Vita Chiesa
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Francesco a Patriarchi Chiese Orientali: Rispettare diritto di tutti a professare propria fede

«Sia rispettato il diritto di tutti ad una vita dignitosa e a professare liberamente la propria fede. Non ci rassegniamo a pensare il Medio Oriente senza i cristiani». Lo ha detto Papa Francesco ai patriarchi e agli arcivescovi maggiori riuniti in Vaticano per la plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali (19-22 novembre) sul tema «Le Chiese orientali cattoliche a 50 anni dal Concilio ecumenico Vaticano II».

Parole chiave: Chiese Orientali (31), libertà religiosa (36)

Dopo aver appreso dalla voce dei patriarchi la situazione delle diverse Chiese Orientali, il Pontefice ha rivolto il suo pensiero alla Terra Santa e alle Chiese che vivono in quella regione, verso le quali, ha affermato, «ogni cattolico ha un debito di riconoscenza. Da esse possiamo imparare la fatica dell'esercizio quotidiano di spirito ecumenico e dialogo interreligioso». Il Papa ha poi espresso «grande preoccupazione» per «le condizioni di vita dei cristiani, che in molte parti del Medio Oriente subiscono in maniera particolarmente pesante le conseguenze delle tensioni e dei conflitti in atto. La Siria, l'Iraq, l'Egitto, e altre aree della Terra Santa, talora grondano lacrime. Il Vescovo di Roma non si darà pace finché vi saranno uomini e donne, di qualsiasi religione, colpiti nella loro dignità, privati del necessario alla sopravvivenza, derubati del futuro, costretti alla condizione di profughi e rifugiati».

Da qui l'appello affinché «sia rispettato il diritto di tutti ad una vita dignitosa e a professare liberamente la propria fede. Non ci rassegniamo a pensare il Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù, inseriti quali cittadini a pieno titolo nella vita sociale, culturale e religiosa delle nazioni a cui appartengono». Papa Francesco, infine, si è rivolto «a tutta la Chiesa per esortare alla preghiera, che sa ottenere dal cuore misericordioso di Dio la riconciliazione e la pace. La preghiera disarma l'insipienza e genera dialogo là dove il conflitto è aperto. Se sarà sincera e perseverante renderà la nostra voce mite e ferma, capace di farsi ascoltare anche dai Responsabili delle Nazioni». L'ultimo pensiero del Pontefice è stato per Gerusalemme: «le auguro ogni consolazione perché possa essere veramente profezia di quella convocazione definitiva, da oriente a occidente, disposta da Dio».

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