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Francesco, udienza: viaggio in Corea, «memoria, speranza e testimonianza»

«Il significato di questo viaggio apostolico si può condensare in tre parole: memoria, speranza, testimonianza». Così Papa Francesco ha sintetizzato il senso del viaggio apostolico compiuto in Corea nei giorni scorsi, durante l'udienza generale nell'Aula Paolo VI.

“Oggi, insieme con voi, ringrazio il Signore per questo grande dono. Ho potuto visitare una Chiesa giovane e dinamica, fondata sulla testimonianza dei martiri e animata da spirito missionario, in un Paese dove si incontrano antiche culture asiatiche e la perenne novità del Vangelo”, ha detto il Pontefice, esprimendo poi nuovamente la sua gratitudine “ai cari fratelli vescovi della Corea, alla signora presidente della Repubblica, alle altre autorità e a tutti coloro che hanno collaborato” per questa sua visita. “La Repubblica di Corea - ha osservato il Santo Padre - è un Paese che ha avuto un notevole e rapido sviluppo economico. I suoi abitanti sono grandi lavoratori, disciplinati, ordinati e devono mantenere la forza ereditata dai loro antenati”. In questa situazione, “la Chiesa è custode della memoria e della speranza: è una famiglia spirituale in cui gli adulti trasmettono ai giovani la fiaccola della fede ricevuta dagli anziani; la memoria dei testimoni del passato diventa nuova testimonianza nel presente e speranza di futuro”.

Due eventi significativi. “In questa prospettiva si possono leggere i due eventi principali di questo viaggio - ha chiarito Francesco -: la beatificazione di 124 martiri coreani, che si aggiungono a quelli già canonizzati 30 anni fa da san Giovanni Paolo II; e l’incontro con i giovani, in occasione della sesta Giornata asiatica della gioventù”. Per il Papa, “il giovane è sempre una persona alla ricerca di qualcosa per cui valga la pena vivere, e il martire dà testimonianza di qualcosa, anzi, di Qualcuno per cui vale la pena dare la vita. Questa realtà è l’Amore di Dio, che ha preso carne in Gesù, il Testimone del Padre. Nei due momenti del viaggio dedicati ai giovani lo Spirito del Signore Risorto ci ha riempito di gioia e di speranza, che i giovani porteranno nei loro diversi Paesi e che faranno tanto bene!”. Non solo: “La Chiesa in Corea custodisce anche la memoria del ruolo primario che ebbero i laici sia agli albori della fede, sia nell’opera di evangelizzazione”. In quella terra, infatti, “la comunità cristiana non è stata fondata da missionari, ma da un gruppo di giovani coreani della seconda metà del 1700, i quali furono affascinati da alcuni testi cristiani, li studiarono a fondo e li scelsero come regola di vita”.

“Uno di loro - ha ricordato il Pontefice - fu inviato a Pechino per ricevere il Battesimo e poi questo laico battezzò a sua volta i compagni. Da quel primo nucleo si sviluppò una grande comunità, che fin dall’inizio e per circa un secolo subì violente persecuzioni, con migliaia di martiri”. Dunque, “la Chiesa in Corea è fondata sulla fede, sull’impegno missionario e sul martirio dei fedeli laici”. I primi cristiani coreani “si proposero come modello la comunità apostolica di Gerusalemme, praticando l’amore fraterno che supera ogni differenza sociale. Perciò ho incoraggiato i cristiani di oggi ad essere generosi nella condivisione con i più poveri e gli esclusi, secondo il Vangelo di Matteo al capitolo 25: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. Secondo il Santo Padre, “nella storia della fede in Corea si vede come Cristo non annulla le culture, non sopprime il cammino dei popoli che attraverso i secoli e i millenni cercano la verità e praticano l’amore per Dio e il prossimo. Cristo non abolisce ciò che è buono, ma lo porta avanti, lo porta a compimento”.

