Vita Chiesa
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Grosseto, è morto mons. Umberto Ottolini

Sacerdote da 67 anni, eminente liturgista a livello nazionale, collaborò con l’Ufficio delle celebrazioni pontificie, fu il primo parroco del Cottolengo, rettore del Seminario, canonico teologo della Cattedrale e promosse le Messe teletrasmesse dal Duomo ed è stato coordinatore dell'edizione di Grosseto di Toscana Oggi.

Mons. Umberto Ottolini

Dopo una lunga malattia, sopportata con fede, questa notte, nella sua abitazione, è deceduto mons. Umberto Maria Ottolini, sacerdote della Diocesi di Grosseto.  Aveva 92 anni, 67 dei quali vissuti e offerti come prete.

La camera ardente è stata allestita nella chiesa dell’arciconfraternita della Misericordia, in piazza Martiri d’Istia, a Grosseto dove questa sera alle 21.15 si terrà una veglia di preghiera. Le esequie saranno celebrate sabato 10 ottobre, alle ore 18, in Cattedrale, nell’orario in cui egli per oltre vent’anni ha celebrato in diretta televisiva, così che coloro che lo seguivano possano partecipare nella preghiera. Giovedì 5 novembre, alle 10, in Cattedrale sarà celebrata una Messa di suffragio.

«Con don Umberto Ottolini – dichiara il vescovo Rodolfo Cetoloni – se ne va una figura significativa e di grande calibro del presbiterio della diocesi di Grosseto. Mons. Ottolini, che ho avuto la possibilità di conoscere solo sul finire della sua esistenza, è stato sacerdote poliedrico, dinamico, dalle forti intuizioni pastorali, con una formazione teologica e culturale solide, che ha messo a servizio di questa Diocesi e della Chiesa tutta, dal momento che anche la Santa Sede si è avvalsa, negli anni, della sua collaborazione in ambito liturgico. Perdiamo tutti un fratello zelante, che ha amato la sua scelta di vita, l’ha onorata e messa a servizio della Chiesa e dei fedeli».

«Personalmente – aggiunge mons. Franco Cencioni, proposto del Capitolo della Cattedrale – perdo un caro fratello nel sacerdozio, con cui ho condiviso praticamente tutta la mia vita di prete e i tanti momenti che hanno segnato la storia della nostra Chiesa dal dopoguerra ad oggi. Pur nella diversità dei caratteri e dei temperamenti, posso dire che ci siamo voluti bene, stimati e sostenuti reciprocamente nell’esercizio del nostro ministero e nelle responsabilità che i Vescovi ci hanno affidate. La Chiesa di Grosseto non può che ringraziare Dio ed essergli riconoscente per averci donato un sacerdote preparato, convinto, sollecito, che ha servito questa porzione di popolo di Dio sempre con grande premura».

Don Umberto Maria Ottolini era nato il 9 aprile 1923 a Rocca di Papa (Roma), dove la famiglia si era trasferita per seguire il lavoro del padre. Le sue radici erano, però, in Piemonte, a Novara, nel cui Seminario entrò bambino il 1 agosto 1932. Ad incidere profondamente nella sua formazione umana e di futuro sacerdote fu la Compagnia di Gesù. Studiò, infatti, dai Gesuiti dal 1941 al 1947 e nel 1943 emise la Professione dei voti semplici. Ragioni di salute gli impedirono di proseguire il percorso di consacrazione nella Congregazione religiosa e, ottenuta la dispensa pontificia, nel 1947 fu accolto dal vescovo Paolo Galeazzi nella Diocesi di Grosseto. Il 14 settembre 1948, nella cappella del Seminario, ricevette il suddiaconato; il 10 novembre dello stesso anno, nella cappella dell’Episcopio, il diaconato e il 18 dicembre fu ordinato sacerdote in Seminario.

Di sé e del suo arrivo a Grosseto, mons. Ottolini scrisse nel suo libro «Un campanile e cento storie»: «Sono giunto quasi come un profugo, nell’ottobre 1947, proveniente dai seminari novaresi e da un’indimenticabile esperienza di vita religiosa nella Compagnia di Gesù. Non dimenticherò mai la paterna accoglienza del Vescovo Paolo Galeazzi che, un anno dopo, il 18 dicembre 1948 mi ordinava sacerdote imponendomi…con forza (era un suo gesto naturale) le sue mani e segnando le mie col Crisma dell’unzione sanata».

Qualche mese dopo la sua ordinazione, don Ottolini fu nominato primo parroco della nascente parrocchia del Cottolengo. Ecco come racconta quei momenti: «Mentre percorrevamo via Scansanese, allora poco abitata e neppure ancora asfaltata, con la ‘casetta del dazio’ a cento metri da piazza Ponchielli, abitata da due poveri cenciaioli, il Vescovo si fermò e mi disse:<Quanti atti di fede ho dovuto fare su di te….ma sono contento e spero non mi deluderai: ti offro l’occasione per provarmelo>».

