Vita Chiesa
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Francesco, udienza: compito della Chiesa è «mantenere accesa» la speranza

«E così, per sempre, saremo con il Signore». Questa frase di san Paolo è stata al centro della catechesi dell'udienza generale di oggi, in cui il Papa ha voluto rispondere a queste domande: «Alla fine, che cosa sarà del popolo di Dio? Che cosa sarà di ciascuno di noi? Che cosa dobbiamo attenderci?».

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L'apostolo Paolo, ha ricordato il Papa, «rincuorava i cristiani della comunità di Tessalonica, che si ponevano queste stesse domande, e concludeva: ‘E così per sempre saremo con il Signore!'». Queste parole, ha detto Papa Francesco a braccio, «sonno le più belle del Nuovo Testamento: parole semplici, ma con una densità di speranza tanto grande». «Credete voi questo?», ha chiesto poi, continuando fuori testi, ai circa 30mila fedeli presenti in piazza San Pietro: «Mi sembra di no, eh? Credete? Lo ripetiamo insieme tre volte: ‘E così, per sempre, saremo con il Signore'». E al termine della catechesi, quando ha identificato nelle parole «ascolto» e «attesa» l'atteggiamento della Chiesa, ha esortato di nuovo i fedeli a ripetere la stessa frase di san Paolo: «Mai dimenticare: ‘E così, per sempre, saremo con il Signore'».

La Chiesa si prepara a «nozze» con Gesù «come una sposa». «La Chiesa è il popolo di Dio che segue il Signore Gesù e che si prepara giorno dopo giorno all'incontro con lui, come una sposa con il suo sposo». Lo ha detto il Papa, che nella catechesi dell'udienza generale di oggi ha definito «emblematico» il fatto che «nel libro dell'Apocalisse Giovanni, riprendendo l'intuizione dei profeti, descriva la dimensione ultima, definitiva, nei termini della Gerusalemme nuova, che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo». «Ecco quello che ci attende!», ha esclamato il Papa, precisando che «non è solo un modo di dire: saranno delle vere e proprie nozze», perché «Cristo, facendosi uomo come noi e facendo di tutti noi una cosa sola con lui, con la sua morte e la sua risurrezione, ci ha davvero sposato e ha fatto di noi la sua sposa». «E questo non è altro che il compimento del disegno di comunione e di amore tessuto da Dio nel corso di tutta la storia», ha spiegato il Papa, «la storia del popolo di Dio, ma anche la propria», ha aggiunto a braccio.

«La Chiesa, oltre che sposa, è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana». Nella catechesi dell'udienza generale di oggi, prendendo sempre come riferimento l'Apocalisse, il Papa ha fatto notare che «c'è un altro elemento che ci conforta ulteriormente e che ci apre il cuore: Giovanni ci dice che nella Chiesa, sposa di Cristo, si rende visibile la Gerusalemme nuova». «Questo significa - ha spiegato Francesco - che la Chiesa, oltre che sposa, è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana». «Sarà la tenda di Dio», ha commentato il Papa, dove «non ci saranno più isolamenti, prevaricazioni e distinzioni di alcun genere - di natura sociale, etnica o religiosa - ma saremo tutti una cosa sola in Cristo».

La speranza è attesa fervente. «La Chiesa ha il compito di mantenere accesa e ben visibile la lampada della speranza, perché possa continuare a risplendere come segno sicuro di salvezza e possa illuminare a tutta l'umanità il sentiero che porta all'incontro con il volto misericordioso di Dio». Con queste parole il Papa, nella catechesi dell'udienza generale di oggi, si è soffermato sulla speranza cristiana, che «non è semplicemente un desiderio, un auspicio: per un cristiano, la speranza è attesa, attesa fervente, appassionata del compimento ultimo e definitivo di un mistero, il mistero dell'amore di Dio, nel quale siamo rinati e già viviamo». Ed è attesa «di qualcuno che sta per arrivare: è il Cristo Signore che si fa sempre più vicino a noi, giorno dopo giorno, e che viene a introdurci finalmente nella pienezza della sua comunione e della sua pace». «Ecco allora che cosa aspettiamo: che Gesù ritorni! La Chiesa sposa aspetta il suo sposo!», ha esclamato il Papa.

«Dobbiamo chiederci, con molta sincerità: siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa speranza?», ha proseguito il Papa esortando i fedeli ad un esame di coscienza: «Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nell'attesa calorosa della sua venuta, oppure appaiono stanche, intorpidìte, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Corriamo anche noi il rischio di esaurire l'olio della fede, della gioia?». «Stiamo attenti!», l'ammonimento del Santo Padre, che ha invocato «la Vergine Maria, madre della speranza e regina del cielo, perché ci mantenga sempre in un atteggiamento di ascolto e di attesa, così da poter essere già ora permeati dell'amore di Cristo e aver parte un giorno alla gioia senza fine, nella piena comunione con Dio».

Anniversario elezione di Giovanni Paolo II. Salutato da un grande applauso della folla, il Papa ha ricordato san Giovanni Paolo II. «Oggi ricordiamo santa Teresa di Gesù, carmelitana scalza, vergine e dottore della Chiesa», ha detto Francesco: «Domani invece ricorre l'anniversario dell'elezione alla Sede di Pietro di san Giovanni Paolo II». «Questi due santi - ha commentato - sono uniti dall'affidamento di se stessi a Dio, dalla dedizione alla Chiesa e dalla vita mistica». «Impariamo da loro - l'invito ai fedeli - la radicalità evangelica e la crescita nella piena comunione con Dio».

«Ringraziate sempre il Signore per il dono della famiglia», ha detto il Papa, salutando i giovani al termine dell'udienza generale. Nel triplice saluto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli, che come di consueto conclude l'appuntamento del mercoledì con i fedeli, Papa Francesco ha esordito: «Continuiamo ad invocare l'intercessione della Vergine Maria sul Sinodo per la famiglia». E di famiglia, sullo sfondo del Sinodo in corso in Vaticano, oltre che ai giovani il Papa ha parlato anche agli ammalati, esortati ad unire «l'offerta della vostra sofferenza all'intenzione di preghiera per la pace nelle famiglie», e agli sposi novelli: «Fondate la vostra casa coniugale sulla roccia della Parola di Dio», l'invito a loro rivolto.

L'offerta del «mate». Papa Francesco, arrivato in piazza san Pietro con la jeep bianca alle 9.40 circa, aveva concluso il suo consueto giro in papamoblile percorrendo, a piedi, i gradoni del sagrato che conducono sul palco allestito al centro passando sotto due «ali» di sbandieratori in costumi rinascimentali, che hanno alzato le loro bandiere in segno di saluto. Al suono delle trombe e dei tamburi, il Papa ha raggiunto la sua abituale postazione, dopo il «bagno di folla» durante il quale ha bevuto il «mate» che gli è stato offerto e ha salutato moltissimi bambini. Per uno di loro, il Papa si è sporto dalla «papamobile» andandolo a cercare ben oltre le transenne, stringendo poi la mano subito dopo anche alla sua mamma. Per un altro bimbo, molto piccolo, dal movimento delle labbra sembra abbia chiesto: «Quanto tempo ha?». «Due mesi», la risposta mimata dal Papa con le due dita alzate.

Fonte: Sir
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