Vita Chiesa
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Francesco, udienza: «La Chiesa non è un'associazione»

«La Chiesa non è un'associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge». Lo ha detto il Papa, che nella catechesi dell'udienza generale di oggi si è soffermato sulla Chiesa come «corpo di Cristo», a partire dalla «Lumen Gentium» e dall'esperienza di San Paolo, «uno dei più grandi evangelizzatori» che prima della conversione sulla via di Damasco è stato «un persecutore dei cristiani».

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«Se si separa il capo dal resto del corpo, l'intera persona non può sopravvivere», ha detto il Papa: «Così è nella Chiesa: dobbiamo rimanere legati in modo sempre più intenso a Gesù». «Ma non solo questo» ha proseguito Papa Francesco: «Come in un corpo è importante che passi la linfa vitale perché viva, così dobbiamo permettere che Gesù operi in noi, che la sua Parola ci guidi, che la sua presenza eucaristica ci nutra, ci animi, che il suo amore dia forza al nostro amare il prossimo». «E questo sempre, sempre, sempre!», ha esclamato il Papa, che ai fedeli ha raccomandato: «Rimaniamo uniti a Gesù, fidiamoci di lui, orientiamo la nostra vita secondo il suo Vangelo, alimentiamoci con la preghiera quotidiana, l'ascolto della Parola di Dio, la partecipazione ai Sacramenti».

«Tutti uniti, con le nostre debolezze, ma uniti sempre!». Con queste parole, pronunciate a braccio e salutate da un applauso della folla, Papa Francesco, nella catechesi dell'udienza generale di oggi, ha spiegato come nella Chiesa «l'unità è superiore ai conflitti». Nella Chiesa, ha spiegato, «c'è una varietà, una diversità di compiti e di funzioni, non c'è la piatta uniformità, ma la ricchezza dei doni che distribuisce lo Spirito Santo. Però c'è la comunione e l'unità: tutti sono in relazione gli uni con gli altri e tutti concorrono a formare un unico corpo vitale, profondamente legato a Cristo». «Ricordiamolo bene», ha esclamato il Papa: «Essere parte della Chiesa vuol dire essere uniti a Cristo e ricevere da Lui la vita divina che ci fa vivere come cristiani, vuol dire rimanere uniti al Papa e ai vescovi che sono strumenti di unità e di comunione, e vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno». In una parola, «a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni». «Corpo e membra per vivere devono essere uniti», ha ammonito il Papa, perché «l'unità è superiore ai conflitti».

«Dobbiamo pregare fra noi cattolici, fra i cristiani, dobbiamo pregare perché il Signore ci dia l'unità», ha detto il Papa, che nella parte finale della catechesi, ha rivelato ai fedeli: «Oggi, prima di uscire da casa, sono stato con un pastore, e abbiamo pregato insieme per l'unità». Quindi l'invito esplicito a pregare per l'unità fra i cristiani, seguito subito dopo da una domanda: «Come facciamo a pregare per l'unità fai cristiani, se non siamo capaci di averla tra noi cattolici, di averla in famiglia?», si è chiesto il Papa citando le «divisioni» presenti in molti nuclei familiari. «L'unità - ha ricordato - è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore perché ci liberi dalle tentazioni della divisione, delle lotte tra noi, degli egoismi». «Quanto danno arrecano alla Chiesa le divisioni tra i cristiani, l'essere di parte, gli interessi meschini», ha esclamato il Papa. «Quanto male fanno le chiacchiere», ha osservato: «Male, chiacchierare degli altri». Altro atteggiamento stigmatizzato dal Papa, «le divisioni tra noi, ma anche le divisioni tra le comunità religiose: cristiani ed evangelici, cristiani e ortodossi, cristiani e cattolici…». Di qui la necessità di pregare per l'unità: «Chiediamo a Dio: aiutaci ad essere membra del Corpo della Chiesa sempre profondamente unite a Cristo; aiutaci a non far soffrire il Corpo della Chiesa con i nostri conflitti, le nostre divisioni, i nostri egoismi».

Fonte: Sir
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