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Gmg, Papa Francesco ai giovani: «Giù dal divano, costruite ponti»

«Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani divano, ma di giovai con le scarpe, meglio ancora con gli scarponcini calzati». Ne è convinto Papa Francesco, che nel discorso di chiusura della Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, al Campus Misericordiae di Cracovia (testo integrale), ha ricordato che «Gesù è il Signore del rischio, del sempre oltre, non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità».

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Gmg, Papa Francesco ai giovani: «Giù dal divano, costruite ponti»

«Gesù di proietta all'orizzonte, mai al museo!». «Per seguire Gesù - ha affermato il Papa - bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia». «Andare per le strade seguendo la pazzia del nostro Dio – il suo invito – che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo. Andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale». Il nostro tempo, ha incalzato Francesco usando una metafora calcistica, «accetta solo titolari in campo, non c’è posto per le riserve. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro». Il Signore, ha assicurato il Papa, «vuole le tue mani per continuare a costruire il mondo di oggi. Vuole costruirlo con te». «E tu cosa rispondi, sì o no?», l’aggiunta a braccio: «Gesù ti proietta all’orizzonte, mai al museo!».

Sei giovani per mano. Il Papa è arrivato con dieci minuti di anticipo rispetto al programma, alle 18.50, al Campus Misericordiae, luogo della Veglia con i giovani e della Messa con cui si concluderà domani la XXI Giornata mondiale della gioventù. Come primo atto, Francesco ha attraversato la Porta Santa tenendo per mano sei giovani, tre ragazzi e tre ragazzi, in rappresentanza dei 5 Continenti (l’America ha due rappresentanti, uno per l’America del Nord e l’altro per l’America del Sud). Poi, con un altro «fuori programma», ha invitato questi stessi giovani sulla «papamobile» per fare con lui il giro del Campus, suscitando reazioni di grande stupore, mentre Francesco sorrideva contento. È iniziato così il giro in tutti i settori della grande area a 12 chilometri da Cracovia, al termine del quale tre giovani hanno portato la loro testimonianza e il Papa ha risposto alle loro domande iniziando da quelle poste da una ragazza siriana. «Siamo consapevoli di una realtà: per noi, oggi e qui, provenienti da diverse parti del mondo, il dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono più una cosa anonima, non sono più una notizia della stampa, hanno un nome, un volto, una storia, una vicinanza» ha detto il Papa. «Oggi la guerra in Siria – ha detto Francesco – è il dolore e la sofferenza di tante persone, di tanti giovani come la coraggiosa Rand, che sta qui in mezzo a noi e ci chiede di pregare per il suo amato paese. Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realtà che non comprendiamo perché le vediamo solo attraverso uno schermo, del cellulare o del computer. Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non più mediatizzate dagli schermi, allora ci succede qualcosa di forte, sentiamo l’invito a coinvolgerci». «Basta città dimenticate», le parole di Francesco sulla scorta di Rand: «Mai più deve succedere che dei fratelli siano circondati da morte e da uccisioni sentendo che nessuno li aiuterà». Di qui l’invito «a pregare insieme a motivo della sofferenza di tante vittime della guerra, affinché una volta per tutte possiamo capire che niente giustifica il sangue di un fratello, che niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto».

«Costruire ponti: sapete qual è il primo ponte da costruire? Un ponte che possiamo realizzare qui e ora: stringerci la mano, darci la mano. Forza, fatelo adesso, qui, questo ponte primordiale, e datevi la mano. È il grande ponte fraterno, e possano imparare a farlo i grandi di questo mondo!… ma non per la fotografia, bensì per continuare a costruire ponti sempre più grandi». Si è conclusa con la platea sterminata dei giovani – si parla di 1.600.000 – che ha risposto a questo invito del Papa, la Veglia al Campus Misericordiae. «Che questo ponte umano sia seme di tanti altri; sarà un’impronta», le parole di Francesco: «Oggi Gesù, che è la via, ti chiama a lasciare la tua impronta nella storia. Lui, che è la vita, ti invita a lasciare un’impronta che riempia di vita la tua storia e quella di tanti altri. Lui, che è la verità, ti invita a lasciare le strade della separazione, della divisione, del non-senso». «Ci stai?», la richiesta di impegno rivolta singolarmente ad ognuno dei giovani: «Cosa rispondono le tue mani e i tuoi piedi al Signore, che è via, verità e vita?».

«Oggi Gesù ti invita, ti chiama a lasciare la tua impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, che segni la tua storia e la storia di tanti», le parole pronunciate dal Papa subito prima: «La vita di oggi ci dice che è molto facile fissare l’attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci fa male». «Oggi noi adulti abbiamo bisogno di voi, per insegnarci a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità», il tributo sincero alle nuove generazioni: «Abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare muri! E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternità». «Che siate voi i nostri accusatori – la richiesta a braccio del Papa – se siamo noi a creare muri, a creare inimicizie, a creare guerre». E la «ola» delle mani dei ragazzi intrecciate l’una con l’altra – accompagnata da un applauso interminabile con il nome del successore di Pietro ben scandito nelle sue sillabe – ha fatto calare il sole sul Campus Misericordiae. Il colpo d’occhio, ora, è un campo trasformatosi in una grande tenda, fatta di tante piccole tende, che aspetta domani Papa Francesco per il grande appuntamento finale.

Fonte: Sir
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