada del futuro».

Per il Papa la commemorazione «potrebbe essere un appello alle nuove generazioni a non appiattire la propria esistenza, a non lasciarsi trascinare da ideologie, a non giustificare mai il male che incontriamo, a non abbassare la guardia contro l‘antisemitismo e contro il razzismo, qualunque sia la loro provenienza. Auspico - conclude il messaggio - che da iniziative come questa possano intrecciarsi e alimentarsi reti di amicizia e di fraternità tra Ebrei e Cattolici in questa nostra amata città di Roma».

«È indispensabile che tutto ciò che di positivo è stato raggiunto attraverso il dialogo e l‘amicizia dai rappresentanti dell'ebraismo e del cattolicesimo venga trasmesso e diffuso capillarmente non restando limitato solo a coloro che sono stati protagonisti di questa stagione di dialogo finalizzato alla reciproca comprensione. È inoltre fondamentale acquisire la consapevolezza che questa nuova stagione difficilmente potrà proseguire ed essere incrementata se non troviamo ulteriori spunti che imprimano un nuovo salto di qualità alle nostre relazioni». Lo ha affermato il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna, portando a Papa Francesco il saluto di tutte le comunità ebraiche italiane.

Fonte: Sir
Francesco a Comunità ebraica di Roma: «Antisemitismo sia bandito dal cuore»
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