Vita Chiesa
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Francesco a studenti Pontifici Collegi: «Le chiacchiere sono la peste»

«Le chiacchiere sono la peste di una comunità». A ribadirlo è stato il Papa, incontrando oggi in Aula Paolo VI gli studenti dei Pontifici Collegi di Roma.

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L'incontro si è svolto in modo libero, con domande e risposte a braccio del Papa, che all'inizio ha salutato gli studenti provenienti dal Medio Oriente e dall'Ucraina: «Voglio dirvi che vi sono molto vicino in questo momento di sofferenza, davvero, molto vicino, e nella preghiera». «Si soffre tanto nella Chiesa», ha aggiunto Francesco, e «la Chiesa sofferente è anche la Chiesa perseguitata in alcune parti». «È molto meglio il peggiore seminario che il non-seminario», ha detto il Santo Padre rispondendo a una domanda sulla formazione, e ai seminaristi ha raccomandato: «Mai sparlare di altri», perché «le chiacchiere sono la peste di una comunità». «Si dice che chiacchierare è cosa di donne: ma anche di maschi, anche di noi!», ha scherzato il Papa, «noi chiacchieriamo abbastanza e quello distrugge la comunità. Un'altra cosa è sentire, ascoltare le diverse opinioni e discuterle, ma cercando la verità, l'unità: questo aiuta la comunità». «Non sparlare degli altri e pregare per quelli con i quali ho problemi», il consiglio del Papa, che ha invitato i futuri preti anche a «vigilare su se stessi», che «non è una sala di tortura, è guardare il cuore».

«Per la leadership c'è una sola strada: il servizio», ha detto ancora il Papa agli studenti dei Pontifici Collegi di Roma. Rispondendo a braccio alle domande, Francesco ha ricordato «un padre molto buono: la gente andava da lui tanto che alcune volte non riusciva a terminare tutto il breviario. E alla notte, andava dal Signore e diceva: ‘Ma Signore, guarda, non ho fatto la tua volontà, ma neppure la mia, ho fatto la volontà degli altri'. Così tutti e due, il Signore e lui, si consolavano». «Quando non c'è il servizio, tu non puoi guidare un popolo», ha ammonito il Papa, che ha citato sant'Agostino per elencare i due peccati dei pastori: i «pastori affaristi», che «fanno le cose per soldi», e la «vanità», tipica di quei «pastori-principi» che «credono di essere superiori al loro popolo». «Un pastore che cerca se stesso, sia per la strada dei soldi sia per la strada della vanità, non è un servitore, non ha una vera leadership», ha denunciato il Papa. «Dicono i monaci del deserto - ha proseguito - che la vanità è come la cipolla: che tu, quando prendi una cipolla cominci a sfogliarla. E tu ti senti vanitoso e incominci a sfogliare la vanità. E vai, e vai, e un'altra foglia, e un'altra, e un'altra, e un'altra... alla fine, tu arrivi a niente, e hai l'odore della cipolla».

«Il problema delle omelie noiose è che non c'è vicinanza». Papa Francesco ha risposto così, a braccio, a una domanda sulle omelie, enunciando la sua tesi: «Proprio nelle omelie si misura la vicinanza del pastore con il suo popolo». Servono, quindi, omelie brevi e concrete, che non siano «conferenze» ma partono dalla conoscenza delle persone a cui sono rivolte. Sul tema dell'omelia - ha detto - «dobbiamo andare avanti abbastanza, siamo in ritardo». «È uno dei punti della conversione di cui oggi la Chiesa ha bisogno: aggiustare bene le omelie, perché la gente capisca», ha concluso il Papa prima di congedarsi dagli studenti dei Pontifici Collegi di Roma, che oggi hanno gremito l'Aula Paolo VI.

Fonte: Sir
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