Vita Chiesa
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Giornata del creato: p. Cantalamessa, «la sovranità dell’uomo sul cosmo è assunzione di responsabilità»

«La sovranità dell’uomo sul cosmo» non è «trionfalismo di specie, ma assunzione di responsabilità verso i deboli, i poveri, gli indifesi». Lo ha detto questa sera padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione dei Vespri presieduta da Papa Francesco nella basilica vaticana, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato.

Percorsi: Ambiente - Papa Francesco
Parole chiave: Salvaguardia del creato (18)
Vespri in San Pietro nella Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato

«L’uomo – ha spiegato padre Cantalamessa – è creato a immagine di Dio, nel senso che partecipa all’intima essenza di Dio che è di essere relazione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo». Infatti, «solo l’uomo — in quanto persona capace di relazioni libere e coscienti — partecipa a questa dimensione personale e relazionale di Dio». Per il predicatore c’è un «fossato ontologico tra Dio e la creatura umana; tuttavia per grazia, mai dimenticare questa precisazione», questo fossato «è colmato, «così che esso è meno profondo di quello esistente tra l’uomo e il resto del creato». «Tutto questo – si è chiesto – non è trionfalismo razziale? Non porta a un dominio indiscriminato dell’uomo sul resto del creato, con le conseguenze facilmente immaginabili e, purtroppo, già in atto?». La risposta di padre Cantalamessa è: «No, se l’uomo si comporta davvero come immagine di Dio. Se la persona umana è immagine di Dio in quanto è ‘un essere in comunione’, questo vuol dire che meno si è egoisti, chiusi in se stessi e dimentichi degli altri, più si è persona veramente umana». «La sovranità dell’uomo sul cosmo – scandisce padre Cantalamessa – non è dunque trionfalismo di specie, ma assunzione di responsabilità verso i deboli, i poveri, gli indifesi. L’unico titolo che questi hanno per essere rispettati, in assenza di altri privilegi e risorse, è quello di essere persona umana». «L’incarnazione del Verbo – ha precisato – ha apportato una ragione in più per prendersi cura del debole e del povero, a qualsiasi razza o religione appartenga».

I «guasti peggiori dell’ambiente» e «la miseria di immense masse umane» sono prodotti dall’«insaziabile desiderio di alcuni di accrescere a dismisura i propri possedimenti e profitti», ha osservato nell’omelia il predicatore della Casa Pontificia. Tuttavia, ha ammonito, «qualche volta» la verità «che non siamo noi i padroni della terra ci viene bruscamente ricordata da eventi come quello del terribile terremoto della scorsa settimana». Sottolineando che per san Francesco d’Assisi, «amore per la povertà e amore per il creato andavano di pari passo e avevano una radice comune nella sua radicale rinuncia a voler possedere», il predicatore delal Casa pontificia ha ricordato che «il Santo Padre raccoglie questo messaggio quando fa dell’’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta’ uno degli ‘assi portanti’ della sua enciclica sull’ambiente (Laudato si’, n. 16)». Richiamando il terremoto della scorsa settimana, ha quindi osservato: «Torna allora a porsi la domanda di sempre: ‘Dov’era Dio?’». «Non commettiamo l’errore di pensare che abbiamo la risposta pronta a tale domanda. Piangiamo con chi piange, come faceva Gesù», qualcosa però «la fede ci permette di dire. Dio non ha progettato il creato come fosse una macchina o un computer». Secondo padre Cantalamessa, «per analogia con l’uomo, possiamo parlare di una sorta di ‘libertà’ che Dio ha dato alla materia di evolversi secondo leggi proprie». «Questo comporta rischi tremendi per l’uomo, ma anche un supplemento di dignità e di grandezza». Una cosa «però Gesù ci assicura fin d’ora ed è che la creatura umana non è mai completamente in balìa degli elementi umani». Alla domanda: «Dove era Dio la notte del 23 agosto?», «il credente – conclude il cappuccino – non esita a rispondere con tutta umiltà: ‘Era lì a soffrire con le sue creature e ad accogliere nella sua pace le vittime che bussavano alla porta del suo paradiso’».

San Francesco - ha detto padre Raniero Cantalamessa - non prega «per» il creato, per la sua salvaguardia, ma «con» il creato, o «a causa del creato», o ancora «a motivo del creato». «Ci sono tanti compiti che l’uomo ha nei confronti del creato – ha fatto notare il predicatore -, alcuni più urgenti degli altri: l’acqua, l’aria, il clima, l’energia, la difesa delle specie a rischio… Di essi si parla in tutti gli ambienti e gli incontri che si occupano di ecologia. C’è, però, un dovere verso il creato di cui non si può parlare se non in un incontro tra credenti ed è giustissimo perciò che sia stato posto al centro di questo momento di preghiera. Tale dovere è la dossologia, la glorificazione di Dio a causa del creato». «Una ecologia senza dossologia – il monito di p. Cantalamessa – rende l’universo opaco, come un immenso mappamondo di vetro privo della luce che dovrebbe illuminarlo da dentro». «Noi credenti – ha proseguito – dobbiamo essere la voce non solo delle creature inanimate, ma anche dei nostri fratelli che non hanno avuto la grazia della fede. Non dimentichiamo, in particolare, di glorificare Dio per le strabilianti realizzazioni della tecnica». «Se Francesco d’Assisi ha qualcosa da dire ancora oggi a proposito di ecologismo – ha concluso -, è solo questo. Egli non prega ‘per’ il creato, per la sua salvaguardia (a suo tempo non ce n’era ancora bisogno), prega ‘con’ il creato, o ‘a causa del creato’, o ancora ‘a motivo del creato’. Anche questo suo messaggio è stato raccolto dal Santo Padre nell’enciclica sull’ambiente».

Fonte: Sir
Giornata del creato: p. Cantalamessa, «la sovranità dell’uomo sul cosmo è assunzione di responsabilità»
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