Vita Chiesa
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Francesco, udienza: No a cristiani timidi e remissivi. La finanza ha bisogno di etica

Il timore di Dio «ci fa sentire come bambini nelle braccia del nostro Padre». Lo ha detto il Papa, che ha dedicato l'udienza generale di oggi all'ultimo dei sette doni dello Spirito Santo.

Timore di Dio, ha esordito Francesco rivolgendosi ai circa 35mila fedeli presenti in piazza e parlando quasi interamente a braccio, «non significa avere paura di Dio: sappiamo bene che Dio Padre ci ama e vuole la nostra salvezza, e sempre perdona, per cui non c'è motivo di avere paura di Lui». Il timore di Dio, invece, «ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore, e che il nostro bene sta nell'abbandonarci con umiltà, rispetto e fiducia nelle sue mani». «Abbandonarci al nostro Padre, che ci vuole tanto bene»: questo, ha ripetuto il Papa a braccio, è ciò che ci permette il timore di Dio, dono che «ci infonde consolazione e pace, e ci porta a sentirci così come siamo, cioè piccoli, con quell'atteggiamento di chi ripone tutte le sue preoccupazioni e le sue attese in Dio e si sente avvolto e sostenuto dal suo calore e dalla sua protezione, proprio come un bambino con il suo papà».

«Il timore di Dio non fa di noi dei cristiani timidi, remissivi, ma genera in noi coraggio e forza», ha spiegato il Papa, secondo il quale il timore di Dio «è un dono che fa di noi dei cristiani convinti, entusiasti, che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono commossi e conquistati dal suo amore». «Quando siamo pervasi dal timore di Dio - ha detto ancora il Papa - siamo portati a seguire il Signore con umiltà, docilità e obbedienza». Questo, però, «non con atteggiamento rassegnato e passivo, ma con lo stupore e la gioia di un figlio che si riconosce servito e amato dal Padre. «Lasciarsi conquistare dall'amore di un papà»: questo l'invito ai fedeli, a braccio, tramite tre atteggiamenti: «Docilità, riconoscenza e lode», che ricolmano il nostro cuore «di speranza». «Tante volte - ha detto il Papa - non riusciamo a cogliere il disegno di Dio, e ci accorgiamo che non siamo capaci di assicurarci da noi stessi la felicità e la vita eterna. È proprio nell'esperienza dei nostri limiti e della nostra povertà, però, che lo Spirito ci conforta e ci fa percepire come l'unica cosa importante sia lasciarci condurre da Gesù fra le braccia del Padre». Il timore di Dio, dunque, «ci fa prendere coscienza che tutto viene dalla grazia e che la nostra vera forza sta unicamente nel seguire il Signore Gesù e nel lasciare che il Padre possa riversare su di noi la sua bontà e la sua misericordia».

Il dono del timore di Dio è anche un «allarme» di fronte alla «pertinacia nel peccato». «Quando una persona vive nel male - ha ammonito -, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, la vanità, il potere, l'orgoglio, allora il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Così non sarai felice». «Nessuno può portare con sé dall'altra parte né i soldi, né il potere, né la vanità, né l'orgoglio, niente!», ha aggiunto Francesco a braccio: «Solo l'amore che Dio Padre ci dà, le sue carezze ricevute e accettate con amore». «Non mettiamo la speranza, nei soldi, nell'orgoglio, nel potere, nella vanità», l'invito del Papa sempre fuori testo. «Penso per esempio alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere», ha proseguito: «Penso a coloro che vivono della tratta di persone e del lavoro schiavo, penso a coloro che fabbricano armi per fomentare le guerre». «Quanti fabbricanti di armi ci sono tra voi? Nessuno!», ha detto il Papa conversando con i fedeli: «Questi sono mercanti di morte!». «Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio», l'auspicio del Santo Padre, che ha chiesto al Signore «la grazia di unire la nostra voce a quella dei poveri».

Al termine dell'udienza, prima del saluto ai fedeli di lingua italiana, il Papa, ha rivolto un appello contro lo sfruttamento del lavoro minorile, ricordando che domani, 12 giugno, si celebra la Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. «Decine di milioni di bambini - ha denunciato Francesco ripetendolo due volte - sono costretti a lavorare in condizioni degradanti, esposte a forme di schiavitù e di sfruttamenti, come anche ad abusi, maltrattamenti e discriminazioni». «Auspico vivamente - ha proseguito - che la comunità internazionale possa estendere la protezione sociale dei minori per debellare questa piaga». «Rinnoviamo tutti il nostro impegno, in particolare le famiglie - l'invito del Santo Padre - per garantire ad ogni bambino e bambina la salvaguardia della sua dignità e la possibilità di una crescita sana. Una fanciullezza serena permette ai bambini di guardare con fiducia alla vita e al futuro». Poi il Papa ha esortato i fedeli a pregare insieme l'Ave Maria: «Vi invito tutti - ha detto a braccio - a pregare la Madonna, che ha avuto il Bambino Gesù in braccio, vi invito a pregare la Madonna per questi bambini e queste bambine che sono sfruttati col lavoro e anche con gli abusi».

«Le finanze hanno bisogno di etica, oggi». È l'aggiunta a braccio che il Papa ha fatto salutando i partecipanti al Congresso su etica e finanza presso l'Augustinianum. Tra i saluti ai pellegrini di lingua italiana, Francesco ne ha rivolto uno particolare ai fedeli di Castel San Giovanni, che ricordano il centenario della nascita del cardinale Agostino Casaroli. «Bravo uomo questo Casaroli!», ha esclamato fuori testo prima di menzionare il pellegrinaggio dei detenuti lungo la Via Francigena e quello dell'Associazione «Mi so tuto» sulle strade di san Francesco. Infine, il saluto agli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, con la cui delegazione si era intrattenuto durante il giro con la «papamobile». Gli operai hanno consegnato una lettera a Papa Francesco, con in calce tutte le loro firme, in cui ricordano che durante la visita ad Assisi il Santo Padre ha utilizzato una Fiat Panda prodotta proprio dal loro stabilimento, e confessano il loro desiderio di volergliela donare. «La nostra gioia - scrivono - sarebbe immensa nel donarle una Fiat Panda; sicuri, in questo, di offrirle una vettura sicura, funzionale, accessibile a tutti, frutto del lavoro di tante donne e uomini italiani che credono in ciò che costruiscono, ed ogni giorno fanno il tifo per lei».

Fonte: Sir
Francesco, udienza: No a cristiani timidi e remissivi. La finanza ha bisogno di etica
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