E don Umberto non deluse le aspettative: nei suoi dieci anni al Cottolengo, non solo portò avanti i lavori per il completamento della chiesa e delle opere parrocchiali, ma parallelamente plasmò anche la comunità. «Si resta impressionati – scrisse anni dopo il Vescovo Adelmo Tacconi – dall’accoglienza che tante persone, piccole e grandi, fanno alle sue iniziative e della serietà e generosità con le quali le portano avanti». Ispirato dal carisma del Cottolengo, il santo della carità, don Ottolini riversò davvero tanto amore in quella sua prima esperienza pastorale. Tanto che il 13 settembre 1959 fu inviato a Orbetello come priore arciprete del Duomo, servizio che portò avanti fino al 15 agosto 1965, quando il vescovo lo richiamò a Grosseto come rettore del Seminario diocesano, incarico nel quale si è speso con tanta passione, cura e dedizione per ben 24 anni, tirando su generazioni di nuovi sacerdoti.

Nel frattempo, il 28 marzo 1964, fu nominato prelato d’onore di Sua Santità e il 30 agosto dello stesso anno cappellano di Lourdes. Nel 1979 divenne canonico teologo del Capitolo della Cattedrale.

Uno dei campi nei quali espresse al meglio il suo sacerdozio fu la formazione dei laici e la liturgia. Fu direttore della scuola di formazione teologica per 18 anni, consentendo a tantissimi operatori parrocchiali di formarsi in modo approfondito sia sul piano teologico che pastorale, per un servizio sempre più consapevole ed in linea con il nuovo protagonismo dei laicato cristiano, che è stato uno dei frutti del Concilio Vaticano II.

Per molti anni fu consigliere del Centro di Azione Liturgica, svolgendo compiti di cerimoniere e di moderatore di numerose settimane liturgiche nazionali e del Congresso eucaristico nazionale di Pescara del 1977. Fu membro della commissione Cei per la versione in lingua italiana della Liturgia delle Ore, componente della consulta liturgica della Cei (1980-1995) e fu chiamato a collaborare sia presso la Congregazione per il Culto divino che presso l’Ufficio delle celebrazioni pontificie (1986-1995), partecipando come moderatore e come relatore a due convegni di esperti sul tema delle celebrazioni del Papa, nell’aula vecchia del Sinodo.

Per due volte animò le celebrazioni del Battesimo dei bambini nell’Aula delle Benedizioni, in Vaticano, e la Giornata della Gioventù in piazza San Pietro. Fu inoltre responsabile delle prime 20 edizioni della Guida liturgico-pastorale per le Diocesi della Toscana.

Il 4 marzo 1986 fu nominato Protonotaro apostolico.

La sua collaborazione e i suoi contatti diretti con l’ufficio delle celebrazioni pontificie e con il cerimoniere del Papa, mons. Piero Marini, furono determinanti per realizzare il desiderio della Diocesi di Grosseto di poter accogliere san Giovanni Paolo II pellegrino in Maremma, con la storica visita che si concretizzò il 21 maggio 1989.

Fu animatore di numerosi pellegrinaggi in Terra Santa e in Medio Oriente e nel 2007 fu nominato canonico onorario del Santo Sepolcro di Gerusalemme da parte del Patriarca latino per la partecipazione attiva alle celebrazioni quaresimali e pasquali del Patriarcato.

Intuì prima di altri il valore delle comunicazioni sociali come strumento di evangelizzazione e di inculturazione della fede. Diresse per moltissimi anni la Rivista Diocesana e il settimanale diocesano (prima «Vita Nuova», poi «Rinnovamento» con Toscana Oggi), dando un forte impulso alla loro diffusione.  Fu, inoltre, il pioniere della Messa in tivù: dal 1981 curò questa nuova forma di evangelizzazione e di contatto con la gente, presiedendo con grande cura la Messa prefestiva dalla Cattedrale di San Lorenzo, trasmessa in diretta prima da Telemaremma, poi da Tv9. Un servizio che dura tutt’ora e che egli ha portato avanti fino a che le forze glielo hanno consentito, celebrando, negli ultimi tempi, da seduto.

Fu autore anche di numerosi libri, tra cui «Un campanile e cento storie», dedicato ai suoi anni al Cottolengo, «Il nostro Esodo attraverso la terra dell’incarnazione», «Il santo viaggio  nella terra dell’incarnazione», «Una liturgia viva per una comunità viva».

Fonte: Comunicato stampa
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