“Ciò che invece Cristo combatte e sconfigge è il maligno, che semina zizzania tra uomo e uomo, tra popolo e popolo; che genera esclusione a causa dell’idolatria del denaro; che semina il veleno del nulla nei cuori dei giovani”, ha precisato Francesco. “Questo sì - ha aggiunto -, Gesù Cristo lo ha combattuto e lo ha vinto con il suo sacrificio d’amore. E se rimaniamo in Lui, nel suo amore, anche noi, come i martiri, possiamo vivere e testimoniare la sua vittoria. Con questa fede abbiamo pregato, e anche ora preghiamo affinché tutti i figli della terra coreana, che patiscono le conseguenze di guerre e divisioni, possano compiere un cammino di fraternità e di riconciliazione”. Il Papa ha infine ricordato che “questo viaggio è stato illuminato dalla festa di Maria Assunta in Cielo. Dall’alto, dove regna con Cristo, la Madre della Chiesa accompagna il cammino del popolo di Dio, sostiene i passi più faticosi, conforta quanti sono nella prova e tiene aperto l’orizzonte della speranza”. “Per la sua materna intercessione - ha concluso il Pontefice -, il Signore benedica sempre il popolo coreano, gli doni pace e prosperità; e benedica la Chiesa che vive in quella terra, perché sia sempre feconda e piena della gioia del Vangelo”.

Preghiera per i cristiani perseguitati. “Vi invito ad unirvi alla preghiera di tutta la Chiesa per quelle comunità dell’Asia che ho appena visitato, come anche per tutti i cristiani perseguitati nel mondo, particolarmente in Iraq, anche per quelle minoranze religiose non cristiane, ma che anche loro sono perseguitate”, ha detto Francesco, salutando i pellegrini di lingua francese presenti all’udienza generale, al termine della catechesi. “Anche vorrei salutare quella bella famiglia francese che era all’entrata dell’Aula e che è venuta dalla Francia con due asinelli e i sei figli - ha aggiunto il Pontefice nel saluto ai pellegrini francesi, indicando la famiglia -, ma gli asinelli non sono entrati”.

Preghiera per la riconciliazione della Corea. Nei saluti ai pellegrini di lingua inglese, Papa Francesco ha rivolto un pensiero in particolare ai giovani ministranti di Malta: “Li ringrazio per il fedele servizio prestato nella basilica di San Pietro, in quest’ultimo mese”. Un saluto speciale ai fedeli provenienti dal Regno Unito e dal Giappone. Ai pellegrini di lingua tedesca il Pontefice ha affidato i suoi saluti “ai tanti coreani che vivono in Germania, Austria e Svizzera. Possiamo imparare gli uni dagli altri e sostenerci nella fede. Fiduciosi, preghiamo Dio, affinché il popolo di Corea, che patisce le conseguenze della guerre e divisioni, possa compiere un cammino di piena riconciliazione”.

Il saluto alla squadra del San Lorenzo. Papa Francesco, in spagnolo, nei saluti al termine dell’udienza, si è rivolto in particolare alla squadra di calcio del San Lorenzo de Almagro presente in Aula Paolo VI, che la scorsa settimana ha vinto la coppa Libertadores. “Saluto i campioni d’America - ha detto - la squadra di San Lorenzo di Buenos Aires, qui presente, che è parte della mia identità culturale”. Al termine dell’udienza la squadra di Buenos Aires ha salutato il Papa e gli ha portato in dono la maglietta rosso-blu e presentato la grande coppa. Francesco ha voluto salutare uno ad uno i calciatori. Infine, la foto di gruppo della squadra con il suo tifoso più noto al mondo che teneva in mano la grande coppa. Il Pontefice ha registrato anche un messaggio al telefonino di un componente della delegazione del San Lorenzo. Già prima dell’inizio dell’udienza c’era stato un primo saluto tra il Santo Padre e la squadra del San Lorenzo.

Il pensiero alla Gmg di Cracovia. “Mentre ringrazio il Signore per il giorno dell’incontro con il popolo coreano e con i giovani dell’Asia, vado avanti con il pensiero verso l’incontro con i giovani del mondo che, a Dio piacendo, si svolgerà a Cracovia”, ha detto il Papa nei saluti al termine dell’udienza generale, rivolgendosi ai pellegrini polacchi. “Prego affinché i preparativi per la prossima Giornata mondiale della gioventù - ha aggiunto il Pontefice - siano per tutti un’occasione per l’approfondimento della fede, della speranza e dell’amore”. Poi un ringraziamento a “tutti i giovani che, nel periodo delle vacanze, in diverse comunità svolgono gli esercizi spirituali o i pellegrinaggi, per gli auguri e le espressioni di affetto e le preghiere secondo le mie intenzioni”.

