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Francesco alla Fao: «Vigore all'azione in favore dei poveri»

«Credo che il senso del nostro incontro sia di condividere l'idea che si può e si deve fare qualcosa di più per dare vigore all'azione internazionale a favore dei poveri, animati non solo di buona volontà o, quel che è peggio, da promesse che sovente non sono state mantenute»: lo ha detto oggi Papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti alla 38ª Conferenza dell'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao).

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Il Papa ha subito esortato a non «addurre come alibi l'attuale crisi globale, da cui peraltro non si potrà uscire completamente finché situazioni e condizioni di vita non saranno considerate attraverso la cifra della persona umana e della sua dignità». «Il nostro compito - ha affermato - sta nel riproporre, nell'attuale contesto internazionale, la persona e la dignità umana non come semplice richiamo, ma piuttosto quali pilastri su cui costruire regole condivise e strutture che, superando il pragmatismo o il solo dato tecnico, siano in grado di eliminare le divisioni e colmare i divari esistenti». «Alla Fao, ai suoi Stati membri, come a ogni istituzione della Comunità internazionale è chiesta un'apertura di cuore - ha poi sottolineato -. Occorre superare il disinteresse o l'impulso a guardare da un'altra parte, ma con urgenza prestare attenzione alle esigenze immediate».

Il Papa ha poi voluto richiamare «la scelta di dedicare il prossimo anno alla famiglia rurale», considerandola «quanto mai espressiva». Al riguardo ha detto che occorre rafforzare «la convinzione che la famiglia è il luogo principale della crescita di ciascuno, poiché attraverso di essa l'essere umano si apre alla vita e a quella esigenza naturale di relazionarsi con gli altri». «Sono tante le volte che possiamo constatare come i legami familiari siano essenziali per la stabilità dei rapporti sociali, per la funzione educativa e per uno sviluppo integrale - ha proseguito - poiché animati dall'amore, dalla solidarietà responsabile tra generazioni e dalla fiducia reciproca. Sono questi gli elementi capaci di rendere meno gravose anche le situazioni più negative e condurre ad una vera fraternità l'intera umanità, facendola sentire una sola famiglia nella quale le attenzioni maggiori sono rivolte ai più deboli».

Concludendo ha rivolto alla FAO l'invito a essere promotrice di dialogo e di «fraternità» nei rapporti tra gli Stati, perché si abbia «piena conoscenza delle situazioni, adeguata preparazione, e idee capaci di includere ogni persona e ogni comunità. Solo così sarà possibile coniugare l'ansia di giustizia di miliardi di persone con le situazioni concrete che presenta la vita reale».

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