Vita Chiesa
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Francesco ai Gesuiti: «Se Dio non è al centro la Compagnia si disorienta»

Non avere altro nome nella vita, e non compiere altra azione, che non sia strettamente collegata a Cristo. È l'auspicio con cui Papa Francesco ha concluso questa mattina l'omelia della messa presieduta nella chiesa del Gesù, nel giorno in cui la Chiesa festeggia la ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù, «titolo» dell'Ordine fondato da Sant'Ignazio di Loyola.

Parole chiave: gesuiti (9)

Il Papa, secondo quanto riferisce Radio Vaticana, si è soffermato sulla figura di Pietro Favre, proclamato santo due settimane fa, compendio vivente dei caratteri spirituali e apostolici che rendono un gesuita aderente al suo dover essere. A cominciare dal cuore, vuoto e svuotato per amore, come fu quello di Cristo. «Siamo chiamati a questo abbassamento - ha detto Papa Francesco - essere degli svuotati. Essere uomini che non devono vivere centrati su se stessi perché il centro della Compagnia è Cristo e la sua Chiesa. E Dio è il Deus semper maior, il Dio che ci sorprende sempre. E se il Dio delle sorprese non è al centro, la Compagnia si disorienta. Per questo, essere gesuita significa essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto: perché pensa sempre guardando l'orizzonte che è la gloria di Dio sempre maggiore, che ci sorprende senza sosta. E questa è l'inquietudine della nostra voragine. Quella santa e bella inquietudine».

Per il Pontefice per chi milita nella Compagnia non c'è alternativa: «Bisogna cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo ancora e sempre. Solo questa inquietudine dà pace al cuore di un gesuita, una inquietudine anche apostolica, non ci deve far stancare di annunciare il kerygma, di evangelizzare con coraggio. È l'inquietudine che ci prepara a ricevere il dono della fecondità apostolica. Senza inquietudine siamo sterili». La figura di Pietro Favre fu tutto questo: «uomo dei grandi desideri», «spirito inquieto, indeciso, mai soddisfatto», animato dal «vero spirito che muove all'azione». «Abbiamo anche noi grandi visioni e slancio? Siamo anche noi audaci? Il nostro sogno vola alto? Lo zelo ci divora? Oppure siamo mediocri e ci accontentiamo delle nostre programmazioni apostoliche da laboratorio? Ricordiamolo sempre - ha concluso il Papa - la forza della Chiesa non abita in se stessa e nella sua capacità organizzativa, ma si nasconde nelle acque profonde di Dio».

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