Due gruppi coraggiosi. “Cari pellegrini di lingua italiana, benvenuti. Sono lieto di accogliere la famiglia missionaria Donum Dei e i partecipanti al pellegrinaggio in canoa della Lega navale italiana da Loreto a San Pietro”. Così Papa Francesco, oggi, nei saluti al termine dell’udienza generale. “Oggi, in questa udienza - ha osservato simpaticamente il Pontefice - ci sono due gruppi coraggiosi: questi che sono venuti in canoa da Loreto e i francesi che sono arrivati in asinello. Complimenti ai due gruppi coraggiosi”. Il Santo Padre ha, quindi, salutato “i gruppi parrocchiali, le associazioni, le famiglie, i partecipanti alla terza marcia francescana dalla Sicilia ad Assisi”. “A tutti - ha affermato - auguro che questo incontro susciti un rinnovato impegno in favore della pace e della solidarietà verso i più bisognosi”. Un particolare pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. “Oggi celebriamo la memoria liturgica di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa. Il suo amore alla Madonna, definita Stella Maris, ispiri la vita cristiana di ciascuno. Impariamo a guardare e invocare Maria per non essere mai vinti dal peccato e poter vivere dei frutti della grazia donataci dal suo figlio, Gesù”.

 

Il «grazie» per le vicinanza nel grave lutto familiare. Grande affetto per Papa Francesco da parte dei fedeli che hanno partecipato oggi all’udienza generale nell’Aula Paolo VI, per la tragica scomparsa, ieri in Argentina, di suoi tre familiari, che hanno perso la vita in un incidente stradale. Si tratta della moglie e dei due figlioletti del nipote del Pontefice, Emanuel Horacio Bergoglio, 35 anni, ricoverato in gravissime condizioni. Il Papa ha ringraziato i fedeli con queste parole: “Ringrazio voi, le preghiere, le condoglianze, per quello che è accaduto nella mia famiglia. Anche il Papa ha una famiglia e noi eravamo cinque fratelli, ho sedici nipoti e uno di questi nipoti ha avuto un incidente stradale: è morta la moglie, i due figli piccolini di due anni e pochi mesi l’altro, e lui in questo momento è in stato critico. Ma vi ringrazio tanto, tanto, delle condoglianze e della preghiera”. Grande commozione anche in tutta l’Argentina per il lutto che ha colpito il Papa. Dopo un nuovo intervento chirurgico ieri sera, fa sapere Radio Vaticana, continuano a essere molto gravi le condizioni di salute di Emanuel Bergoglio.

Il nipote di Papa Francesco è sempre ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Pasteur della località di Villa Maria della provincia di Cordoba, il più vicino al luogo dell’incidente stradale nel quale hanno perso la vita la moglie Valeria Carmona e i suoi due bambini Antonio e Josè, rispettivamente di due anni e di otto mesi. Le condizioni sono tali che i medici hanno sconsigliato il trasferimento in un altro centro sanitario di maggiore complessità. Da Buenos Aires sono arrivate la mamma di Emanuel, vedova di Alberto Bergoglio, fratello del Pontefice deceduto nel 2010 e le sue due sorelle. Le salme delle tre vittime dell’incidente sono giunte nella capitale argentina dove oggi avverranno i funerali. Il ministero degli Esteri ha inviato un messaggio di condoglianze a nome della presidente Cristina Kirchner, del governo e del popolo argentino. “Papa Francesco - si legge nel testo - è stato sempre vicino a tutti quelli che soffrono e oggi, nella sua ora del dolore, noi argentini siamo commossi per questa tragedia”. Altri messaggi sono stati inviati da ogni regione del paese e in varie chiese sono state organizzate veglie di preghiera.

Fonte: Sir
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