Vita Chiesa
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Francesco, enciclica «Lumen fidei»: «Nelle prove della vita non siamo soli»

«Chi crede non è mai solo», perché «la fede tende a diffondersi, ad invitare altri alla sua gioia». È quanto scrive il Papa nel terzo capitolo della sua prima enciclica «Lumen Fidei», incentrato sull'importanza della nuova evangelizzazione. (testo integrale in formato pdf)

Parole chiave: Lumen fidei (8)

Il Papa cita Tertulliano, per ricordare che «chi riceve la fede scopre che gli spazi del suo io si allargano, e si generano in lui nuove relazioni che arricchiscono la vita». «È impossibile credere da soli», ammonisce il Papa: «La fede non è solo un'opzione individuale che avviene nell'interiorità del credente, non è rapporto isolato tra l'io del fedele e il Tu divino, ma il soggetto autonomo e Dio». La fede, in altre parole, «si apre per sua natura al noi, avviene sempre all'interno della comunione della Chiesa». Nel Credo, infatti, «è possibile rispondere in prima persona solo perché si appartiene a una comunione più grande». La fede è «una», e «deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità», si legge nell'enciclica, dove sulla scorta delle parole del beato John Henry Newman si sottolinea che «la fede si mostra universale, cattolica, perché la sua luce cresce per illuminare tutto il cosmo e tutta la storia».

«Nei Giardini Vaticani ci sono diverse opere artistiche; questa, che oggi si aggiunge, assume però un posto di particolare rilievo, sia per la collocazione, sia per il significato che esprime». Lo ha detto oggi Papa Francesco, in occasione dell'inaugurazione di un monumento a San Michele Arcangelo, patrono dello Stato della Città del Vaticano, nei Giardini Vaticani. «Si tratta - ha spiegato il Pontefice - di un'iniziativa già progettata da tempo, con l'approvazione del Papa Benedetto XVI, al quale va sempre il nostro affetto e la nostra riconoscenza e al quale vogliamo esprimere la nostra grande gioia per averlo qui presente oggi in mezzo a noi. Grazie di vero cuore!». Per il Santo Padre quella dedicata a San Michele Arcangelo «non è solo un'opera celebrativa, ma un invito alla riflessione e alla preghiera, che si inserisce bene nell'Anno della fede». Infatti, «Michele - che significa: ‘Chi è come Dio?' - è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce». Questa scultura, perciò, «ci richiama allora che il male è vinto, l'accusatore è smascherato, la sua testa schiacciata, perché la salvezza si è compiuta una volta per sempre nel sangue di Cristo».

«Anche se il diavolo tenta sempre di scalfire il volto dell'Arcangelo e il volto dell'uomo - ha osservato Papa Francesco -, Dio è più forte; è sua la vittoria e la sua salvezza è offerta ad ogni uomo. Nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli Angeli di Dio, che offrono, per così dire, le loro ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso». Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, ha affermato il Pontefice, «gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori». Ma, ha aggiunto, «noi consacriamo lo Stato Città del Vaticano anche a San Giuseppe, il custode di Gesù, il custode della Santa Famiglia. La sua presenza ci renda ancora più forti e coraggiosi nel fare spazio a Dio nella nostra vita per vincere sempre il male con il bene. A lui chiediamo che ci custodisca, si prenda cura di noi, perché la vita della Grazia cresca ogni giorno di più in ciascuno di noi».

Fonte: Sir
Francesco, enciclica «Lumen fidei»: «Nelle prove della vita non siamo soli»
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